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Alla Fiat di Melfi  braccia incrociate  per 7 operai su 10

di FRANCESCO RUSSO
Alla base della protesta l’orario plurisettimanale che prevede un turno aggiuntivo di sabato, al posto dello straordinario. I sindacati: l’azienda accetti il confronto Saltata la produzione di più di 200 Grande Punto per lo sciopero di ieri. Tensione contro i dipendenti di Pomigliano
Alla Fiat di Melfi  braccia incrociate  per 7 operai su 10
di FRANCESCO RUSSO

MELFI - Anche ieri nello stabilimento della Fiat di Melfi, i lavoratori hanno scioperato per protestare contro le decisione dell’azienda di introdurre l’orario plurisettimanale (che prevede il lavoro nel primo turno del sabato, per recuperare le produzioni perse durante il fermo dello scorso mese di maggio). Secondo la direzione aziendale della Sata a scioperare è stato il 65 per cento degli operai, per le organizzazioni sindacali Fim, Uilm, Fismic, Failms e Ugl l’adesio - ne è stata del 75 per cento, mentre per la Fiom, che ha proclamato l’astensione dal lavoro separatamente, ad incrociare le braccia è stato il 90 per cento delle maestranze. 

Quel che è certo, è che a causa dell’iniziativa di protesta contro l’i ntroduzione dell’orario plurisettimanale - che va avanti ogni sabato dal 13 giugno scorso - anche ieri ha funzionato soltanto una linea di produzione e sono state prodotte circa duecento autovetture (più o meno la metà). Alla fine dello scorso mese di maggio, ricordiamo, nell’ambito di proteste per il mancato rinnovo di contratti interinali in aziende dell’indotto, la produzione di Grande Punto si era fermata, impedendo la realizzazione di oltre settemila automobili. Due giorni fa, come avviene da quattro settimane a questa parte, la Fiat aveva deciso e comunicato ai lavoratori il ricorso all’orario plurisettimanale per il primo turno di ieri. Ed i sindacati hanno proclamato lo sciopero per protestare contro «l'atteggiamento unilaterale della Fiat». 

«L'orario plurisettimanale - sostengono i sindacati - alla fine non serve nemmeno a realizzare l’obiettivo che la Fiat si era posto: il recupero delle vetture entro la prima settimana di agosto». Nel frattempo, cresce la tensione nell’area industriale di Melfi, nei confronti dei lavoratori in trasferta di Pomigliano d’Arco (380 in tutto), accusati di «togliere il lavoro ai disoccupati lucani e di non partecipare alle iniziative di protesta che si organizzano a Melfi». Giuseppe Cillis, segretario regionale della Fiom Cgil, si sofferma proprio sulla consuetudine dell’azienda «di utilizzare i lavoratori in trasferta da Pomigliano quando si sciopera a Melfi». 

«Lo sciopero di oggi (ieri, ndr) - puntualizza Cillis - è andato benissimo. Si è astenuta dal lavoro la quasi totalità dei lavoratori, pari al 90 per cento, se si escludono i capi e gli operai di Pomigliano. In proposito, faremo un passo ufficiale verso la direzione aziendale, perché si stanno creando tensioni e responsabilità giuridiche. In Italia è vietato, quando c'è uno sciopero, sostituire i lavoratori con quelli provenienti da altri stabilimenti. Stiamo valutando le iniziative da intraprendere». «Il clima di tensione alimentato in questi giorni - commenta il segretario regionale della Fismic, Marco Roselli - ha portato ad un aumento considerevole dell’adesione allo sciopero. In questa situazione - sottolinea - la rigidità della Fiat non aiuta. La maggioranza delle sigle è disposta a trattare: si ritorni subito al tavolo, facendo in modo che tutte le parti siano più ragionevoli». Giuseppe Giordano, della segreteria regionale dell’Ugl esprime «forte preoccupazione per ciò che avviene in Sata e per l’ennesimo sciopero. E’ ora importante che la Fiat accetti un serio confronto sindacale in cui si definiscano le modalità per il recupero produttivo».

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