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Basilicata: ricostruzione post terremoto, fondi ridicoli dal governo 

di ANTONELLA INCISO
Per ilsisma del 1980 servono 700 milioni di eruo e lo Stat ne eroga solo 14. La Regione: «una goccia nel mare». Una mole di denaro che amministratori e semplici cittadini attendevano da tempo e che ora finalmente sono arrivati, ma in misura ridottissima
• E 28 comuni attendono ancora i soldi del sisma del 1998
Basilicata: ricostruzione post terremoto, fondi ridicoli dal governo 
di ANTONELLA INCISO

Attesi, sollecitati, auspicati. Sono i soldi per la ricostruzione post-sima ‘80. Una mole di denaro che amministratori e semplici cittadini attendevano da tempo e che ora finalmente sono arrivati. Il Cipe ha, infatti, dato il via libera al riparto di 14,5 milioni di euro, stanziati dalle leggi finanziarie del 2005 e del 2007, destinati agli interventi di ricostruzione nelle zone della Basilicata e della Campania colpite dal terremoto del 23 novembre 1980. Il che significa che - dopo aver sbloccato tutta una serie di meccanismi burocratici che non consentivano di utilizzarli - ora i soldi potranno essere messi a disposizione della Regione che a sua volta li dirotterà sui singoli comuni che in questo modo potranno autorizzare l’erogazione dei buoni agli aventi diritto. Insomma, una buona notizia per i tanti cittadini che attendevano i fondi per ultimare i lavori. Ma anche una notizia che non consentirà di chiudere definitivamente il capitolo ricostruzione post sisma. Per ultimare tutte le opere e i lavori, infatti, servono almeno altri 700 milioni di euro. Una cifra cospicua che al momento non sembra essere prevista in nessuna voce del bilancio statale. Tanto che gli stessi esponenti del Governo di centrodestra, come il senatore del Popolo delle Libertà, Egidio Digilio, pur sottolineando l’importanza dello stanziamento finanziario, evidenziano la necessità di ottenere nuovi fondi. 

«Sottolineo l' azione di pressing svolta dai parlamentari campani e lucani del Pdl - commenta il parlamentare - per liberare fondi che, nonostante risalgano a leggi finanziarie del precedente Governo, risultavano “cong elati” per effetto di perversi meccanismi burocratici e non solo. L’entità delle risorse liberate certamente non è sufficiente a rispondere alla domanda complessiva per chiudere la fase di ricostruzione dal terremoto 1980-81, ma è un nuovo passo avanti anche per favorire la riapertura di cantieri edili e rilanciare l'occupazione diretta e dell’indotto». 

A sottolineare, invece, che si tratti di una «goccia nel mare» è l’assessore regionale alle Infrastrutture, Innocenzo Loguercio. «Il riparto dei fondi era stato proposto ad aprile 2007 e il decreto del sottosegretario Mantovano risale al dicembre 2008. Quasi un parto - evidenzia l’assessore - nel frattempo dopo aver constatato i rinvii del Cipe come Dipartimento, in virtù della crisi globale, abbiamo deciso di scrivere ai Comuni perché nelle more di attivazione del Cipe - potessero avviare le procedure per i buoni contributo. La decisione del Cipe, quindi, per noi è stata importante - aggiunge l’assessore - Va, però, detto che questi non sono soldi del Governo Berlusconi, ma fondi delle finanziarie del Governo Prodi per la contrazione dei mutui. Il Governo, quindi, se vuole dare segnale concreto di attenzione e produrre nuovi effetti deve inserire nella finanziaria la possibilità di contrarre mutui. E’ ovvio, però, che si tratta di una goccia nel mare. Una misura per il Sud sarebbe quella del rispetto degli impegni perchè la ricostruzione non è finita».

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