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Centrale del Mercure Il Parco del Pollino ci ripensa e dice no

Stop alla centrale del Mercure. Il Consiglio dell’Ente Parco del Pollino ha deciso la sospensione del parere positivo rilasciato in sede di conferenza di servizio per 45 giorni, al fine di effettuare un accertamento istruttorio da svolgere con il supporto dell’Avvocatura dello Stato. La decisione si è avuta ieri a tarda sera, a margine di una giornata in cui ambientalisti, cittadini e amministratori locali hanno manifestato davanti la sede dell’Ente Parco a Rotonda
• Cronistoria dell’impianto della discordia
• Dalle mega centrali nelle valli alle trivelle nel Mare Jonio
• E in Basilicata cresce il fotovoltaico
Centrale del Mercure Il Parco del Pollino ci ripensa e dice no
di PINO PERCIANTE

ROTONDA - Stop alla centrale del Mercure. Il Consiglio dell’Ente Parco del Pollino ha deciso la sospensione del parere positivo rilasciato in sede di conferenza di servizio per 45 giorni, al fine di effettuare un accertamento istruttorio da svolgere con il supporto dell’Avvocatura dello Stato. La decisione si è avuta ieri a tarda sera, a margine di una giornata in cui ambientalisti, cittadini e amministratori locali hanno manifestato davanti la sede dell’Ente Parco nazionale del Pollino a Rotonda. Il presidio è stato organizzato per ribadire l’opposizione alla centrale del Mercure, dopo la conclusione, il 30 luglio scorso, della conferenza di servizi che ha acquisito i pareri favorevoli degli enti interessati, sia lucani sia calabresi. E, alla fine, il Parco ha deciso in qualche modo di tornare a valutare quella «pratica» a cui sembrava aver dato il via libera def initivo. 

«Ribadiamo – dice Antonio Vitale del comitato salute e ambiente del Pollino – la contrarietà all’impianto in difesa della qualità della vita e della salute dei cittadini ma anche di un’occupazione ecocompatibile ed ecosostenibile». Il sit-in si è protratto fino a tarda sera mentre all’interno della sede dell’Ente Parco andava avanti la discussione. Due le proposte sul tavolo: quella del fronte del «no» che chiede al presidente, Domenico Pappaterra, di sospendere, in via di autotutela, il parere favorevole rilasciato il 30 luglio per la riattivazione dell’impianto situato al confine tra Basilicata e Calabria, nella località «Pianette» di Laino Borgo; dal canto suo, invece, il presidente dell’Ente Parco propone di chiedere al prefetto l’istituzione di un tavolo con tutti i soggetti coinvolti nella vicenda per riaprire la discussione sul progetto della centrale. 

Dopo la seduta conclusiva della conferenza di servizi tenutasi il 30 luglio scorso, cittadini e ambientalisti da sempre contrari alla centrale sono tornati all’attacco, assieme ai sindaci e agli altri amministratori comunali di Rotonda e Viggianello che hanno fatto proprie le preoccupazioni delle popolazioni locali. Il presidente Pappaterra voleva rivolgersi anche all’Avvocatura dello Stato per avere un conforto giuridico su quanto fatto dal Parco sino ad ora e in futuro poi vedere di riaprire il tavolo della trattativa sulla centrale. Su questo, però, il fronte del «no» è stato irremovibile continuando a chiedere la sospensione dei lavori di riconversione dell’impianto e quindi la sospensione del parere favorevole rilasciato nell’ultima seduta della conferenza di servizi. In segno di provocazione i manifestanti hanno anche chiesto le dimissioni di Pappaterra e dell’intero consiglio direttivo dell’ente Parco qual ora non venisse accettata la proposta di ritirare il parere favorevole rilasciato il 30 luglio scorso.

Ambientalisti e cittadini hanno continuato a manifestare il loro sdegno per la centrale in attesa della decisione definitiva del consiglio direttivo del Parco. «La centrale – ha sostenuto Vitale - obbligherà quest’area verso uno sviluppo a favore del polo energetico anziché dell’a re a protetta con tutte le conseguenze negative che ne deriveranno. Chiediamo, perciò, lo smantellamento dell’impianto e la bonifica dell’area e allo stesso tempo, chiediamo che il Parco sostenga la battaglia dei cittadini della zona contro questo impianto».
Le questioni che preoccupano sia i cittadini sia gli amministratori dei due comuni lucani non sono solo relative ai rischi per la salute delle persone, della fauna e della flora. Secondo alcune stime, infatti, saranno 112 i camion che al giorno transiteranno sulle strade del Mercure per il trasporto della biomassa. «Le nostre strade sono già disastrate di per sé – dice Vitale - questo non farà altro che aggravare la situazione relativamente anche gli spostamenti dei cittadini verso gli altri centri della zona». 

A sentire l’avvocato Enzo Bonafine, legale dei due comuni, «sul piano dell’opportunità politica non vi è alcun aspetto positivo derivante dalla centrale in quanto l’impianto non creerebbe nessun significativo indotto occupazionale a livello locale e il progetto è assolutamente incompatibile con l’area perché non è pensabile una centrale in un’a re a protetta». In merito all’autorizzazione rilasciata nel 2002 secondo Bonafine «è scaduta perché la riattivazione della centrale doveva avvenire entro 30 mesi. E se l’autorizzazione è scaduta non si può modificare. Chiederemo alla magistratura – conclude - di verificare la legittimità di questi atti». Fatti che ora saranno tutti nuovamente valutati nei prossimi 45 giorni.

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