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Bernalda, amianto e altri veleni «È davvero ingiustizia di Stato»

La vicenda annosa in Valbasento e i diritti negati a molti dei lavoratori è stata evidenziata dall’Associazione “No contro”, costituitasisotto la presidenza di Michele Pizzolla. In una lettera aperta molto dura e articolata, che rileva come sui benefici previdenziali riconosciuti altrove ci siano figli e figliastri, “No contro” ha evidenziato alla presidenza della Regione e ai parlamentari locali, le problematiche dei cosiddetti esclusi
Bernalda, amianto e altri veleni «È davvero ingiustizia di Stato»

di ANGELO MORIZZI

BERNALDA - La vicenda annosa dell’amianto in Valbasento e i diritti negati a molti dei lavoratori, che sono stati per anni a contatto con la fibra killer, è stata evidenziata a tinte forti dall’Associazione “No contro”, costituitasi a Bernalda sotto la presidenza di Michele Pizzolla. In una lettera aperta molto dura e articolata, che parla di «ingiustizia di Stato» rilevando che sui benefici previdenziali riconosciuti altrove ci siano figli e figliastri, “No contro” ha evidenziato alla presidenza della Regione e ai parlamentari locali, le problematiche dei cosiddetti esclusi.

«In Valbasento, oltre all’amianto - viene detto - si è lavorato a contatto con altri fattori di rischio, come sostanze chimiche, tossiche e microclima modificato. È stato quindi interessato l’intero ciclo produttivo, con danni rilevanti, a livello biologico e organico esistenziale. Eppure - afferma Pizzolla - i benefici previdenziali previsti da rinnovate leggi, vengono deliberatamente negati e disattesi, nonostante le ragioni, ai destinatari. È sotto gli occhi di tutti la continua perdita di vite umane, che si registra a ondate tra i lavoratori. Vanno quindi individuate le responsabilità di molti soggetti che avrebbero dovuto prevenire, monitorare, preavvisare gli stessi lavoratori sui rischi ambientali a cui erano esposti, ed agire di conseguenza, in base alla legge 277/91, che è stata, invece, disattesa. Il problema non può essere semplicisticamente demandato alle sedi legali. I poveri lavoratori e le famiglie di coloro che, nel frattempo, sono deceduti, non devono agire come ebrei erranti, per farsi riconoscere i diitti sui danni subìti. Nè si devono istigare guerre tra poveri, mentre si registrano omertà o, quanto meno, prese di distanza da parte di chi ne aveva le responsabilità. E intanto - prosegue l’associazione bernaldese - prosegue il balletto tra sedi legali e tribunali».

Viene pertanto richiesto, alla presidenza della Giunta regionale, un incontro in tempi brevi, «per concordare una linea di intervento più efficace ed incisiva sulla vicenda in atto, così come già avvenuto in tante altre regioni italiane».

I 200 associati di “No contro” precisano al governatore lucano, Vito De Filippo, che «si tratta di una battaglia che va combattuta, soprattutto sul piano della civiltà e della dignità dei cittadini, se si vorrà ancora credere in uno stato di diritto».

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