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Lavoro, con la crisi per essere assunti serve una "spinta"

Per il 38,7% delle imprese del settore privato con almeno un dipendente - intervistate nell'ambito dell'indagine Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro – il canale preferito per assumere nuovo personale nel 2009 sarà la conoscenza diretta del candidato oppure la segnalazione da parte di referenti ritenuti affidabili. Questi canali «informali» sono decisamente prevalenti in tutte le 8 regioni del Sud e Isole. Prima fra tutte è la Campania, dove la conoscenza diretta o la segnalazione affidabile prevalgono per il 68,1% dei casi al momento di decidere chi assumere; seguono la Sicilia (67,9%) e la Basilicata (67,7%)
• Uil lucana: con la crisi torna la raccomandazione
Lavoro, con la crisi per essere assunti serve una "spinta"
ROMA – La crisi continua a suggerire prudenza alle imprese e anche chi comincia a vedere la ripresa si muove con cautela sul mercato del lavoro. In questa fase, infatti, l'assunzione di una nuova risorsa è un investimento da fare con molta attenzione sulla base di garanzie solide circa la competenza, l’affidabilità e la capacità del candidato di integrarsi rapidamente nelle attività aziendali. Si può leggere in questa chiave la scelta delle imprese italiane che, programmando nuove assunzioni nel 2009, non sono disposte a rischiare investendo in candidati «sconosciuti» ma utilizzano sempre più i propri canali di fiducia o la conoscenza diretta, piuttosto che gli intermediari professionali e i mezzi d’informazione. 

Per il 38,7% delle imprese del settore privato con almeno un dipendente - intervistate nell’ambito dell’indagine Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro – il canale preferito per assumere nuovo personale nel 2009 sarà infatti, ancora più che in passato, la conoscenza diretta del candidato (3,5 punti percentuali in più rispetto al 2008), qualcuno magari già «testato» attraverso precedenti tirocini, stage o contratti di lavoro a tempo determinato, oppure individuato grazie alla segnalazione da parte di referenti ritenuti affidabili tra conoscenti e fornitori. «Il modello imprenditoriale italiano è fortemente basato sui rapporti di fiducia, una fiducia che nasce in prima battuta all’interno dell’azienda tra l’imprenditore e i suoi dipendenti e collaboratori. 

Se questa base non è solida, l’azienda non va molto lontano» ha commentato il Presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello. «Chi ha la responsabilità dell’impresa, soprattutto ora, sa che non può sbagliare persona perchè questo può significare perdere il treno giusto. Ecco perchè è importante favorire l’ingresso dei giovani nelle aziende da subito, attraverso percorsi che partano fin dalla scuola, attraverso tirocini e stage. 

Nel 2008 sono aumentate le imprese che hanno ospitato giovani in stage e ancora di più sono cresciuti i numeri dei ragazzi coinvolti, passati da 256mila a 305mila, quasi il 20% in più. È un percorso da irrobustire perchè aiuta a stabilire rapporti di lavoro che favoriscono la conoscenza reciproca in vista di un’assunzione a tempo indeterminato, che poi nella maggior parte dei casi è l'obbiettivo vero di un’impresa sana». Se da un lato le imprese si fanno più attente ed oculate nel decidere chi assumere, dall’altro – spiega Unioncamere – il perdurare della crisi e l’allargarsi del numero di quanti cercano lavoro o lo hanno perso nei mesi passati sembra ridare smalto al vecchio adagio «mi manda Picone». 

Nonostante la classica raccomandazione continui ad essere un fenomeno decisamente limitato (il 56,3% degli imprenditori intervistati dichiara di non riceverne affatto e un altro 32% di riceverne raramente) e ben distinto dalla conoscenza diretta e dalle segnalazioni di fiducia, rispetto al 2008 la quota di imprenditori che spesso si sentono "caldeggiare" un candidato è aumentato di 2,6 punti percentuali (dal 9,1 all’11,7%). E se lo scorso anno solo l'8,4% degli imprenditori intervistati riteneva la raccomandazione genericamente molto importante per trovare lavoro, nel 2009 questa percentuale sale al 9,8% con una punta dell’11,9 (3,2 punti in più rispetto al 2008) tra quelli del Nord-Ovest. 

La conoscenza "di prima mano" è il canale di assunzione più diffuso soprattutto tra le aziende con meno di 50 dipendenti (lo dichiara il 41,2% degli intervistati) anche se rispetto al 2008 la crescita più significativa si registra nella fascia di imprese tra 50 e 249 dipendenti (4,2 punti percentuali in più). A livello territoriale, la conoscenza diretta è il mezzo più usato al Sud (48% il dato medio relativo a queste regioni) anche se, nel confronto con l’anno passato, l’area in cui si è rafforzata di più questa tendenza risulta essere il Centro (5,1 punti in più). Alla conoscenza diretta si aggiunge – tra gli strumenti interni alle aziende e dunque considerati più affidabili - quello delle banche dati e dei curricula quale serbatoio privilegiato di profili a cui attingere per un’eventuale assunzione: il 24,7% delle imprese lo segnala come canale principale, a dimostrazione che un curriculum vitae articolato e ben scritto può aprire ai giovani la strada per il lavoro nel settore privato. Un’opportunità che cresce con il crescere della dimensione d’impresa, visto che in quelle con più di 50 dipendenti il ricorso ai curricula è la regola tra il 47,4% e il 50,9% dei casi. 

