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«Difendo l’Italtractor e penso a mio figlio nascerà disoccupato»

di GIOVANNA LAGUARDIA
Storie di ordinaria disperazione tra i lavoratori dello stabilimento metalmeccanico di Potenza. Ieri i lavoratori, che da venerdì stanno presidiando la fabbrica, hanno bloccato l’incrocio viale del Basento-via Appia. Oggi un corteo partirà dallo stabilimento e arriverà alla Regione. Rinviato al 5 agosto l’incontro con l’azienda
• Il governatore Vito De Filippo scrive alla Italtractor: ritirate la procedura di mobilità
«Difendo l’Italtractor e penso a mio figlio nascerà disoccupato»
di GIOVANNA LAGUARDIA

POTENZA - «Sono già quasi due anni che andiamo avanti con questa sofferenza. Sono padre di un figlio e ne ho un altro in arrivo. Mi fa rabbia pensare che nascerà già disoccupato. Con 800 euro al mese non ce la faccio». È la storia di Michele, giovane operaio dell’Italtractor, da venerdì scorso davanti ai cancelli della fabbrica così come i suoi colleghi.
Una storia di ordinaria disperazione, che riassume bene la situazione di questi lavoratori. Dallo scorso anno vanno avanti a turni con la cassa integrazione straordinaria e lo stipendio decurtato. E giovedì scorso l’ultima doccia fredda: la comunicazione dell’avvio delle procedure di mobilità per 190 su 330 dipendenti dipendenti. Praticamente, l’inizio della fine per la più grande e prestigiosa azienda metalmeccanico della città di Potenza, che in questo modo verrebbe a perdere il 60 per cento circa della sua forza lavoro. 

E questo nonostante nel marzo del 2008, davanti alla task force regionale per l’occupazione, fosse stato concordato un piano di ristrutturazione aziendale che prevedeva un periodo di 24 mesi di cassa integrazione guadagni straordinaria, mantenendo aperta la procedura di mobilità esclusivamente per i lavoratori prepensionabili (58 tra il 2008 e il 2009). Ieri mattina i lavoratori hanno sfilato in corteo dai cancelli della fabbrica all’incrocio tra viale del Basento e via Appia, bloccando la strada per qualche tempo. «Una manifestazione pacifica - hanno spiegato - fatta con l’intento di sensibilizzare l’opinione pubblica al nostro dramma». 

Oggi, alle 9 circa, il corteo dei dipendenti Italtractor si muoverà dai cancelli della fabbrica per arrivare davanti alla sede della Regione Basilicata. Ma l’incontro con l’azienda davanti alla task force per l’occupazione, convocato per trovare un punto di mediazione, è stato rinviato al 5 agosto prossimo. Si attende l’esito del tavolo di concertazione convocato a Roma con le organizzazioni nazionali sindacali di categoria, visto che il gruppo è presente, oltre che in Basilicata, anche in Emilia Romagna e nel Lazio. 

In ogni caso, per i lavoratori non esiste spazio di discussione possibile se prima l’azienda non ritirerà le procedure di mobilità. Lo hanno detto ben chiaro al termine dell’assemblea di ieri mattina: «La Regione deve chiamare l’azienda a rispettare gli accordi presi nel 2008 e a ritirare le procedure di mobilità, perché in questo stabilimento è già stato pagato il prezzo della ristrutturazione aziendale con 58 prepensionamenti. L’azienda aveva detto di dover rimandare i nuovi investimenti perché c’erano di problemi e poi, all’improvviso, ci ha fatto piovere sul capo la procedura di mobilità. È una vera e propria frode. Se viene a mancare il rispetto degli accordi già firmati, che fine faremo?». 
In un documento stilato al termine dell’assemblea, i lavoratori, le rappresentanze sindacali unitarie e le organizzazioni sindacali chiedono «il ritiro della procedura dei licenziamenti» come «condizione indispensabile per avviare un confronto sui temi di carattere industriale». Una posizione condivisa anche dalla Flm Uniti-Cub, che in un comunicato ha sottolineato: «chi va a trattare in nome e per conto degli operai non potrà accettare gli esuberi e tutti gli operai in forza all’Italtractor di Potenza in data antecedente alla lettera che annunciava i 190 esuberi dovranno ritornare al lavoro».

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