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Due anziani lucani  nel club dei centenari

La Basilicata è luogo in cui si moltiplicano i centenari. Nelle Dolomiti Lucane scoperta u n’erba selvatica che «cura il mal di vecchiaia». E a Filiano e Rivello è festa per due «supernonni»
• Nonna Annamaria compie cent’anni. «E ancora prepara la pasta fatta in casa»
• Un secolo di vita per zio Biase a Rivello. «Ha diretto la sezione dei Coltivatori diretti»
Due anziani lucani  nel club dei centenari
di MIMMO SAMMARTINO

È un giorno straordinario, oggi, per la Basilicata. È il giorno dei centenari. A festeggiare il secolo di vita sono addirittura in due: una donna a Filiano e un uomo a Rivello. Non capita spesso che si possano celebrare simili traguardi e pure in coincidenza. Ma soprattutto sorge spontanea la domanda: c’è qualcosa che, in Basilicata, «aiuta» a vivere così a lungo? Un motivo pure dovrà esserci se da queste parti continuano a moltiplicarsi i casi di centenari. Oggi è il giorno di Annamaria Masi e di Biase Cascelli. Ma non sono i soli e neanche gli unici «campioni della lunga vita». 

La Basilicata è anche la terra di Lucia Lauria, deceduta lo scorso 28 giugno, alla veneranda età di 113 anni, tre mesi e 25 giorni. Anche lei era una donna con una storia contadina alle spalle. Era nata e vissuta a Pietrapertosa, paese scolpito (insieme a Castelmezzano) nell’arenaria delle Piccole Dolomiti Lucane (i paesi del «volo dell’angelo»). Per di più, anche la mamma di Lucia Lauria ha avuto modo di festeggiare il secolo di vita: Fau- stina Torraca (così si chiamava), aveva una parentela con Francesco Torraca, letterato lucano dell’800, anch’egli originario di Pietrapertosa. 

Ma se persone come Lucia Lauria, Annamaria Masi e Biase Cascelli hanno raggiunto un simile traguardo, nonostante vite vissute non certo in condizioni di ozio e non sempre in agiatezza, quale sarà il segreto della loro longevità? Il mistero della buona salute, nonostante una quotidianità fatta, spesso, di duro lavoro nei campi? Chi si interroga su questi fenomeni ha cercato sovente giustificazioni nelle condizioni ambientali, nell’alimentazione, nelle abitudini di vita. Tra le ipotesi che potrebbero aver determinato il moltiplicarsi dei «super-nonni» in Basilicata, si insinua anche quella di erbe dalle proprietà prodigiose. Come quella che cresce, allo stato selvatico sui pendii dell’Appennino e fra le pietre delle Dolomiti Lucane: u n’erba che i contadini utilizzavano per preparare minestre povere, a nutrimento di uomini e bestie. Ma la usavano anche come erba medicinale. Nel dialetto la chiamano «ietone», ma il suo nome scientifico è «atriplex hortensis». 

«È un’erba curativa che aiuta a invecchiare bene», tramandano i vecchi contadini. La cosa straordinaria è che un gruppo di ricercatori etno-botanici di alcune università europee, coordinato dal professor Andrea Pieroni, studiò (tra il 2002 e il 2005) le proprietà di queste piante. Compresa l’atriplex hortensis. Poterono così confermare, sul piano scientifico, ciò che un sapere empirico aveva già scoperto: l’atriplex hortensis (detta ietone) possiede proprietà antiossidanti. È una sorta di «elisir di lunga vita». E questo dato sembre mettere per una volta d’accordo saperi scientifici e popolari. Magari è proprio lì il segreto. Magari no. Ma resta il fatto che la piccola storia (anche piena di asprezze) dei borghi lucani e la dura vita nei campi ha regalato al mondo una cospicua pattuglia di centenari. E questa buona notizia è un fatto che resta. Sarà pur vero che non è la quantità degli anni vissuti che, di per sé, garantisce la felicità, ma certamente offre qualche occasione aggiuntiva.

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