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Bufera sui bandi agricoli Ue

Dall’esame fatto su 92 domande di contributo dei bandi «Piccoli investimenti», «Sistemi irrigui», «Filiere produttive» e «Sistemi di qualità» relative a 55 richiedenti «solo quattro pratiche sono risultate in regola». Così il Gip di Potenza, Luigi Barrella, ha disposto il sequestro cautelare di fondi per 3 milioni 329mila euro. Indagato De Franchi, 30 dipendenti regionali e 39 beneficiari. Sequestrati 3 milioni di euro
Bufera sui bandi agricoli Ue
POTENZA - Dall’esame fatto da Polizia Provinciale e Corpo Forestale su 92 domande di contributo dei bandi «Piccoli investimenti», «Sistemi irrigui», «Filiere produttive» e «Sistemi di qualità» relative a 55 richiedenti «solo quattro pratiche sono risultate in regola con quanto indicato dal bando». Così il Gip di Potenza, Luigi Barrella, accogliendo la richiesta del Pm Anna Gloria Piccininni, ha disposto il sequestro cautelare di fondi per 3 milioni 329mila euro in attesa di essere erogati dall’Ue dopo l’istruttoria fatta dalla Regione.

Gli indagati sono in totale 70 (il dettaglio e a lato) e la Regione non ne esce bene, sia per il dato statistico, sia perchè vede finire nel registro degli indagati 30 suoi dipendenti (tra cui l’attuale direttore generale del dipartimento Sanità, Rocco Rosa, indagato per quando ricopriva analogo incarico all’Agricoltura) sia l’attuale presidente del Consiglio Prospero De Franchi e, a sua volta, ex direttore generale del Dipartimento Agricoltura, che è finito, però, nell’elenco degli indagati non come esponente pubblico, ma come assegnatario die contributi.

Il meccanismo che ha portato i magistrati a configurare ipotesi di reato per concorso in varie ipotesi di falso e truffa, è più o meno lo stesso per tutti i casi. Mancato rispetto dei requisiti del bando e controlli delle pratiche con un occhio chiuso, o forse due. Quanto ai requisiti, i richiedenti dovevano essere «imprenditori agricoli a titolo principale» o «Coltivatori diretti» e doveva avere la disponibilità dei terreni. «Tuttavia - osserva il Gip - benchè le carenze documentali e le falsità emergessero chiaramente dalla documentazione prodotta, ovvero, comunque, fossero agevolmente rilevabili, i funzionari responsabili del procedimento (...) hanno sempre riportato nel verbale informazioni non rispondenti al vero, così consentendo alle imprese richiedenti di accedere al finanziamento in questione, scavalcando gli altri legittimi aspiranti».

Tre le pratiche «dubbie» intestate al presidente De Franchi che, sostiene l’accusa «dichiarava falsamente di essere un imprenditore agricolo dal 27 maggio 1994, pur in mancanza di un’iscrizione Inps nel settore agricolo». In un caso, per un’azienda in contrada Maute di Guardia P., ottenne l’assegnazione di un contributo di 233mila euro col bando «filiere produttive» (ma poi ha rinunciato). In un altro, per un’azienda di Masseria Romana tra Spinoso e Grumento se ne vide assegnare 16.785 col bando «Sistemi Irrigui», e nel terzo, per la stessa azienda, ottenne 50mila euro sul bando «piccoli investimenti». In questi ultimi due casi, a quanto scrive il Gip, nella domanda «dichiarava di condurre un’azienda ad indirizzo zootecnico allegando una copia del registro di stalla con richiesta di registrazione datata 9 maggio 2002) pur essendo stata presentata la domanda in epoca precedente.

Le indagini evidenziano che Prospero «da accertamenti esperiti presso la sede Provinciale e Regionale Inps si evince che il De Franchi non è mai stato iscritto in qualità di imprenditore agricolo e l’unica contribuzione presente riguarda il riscatto della laurea dal 1 novembre 1969 al 31 ottobre 1973. Solo in data 28 dicembre 2007 il De Franchi richiede alla sede Inps di Potenza l’iscrizione quale Imprenditore agricolo a titolo principale». Negli atti del fascicolo si legge anche che De Franchi «all’epoca dei fatti era direttore generale del Dipartimento Agricoltura della Regione Basilicata» e si aggiunge che era anche «fratello di Ottorino M. e di Antonio Sergio, nonché zio di De Franchi Alessandro, tutti percettori di benefici in agricoltura». Nell’inchiesta sono finite pratiche a loro intestate per un ammontare che supera i 300mila euro.

[g.riv.]

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