Il «passa parola», ovvero la segnalazione di fornitori, clienti o altri conoscenti, si addice invece alle imprese più piccole anche se, nell’ultimo anno, il suo appeal sembra essersi leggermente appannato: vi ricorre il 15,1% nel complesso (-1,5 punti rispetto al 2008) e il 16,6% delle micro-imprese con meno di 10 dipendenti (-1,7). Sommando insieme queste tre categorie si scopre che, al momento di assumere una nuova risorsa, oltre il 78,5% delle imprese (1,4 punti percentuali in più rispetto al 2008) parte da chi si conosce direttamente o si ha già in casa, oppure da candidati che hanno saputo presentarsi in modo efficace. 

Meno utilizzati, anche nel 2009, i canali di selezione «formali» (centri per l’impiego, società di somministrazione lavoro temporaneo, società di selezione e associazioni di categoria), verso i quali si rivolge nel complesso solamente l’11% delle imprese. Sommando anche gli annunci sulla stampa, Internet e le residue modalità segnalate dalle imprese, il ricorso delle aziende a risorse esterne supera di poco il 20%: come dire che solo un’assunzione su cinque si concretizza attraverso questi canali, utilizzati di gran lunga soprattutto dalle imprese medio-grandi del Nord-Ovest e del Nord-Est. 

Osservando il confronto con il 2008, i dati dell’indagine di quest’anno segnalano poi una riduzione generalizzata del ricorso ai centri per l’impiego, a prescindere dalla dimensione dell’impresa, dal settore di attività e dalla sua localizzazione geografica. Una conferma che il sistema pubblico per l’incontro di domanda e offerta di lavoro – nonostante i progressi compiuti soprattutto in alcune regioni del Centro-Nord – riesce a soddisfare una quota sempre più ridotta della domanda delle imprese. Sul versante privato, il ruolo delle organizzazioni presenti sul mercato del lavoro (anche in relazione ai costi che tali servizi professionali di recruiting comportano) appare invece concentrato su target ristretti di imprese, preferibilmente di medio-grandi dimensioni, e generalmente in vista della selezione di professionalità di alto profilo. 

Alla luce dell’attuale struttura del mercato del lavoro italiano – e delle preferenze espresse dalle imprese quanto ai canali di selezione – appare dunque importante qualificare sempre meglio i canali prevalentemente usati dalle piccole imprese – quali la conoscenza diretta – sviluppando azioni ancora più incisive in favore di un allargamento delle opportunità di ingresso in azienda attraverso stage, tirocini e apprendistato. 

I canali «informali» sono decisamente prevalenti in tutte le 8 regioni del Sud e Isole. Prima fra tutte è la Campania, dove la conoscenza diretta o la segnalazione affidabile prevalgono per il 68,1% dei casi al momento di decidere chi assumere; seguono la Sicilia (67,9%) e la Basilicata (67,7%). Oltre la soglia del 60% (per la precisione al 60,9) si colloca anche il Lazio che, rispetto al 2008, mostra l’accelerazione più forte nel ricorso a questo canale (+7,2 punti percentuali). Più distanziate le altre regioni del Centro (Toscana, Umbria e Marche rispettivamente con il 53,9, 53,5 e 51,7%). All’estremo opposto della classifica regionale si trovano il Trentino Alto-Adige (dove il 44,1% di assunzioni avviene grazie al «fai da te»), la Lombardia (44,7%) e l’Emilia Romagna (45,2%). 

A ricorrere invece alle banche dati e ai curricula sono prevalentemente gli imprenditori Piemontesi e della Valle d’Aosta (29,2%), seguiti dai colleghi dell’Emilia-Romagna (28) e dell’Umbria (27,1). Meno propensi ad utilizzare questo strumento sono invece quelli dell’Abruzzo (20,2%) della Campania (21,2) e del Trentino Alto-Adige (22). A questi ultimi va però la palma dei lettori più attenti delle pagine degli annunci di lavoro pubblicati su quotidiani e stampa specializzata: ben il 14,5% degli imprenditori trentini e alto-atesini (a fronte di una media nazionale del 5) si affidano in prima battuta all’edicola al momento di selezionare una nuova risorsa da assumere. Seguono quelli della Lombardia (8,2%) e del Friuli Venezia-Giulia (7,6). Un primato, quello della regione alpina, che si ripete anche nell’utilizzo di Internet: 2,1% la quota dei trentini affezionati del Web rispetto alla media nazionale dell’1,4. 

Tra chi si rivolge in prevalenza al mondo dei servizi professionali per l’impiego, in particolare alle società di somministrazione di lavoro, spiccano le grandi regioni manifatturiere del Centro-Nord. Rispetto ad una media nazionale del 4,4%, in Lombardia questa strada è scelta in via prioritaria dal 7,6% delle imprese intervistate. Seguono il Veneto (7,1), il Friuli Venezia-Giulia (6,7), l’insieme di Piemonte e Val D’Aosta (6,2) e l’Emilia-Romagna (5,2). Infine, quanto alle strutture pubbliche, i centri per l’impiego (utilizzati in media dal 4,4% delle imprese) sono il passaggio privilegiato nelle regioni del Centro-Nord: ancora una volta primeggia il Trentino Alto-Adige (dove il 9,2% degli imprenditori usa di preferenza questo canale), seguito da Marche (7,9), Toscana (7,7), Liguria (7,2) ed Emilia-Romagna (5,7).

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