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2 aziende su 10 nel mirino degli strozzini

di MASSIMO BRANCATI
Ogni anno, in Basilicata, c’è un giro d’affari che alla «premiata ditta cravattari» frutta circa 43mila euro. Maglie più strette per ottenere prestiti dagli istituti di credito. Petrone (Api): «Continua a peggiorare il sistema delle garanzie». E come un gatto che si morde la coda, tra accesso al credito sempre più difficile e crisi economica ecco il terreno fertile per gli usurai
• La testimonianza: prima il capannone in fiamme, le banche inaccessibili ed ecco le porte aperte all'inferno
2 aziende su 10 nel mirino degli strozzini
di MASSIMO BRANCATI 

POTENZA - Sono duemila le piccole imprese lucane a rischio di usura. Il 18,7% dell'intera platea delle aziende in Basilicata è nel mirino degli strozzini per un giro d'affari che alla «premiata ditta cravattari » frutta circa 43mila euro all'anno. Di qui l'appello delle associazioni di categoria - dall'Api alla Cna, da Confartigianato a Coldiretti, Cia e Confagricoltura - agli istituti di credito affinché promuovano condizioni e metodologie in favore dei piccoli imprenditori. Si chiede, insomma, un cambio di passo del sistema creditizio di fronte a un quadro generale allarmante, con centinaia di piccole aziende che potrebbero scomparire. Appello rinvigorito dalle recenti dichiarazioni del sen. Antonio Di Pietro che a Potenza ha puntato il dito contro le banche: «In questo momento lo strozzinaggio degli istituti di credito impedisce alle piccole e medie imprese di avere risorse per superare la crisi». 

Un'amara riflessione che il presidente provinciale di Potenza dell'Api (associazione piccole imprese), Piergiulio Petron e, ripete a ciclo continuo dal 2006, da quando, cioé, è entrato in vigore Basilea 2: «L’accordo – dice - prevede norme molto più stringenti sui criteri per ottenere credito, soprattutto per le imprese di piccole dimensioni. Uno degli elementi di maggiore criticità è la discrezionalità dei singoli istituti di credito nel definire il «rating interno» (vale a dire i nuovi parametri bancari per giudicare la solidità delle aziende). Non è possibile – aggiunge Petrone - che le banche che hanno avuto finanziamenti dal governo per la loro sopravvivenza abbiano irrigidito i meccanismi di accesso al credito. Purtroppo le richieste di rientro alle pmi sono frequenti. Continuano a peggiorare il sistema delle garanzie e il tasso d'interesse nonostante gli indicatori a livello europeo dovrebbero portare a una riduzione. Il governo – prosegue il presidente dell'Api – deve avere il coraggio di dire alle banche che occorre cambiare registro, usare un metodo diverso». 

Invito che trova sulla stessa lunghezza d'onda il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, il quale a Potenza, qualche giorno fa, ha parlato di un sistema bancario nazionale che non ha più attenzione al territorio: «Ha perfettamente ragione – dice Petrone - e secondo noi bisogna aumentare i fondi di garanzia. Più che soldi per incentivare le imprese a costruire, è necessario dare soldi per pagare gli interessi». 

Un pensiero che accomuna tanti piccoli imprenditori e che l'economista Nino D'Agostino sintetizza in una riflessione ad ampio raggio: «La lontananza geografica dei vertici degli istituti bancari presenti sul territorio lucano, l’introduzione di Basilea 2, la devastante crisi dei mercati finanziari – dice D'Agostino - hanno di fatto reso l’accesso al credito ancora più complicato rispetto a qualche anno fa per il sistema produttivo lucano. Imprese, dunque, che continuano a trovare porte sbarrate in un sistema che risulta ingessato». 

La Fondazione «Interesse uomo» di don Marcello Cozzi l’allarme lo ha lanciato già da qualche mese: la crisi è una vera e propria «manna» per gli strozzini il cui giro d’affari è cresciuto grazie al fatto che in regione una famiglia ogni 21 e u n’impresa ogni 4 è a rischio usura. «E in tutto questo - spiega don Cozzi - molta responsabilità ce l’hanno le banche. Ci sono istituti che solo prestando più attenzione risolverebbero problemi e che invece intervengono solo dopo che la fondazione ha interessato tutte le autorità per smuoverli». Nel 2008 la Fondazione ha ricevuto 20 richieste di accesso al microcredito lanciato con la provincia e 87 richieste di accesso al fondo antiusura, nei soli primi tre mesi del 2009 sono state 217 le persone che hanno avuto almeno un incontro con i rappresentanti della Fondazione: tra queste 47 hanno chiesto di intervenire con il fondo antiusura, 116 hanno presentato domanda per partecipare al Credito etico casa e 54 hanno richiesto un prestito nell’ambito del Credito etico.

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