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Tre arresti a Potenza «Erano in affari col boss»

Il «nibbio» torna a dispiegare le ali e nella rete dell’Antimafia finiscono 3 imprenditori di Potenza accusati di essere stati vicini al capoclan Renato Martorano, di aver fatto interessi economici con lui agevolandone l’attività. In manette sono finiti l’ingegner Nicola Giordano e due titolari di sale giochi, Gerardo Vernotico e Matteo di Palma
Tre arresti a Potenza «Erano in affari col boss»
di Giovanni Rivelli

POTENZA - Il «nibbio» torna a dispiegare le ali e nella rete dell’Antimafia finiscono 3 imprenditori di Potenza accusati di essere stati vicini al capoclan Renato Martorano, di aver fatto interessi economici con lui agevolandone l’attività.

In manette sono finiti l’ingegner Nicola Giordano e due titolari di sale giochi, Gerardo Vernotico e Matteo di Palma. I tre erano stati accusati in aula, lo scorso 26 giugno, di essere stati coloro che davano al boss Martorano i soldi da prestare a strozzo. «Martorano mi prestava i soldi - disse in quell’occasione - che qualcun altro gli dava». Chi? Guarino ha fatto i nomi e tra questi ci sono appunto quelli di Nicola Giordano, Matteo Di Palma e Gerardo Vernotico. Persone alle quali, secondo l’accusa, Martorano chiedeva il denaro da girare a Guarino. Faceva da mediatore, trattenendo per se una grossa fetta di guadagni, senza rischiare una lira in proprio ma facendosi garante della restituzione delle somme.

In questo il ruolo della mediazione. Ma non solo

«Mai avuto contatti diretti con questi imprenditori? - chiesero i difensori a Guarino - Perché, pur sapendo la provenienza dei soldi, non si è rivolto a loro?». «Non direttamente - spiegò Guarino - Davo i soldi a Renato. Se la vedeva lui. Solo una volta li ho portati io a Giordano perché Martorano, che si trovava al mare, mi ha detto di farlo».

Una testimonianza fatta direttamente in aula che si è sommate a quelle fatte solo davanti agli inquirenti e anche ad altre testimonianze di risconto. Tra tutte quelle di una mico fraterno di Guarino, Rosario Casillo, il primo a parlare pubblicamente di come l’usura di Martorano non fosse svolta dal boss solo con fondi propri, ma anche di altre persone. Il 3 giugnos corso fece i nomi dei due gestori di sale giochi: Gerardo Vernotico e Matteo Di Palma. «Di questo - spiegò - Guarino aveva più paura che di Renato».

«Martorano - riprende Casillo - a volte prendeva i soldi e li portava a Carmine a volte faceva da garante per quei prestiti». E sul come queste persone avessero disponibilità tali da fare prestiti ingenti a usura fu lapidario: «Prestiti a usura: salire non è difficile, facevano usura anche ad altri».

Affermazioni a cui sono seguiti accertamenti del Pm Antimafia Francesco Basentini e ieri i tre imprenditori sono stati arrestati dai carabinieri.

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