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Un pozzo d'estrazione del gas a 200 metri dalle scorie nucleari

di ENZO PALAZZO
MATERA - Si chiama Pozzo Rivolta. È un pozzo di estrazione di gas (estrae la Gas Plus Italia) ed è il nuovo pomo della discordia tra gli ambientalisti, l'assessore all'ambiente della Regione, Vincenzo Santochirico e le compagnie minerarie. Il motivo di tanta preoccupazione è legato alla dislocazione del pozzo Rivolta: a 2 chilometri dalle case di Nova Siri Marina, a ridosso del fiume Sinni e a 200 metri dall'area nucleare dell'Itrec di Rotondella
Un pozzo d'estrazione del gas a 200 metri dalle scorie nucleari
MATERA - Si chiama Pozzo Rivolta. Nome evocativo. È un pozzo di estrazione di gas (estrae la Gas Plus Italia) ed è il nuovo pomo della discordia tra gli ambientalisti, l'assessore all'ambiente della Regione, Vincenzo Santochirico e le compagnie minerarie. Il motivo di tanta preoccupazione è legato alla dislocazione del pozzo Rivolta: a 2 chilometri dalle case di Nova Siri Marina, lungo il torrente omonimo e a ridosso del fiume Sinni, dunque, immerso nelle falde freatiche del territorio e, proprio sotto l'area nucleare dell'Itrec di Rotondella. 

«Questa storia del pozzo Rivolta non passerà senza conseguenze», affermano quelli di No Scorie Trisaia, giurando di rivolgersi ad organizzazioni internazionali, oltre a chiedere lumi al "nemico di sempre", la Sogin, la società di gestione degli impianti nucleari, circa la presenza del pozzo estrattivo proprio sotto i loro lavori di messa in sicurezza delle scorie radioattive all'Enea. «Siamo convinti che anche alla Sogin, come a noi di No Scorie Trisaia, questo pozzo Rivolta e questa sua vicinanza al deposito di scorie - precisa il movimento di protesta - ci sia stato letteralmente nascosto al recente Tavolo della Trasparenza di marzo scorso». 

Dentro le falde freatiche tra Policoro, Rotondella e Nova Siri, nelle vicinanze di un'area Sic, vicino ai vigneti di una nota azienda vinicola, e cosa strana, a 220 metri dalle scorie radioattive dell'Enea di Trisaia, questo pozzo estrattivo dal nome, forse profetico, racchiude dentro di sè contraddizioni abbastanza evidenti e circa l’operato degli amministratori pubblici, a questo punto, si rende necessario un chiarimento o una presa di posizione netta. 

«Il rischio non vale la candela in nessun caso in tema di estrazioni: la scelta energetica di sudditanza alle compagnie minerarie porta solo verso la devastazione del territorio, ma questa del Pozzo Rivolta - ribadisce No Scorie Trisaia - è una vera follia perchè oltre agli inquinamenti di aria e acqua, se si verifica un fenomeno di subsidenza (abbassamento del suolo fino a 5 metri lungo la vena mineraria), come è già avvenuto nel '56 in Polesine, può far fuoriuscire e disperdere nel territorio la radioattività dell'Enea. Il tutto per 46 mila metri cubi di gas, un quantitativo che non basterebbe a riscaldare Matera».

 E intanto, si fa notare che la costa jonica lungo la foce del Rivolta, proprio da qualche anno è sottoposta ad un aggressivo fenomeno di erosione. «Esiste un collegamento geologico con l'estrazione avviata nel 2004?». 

A domanda, qualcuno risponde. «Il Dipartimento Ambiente della Regione Basilicata non ha concesso alcuna autorizzazione - sottolinea una nota del massimo ente territoriale - la notizia secondo la quale la Regione Basilicata avrebbe concesso l'autorizzazione alla trivellazione del pozzo denominato "Rivolta 001" e all'estrazione di gas è completamente falsa, destituita di ogni fondamento: il Dipartimento Ambiente, Territorio e Politiche della sostenibilità non ha concesso nessuna Via (Valutazione di impatto ambientale). Ancora una volta le notizie riferite da talune Associazioni sono assolutamente inventate. Il pozzo "Rivolta 001" - conclude la nota - è stato perforato nel lontano 1987 su autorizzazione dell'allora ministero dell'Industria ». Notizie utili, non c’è che dire, ma il tutto avviene sempre e comunque a ridosso di un cimitero di scorie radioattive, o no?
di ENZO PALAZZO

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