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Potenza, a rischio sisma padiglione dell'ospedale

In Sicilia scatta l’inchiesta. In Basilicata si attende il nuovo sito, ma l’edificio continua a ospitare i reparti. L’ala «A» del San Carlo del capoluogo non è antisismica e sarà sostituita. Nel frattempo, però, è ancora in funzione. In pratica il padiglione di nove piani È troppo alto per reggere l’urto di un forte sisma. La conferma in una perizia. In arrivo fondi dal ministero
Potenza, a rischio sisma padiglione dell'ospedale
di MASSIMO BRANCATI

Oggi ad Agrigento, in Sicilia, comincia il sopralluogo della commissione d’inchiesta per fare luce sulla drammatica condizione dell’ospedale, per il quale la magistratura ipotizza gravissime irregolarità nella costruzione e pericolo di staticità. Di qui l’avvio dell’iter del sequestro dell’intera struttura. Echi della vicenda si avvertono anche a Potenza dove si riaccendono i riflettori su un caso analogo, quello del padiglione «A» dell’ospedale San Carlo. 

È ormai noto che quest’ala del nosocomio potentino non reggerebbe all’urto di un forte terremoto. C‘è anche una perizia che avalla questa ipotesi: il padiglione, alto nove piani, con le sale operatorie al terzo, presenta una fragilità inquietante. Il peso degli ultimi tre piani, in particolare, comprometterebbe la sua stabilità se si verificasse un sisma di elevata intensità. Non vi sarebbe alcuna garanzia che regga. Esperti dicono che anche se consolidato dalle fondamenta, senza eliminare gli ultimi tre piani, non sarebbe possibile garantire che reagisca bene a un violento terremoto. 

Insomma la situazione è piuttosto delicata. Un aiuto a risolvere la questione arriva dal ministero della salute che ha approvato il programma di investimenti predisposto dalla Regione Basilicata in materia di sanità. A disposizione del governo lucano (si veda la Gazzetta del 30 luglio scorso) 26,8 milioni di euro, di cui 12,8 a carico dello Stato. Con questi soldi, tra gli interventi previsti, sarà finanziato anche un nuovo padiglione presso l’ospedale San Carlo di Potenza dove saranno trasferite tutte le attività oggi ospitate nell’«incriminato» padiglione A. 

In attesa che si costruisca il nuovo edificio (i tempi, quando si tratta di lavori pubblici, sono sempre «biblici») cosa ne sarà dell’ala fragile del San Carlo? Sulla scia di quanto sta accadendo ad Agrigento i cittadini si chiedono se non sia opportuno intervenire per mettere in sicurezza sia i degenti che gli operatori. Appare quanto meno anomalo che, nonostante la situazione fosse nota da tempo, l'urgenza di consolidare un padiglione con «elevato» rischio sismico sia stata messa in secondo piano. Una riflessione che anima anche alcuni dipendenti dell'azienda San Carlo, impegnati proprio in quel padiglione. Nelle settimane scorse hanno organizzato una petizione popolare per raccogliere firme da inviare alla direzione dell’ospedale, ma avrebbero ricevuto soltanto risposte evasive. Condite da silenzi. Silenzi che avvolgono anche diversi ingegneri coinvolti nella progettazione di ristrutturazione con messa in sicurezza sismica del padiglione, richiesta nel 2004 dall'allora direttore generale Bruno Pastore. Bocche cucite. 

Qualcuno, a microfoni spenti e taccuini chiusi, sostengono che la struttura reggerebbe anche ad un sisma come quello del 1980, altri, invece, sollevano dubbi su questa ipotesi. E indicano come interlocutore l'azienda ospedaliera. Azienda che sostiene che la struttura non è pericolante, ma perfettamente agibile. Rassicurazione che non basta a tranquillizzare l’opinione pubblica di fronte alla non antisismicità (certificata) dell’edificio. Le norme antisismiche dovrebbero aver insegnato che in una zona ad alto rischio com'è classificata la Basilicata, le strutture ospedaliere non solo non devono essere pericolanti, ma occorre che siano in grado di garantire l'assistenza sanitaria anche e soprattutto nei casi di terremoti. Le strutture sanitarie e quelle strategiche - ad esempio la prefettura e le caserme dei vigili del fuoco - devono essere le ultime a subire danni. E solo nei casi di calamità umanamente imprevedibili.

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