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«Chi ha un cane a  Potenza è discriminato»

di GIOVANNA LAGUARDIA 
Impossibilitati ad usufruire di servizi comodi ed ormai entrati nell’uso comune quotidiano (soprattutto da quando sono gratuiti), come le scale mobili. È la denuncia di Roberta Schiavulli, costretta ad arrancare «da piazzale Zara (inutile usare il parcheggio a pagamento se comunque dobbiamo andare a piedi) sulla salita di rione Mancusi e su quella di San Giovanni» perché il suo cane, un golden retriever di nome Frodo, nelle scale mobili non può entrare. O meglio, potrebbe, se si riuscisse a trovare un trasportino in cui far entrare un docile cagnone di una quarantina di chili
• Ma il centro storico è imbrattato dai soliti incivili
«Chi ha un cane a  Potenza è discriminato»
di GIOVANNA LAGUARDIA 

POTENZA - I cinofili potentini trattati come «cittadini di serie B». Impossibilitati ad usufruire di servizi comodi ed ormai entrati nell’uso comune quotidiano (soprattutto da quando sono gratuiti), come le scale mobili. È la denuncia di Roberta Schiavulli, costretta ad arrancare «da piazzale Zara (inutile usare il parcheggio a pagamento se comunque dobbiamo andare a piedi) sulla salita di rione Mancusi e su quella di San Giovanni» perché il suo cane, un golden retriever di nome Frodo, nelle scale mobili non può entrare. O meglio, potrebbe, se si riuscisse a trovare un trasportino in cui far entrare un docile cagnone di una quarantina di chili. E se si trovasse, poi, qualche forzuto disposto a trasportare l’ingombrante «pacco». 

Secondo il regolamento affisso nell’atrio degli ascensorti, infatti, i cani possono accedere alla mobilità verticale della città di Potenza solo se chiusi in un trasportino, ricoperto da un drappo. La signora Schiavulli lo ha scoperto, a sue spese, in una fredda serata dello scorso inverno quando, tornando a casa dal suo negozio in centro storico, ha deciso di prendere le scale mobili per evitare un tragitto al freddo e alla neve. «Faceva molto freddo - racconta - e nevicava e per questo ho deciso di rinunciare alla passeggiata serale con Frodo e di prendere le scale mobili. Ma una voce al megafono mi ha bloccato, invitandomi ad uscire perché avevo il cane, e a leggere il regolamento. Sono rimasta sbalordita per questa storia del trasportino e del drappo. Fra l’altro avevo il cane al guinzaglio e nelle scale mobili non c’era molta gente. È una cane educatissimo e con lui ho viaggiato in tutta Europa. Ma a Potenza mi sono sentita decisamente una cittadina di serie B. Anche in molti ristoranti ho avuto problemi, mentre sono decisamente più aperti a Matera e a Maratea». 

A Potenza, in base ad una ordinaza del sindaco «tutti i cani, anche se non delle specie aggressive (definizione, quest’ultima, superata dalle nuove disposizioni ministeriali, ndr.), debbono essere, comunque, condotti al guinzaglio nelle strade cittadine utilizzate per il solo passeggio, nelle piazze e/o negli spazi aperti ogni qualvolta c'è un concentramento di persone ed in ogni caso nei locali pubblici o privati aperti al pubblico. È, inoltre, vietato introdurre cani in negozi o locali pubblici ove il proprietario o gestore abbia apposto il cartello “E' vietato introdurre animali". Il divieto, ovviamente non si applica ai non vedenti accompagnati dai cani da guida». 

Nulla, dunque, riguardo alle scale mobili, che possono essere a buon diritto considerate un luogo aperto al pubblico. Il comune stabilisce anche che «i conduttori di cani, a qualsiasi titolo, devono essere muniti di appositi mezzi per la raccolta degli escrementi prodotti dagli stessi, allorché li conducano per le vie cittadine, sotto i portici, sui marciapiedi, nei parchi ed in tutti i luoghi pubblici o aperti al pubblico, nonché devono ripulire i siti dalle deiezioni. Tali prescrizioni non si applicano ai non vedenti accompagnati dal proprio cane da guida». Eppure, come ammette la stessa signora Schiavulli, i trasgressori sono tanti: «Ho l’abitudine - dice - e il dovere di portare con me il kit di paletta ecologica più bustina. Detesto i marciapiedi imbrattati della città. Credo che sia esempio di menefreghismo».

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