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In Basilicata scuole insicure e lavori fermi

Quasi 30 milioni di euro per 14 opere già appaltate e in massima parte bloccate. Altri 70 milioni di euro stanziati ma congelati per una quindicina di interventi. Risorse «congelate» sullo sfondo di una situazione critica: la gran parte delle scuole lucane sono insicure, anche perché costruite prima degli anni ‘90
• Servono 400 milioni per mettere in sicurezza tutti gli istituti lucani
• A Scanzano Jonico la elementare a rischio
In Basilicata scuole insicure e lavori fermi
di SANDRO MAIORELLA

Mettere in sicurezza i plessi scolastici esistenti in regione, avviare le opere pubbliche già appaltate e finanziate comprese quelle legate alla realizzazione di nuovi istituti e, nel contempo, dare una boccata di ossigeno al mondo del lavoro in un momento di crisi profonda come quello attuale. Le organizzazioni sindacali unitarie Cgil-Cisl e Uil si sono ritrovate ieri mattina davanti la sede dell’Istituto d’arte del capoluogo per sollecitare gli organi competenti (Regione, Provincia, Comuni e organismo scolastici) a trovare una soluzione alle questione legate alla sicurezza degli istituti scolastici e al lavoro. Una giornata di mobilitazione a livello nazionale che in Basilicata ha messo insieme la necessità di lavoro a quella di maggior sicurezza nella scuola. La «ricetta» presentata delle tre sigle sindacali durante il sit-in davanti la scuola simbolo del degrado ma soprattutto dell’immo - bilismo burocratico-amministrativo è chiara: «in un momento di forte crisi economica -hanno spiegato i responsabili provincialidei sindacati confederati e di categoria scuola e edilizia - l’apertura dei cantieri delle opere pubbliche già finanziate e appaltate può essere un sostegno al reddito e all’occupazione, in particolare per le fasce sociali più deboli. Allo stesso tempo quest’azione e quella di messa a norma della aule già esistenti è fondamentale per la tranquillità di alunni e famiglie». Insomma Cgil Cisl e Uil alzano la voce davanti all’immobilismo delle istituzioni. La scelta dell’Istutito d’arte come sede del presidio di ieri mattina (la conferenza stampa si è svolta all’interno dell’attiguo Istituto Alberghiero) non è stata casuale. I sindacati hanno infatti indicato proprio quest’istituto tra le opere pubbliche già finanziate per 2,8 milioni (per lavori di messa in sicurezza) e non «cantierizzate» per «problemi burocratici legati soprattutto al trasferimento degli alunni in un’altra sede quando a pochi metri c’è un nuovo plesso che per motivi oscuri rimane ancora inutil izzato». 

Ma la situazione di questa scuola non è l’unica esistente in regione. Anche se manca una mappatura precisa della situazione delle scuole in Basilicata (c’è solo uno studio della Provincia di Potenza per quelle di sua competenza) appare evidente che la questione è di grande rilevanza e non solo dal versante sicurezza. Gli interventi di restyling, di adeguamento funzionale, di messa in sicurezza di aule e laboratori sono una necessità così come l’av v i o di quelli (nuovi plessi scolastici) che possano migliorare e rendere più agevole le attività di studenti, docenti e corpo non docente. E di opere già appaltate in Basilicata, almeno quelle rientranti nelle competenze della Provincia di Potenza (le scuole secondarie) ve ne sono numerose. Cifre consistenti, quasi 30 milioni di euro per quattordici opere già appaltate e in massima parte bloccate a causa delle lungagini burocratiche. Altri 70 milioni di euro stanziati ma congelati per una quindicina di interventi. Tutti fondi disponibili per l'edilizia scolastica nella sola provincia di Potenza, al momento inutilizzati. Tra i casi più eclatanti oltre ai 2,8 milioni di euroi per la ristrutturazione dell'istituto d'arte di Potenza, opera appaltata ma ferma, i 6 milioni di euro per la costruzione del nuovo istituto tecnico commerciale Da Vinci, sempre a Potenza, gli oltre 4 milioni per l'istituto polivalente di Sant'Arcangelo e il nuovo liceo classico di Venosa. Tra le opere finanziate ma non appaltate spicca la «Cittadella dei Saperi» del capoluogo per un impegno di spesa che ammonta a 50 milioni di euro. Una situazione abbastanza comune nel Mezzogiorno del paese dove, hanno sottolineato i rappresentanti provinciali di Potenza di Cgil, Cisl e Uil, e dei sindacati di categoria, «sono novantanove le grandi opere che possono partire anche nell’edilizia scolastica. E' quindi necessario che le istituzioni locali intervengano per sbloccare la situazione». Insomma soldi pronti che potrebbero contribuire non solo ad una maggiore sicurezza nella scuole ma anche a dare un impulso al mondo del lavoro che sarebbe chiamato in causa per portare avanti gli interventi da eseguire.

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