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VOTO/Alla Fiat di Melfi il 70% degli operai scrutatori nei seggi

Un popolo di scrutatori. Nella Fiat di Melfi circa il 70% dei dipendenti è in pemesso per presenziare ai seggi da scrutatore o rappresentante di lista. Giornata regolarmente pagata, ma «la passione politica» consente di affrancarsi fino a mercoledì dal viaggio per la fabbrica che, intanto, vedrà calare la produzione. Un’anomalia nel «pianeta Fiat» (a Mirafiori gli stessi permessi riguardano il 4% degli addetti) ma non in Basilicata. Situazioni analoghe ci sono sia in Barilla che alla Ferrero.
«Io finanziere candidato in permesso. Ma sto al mare»
VOTO/Alla Fiat di Melfi il 70% degli operai scrutatori nei seggi
di LUIGIA IERACE

POTENZA - Il «popolo» degli scrutatori e dei rappresentanti di lista arriva dalle fabbriche. I numeri sono impressionanti: secondo fonti sindacali, nella Fiat Sata di Melfi saranno il 60% i lavoratori in permesso elettorale, percentuale che nelle aziende dell’indotto vedrà anche in alcuni casi picchi del 70%, ma non va meglio alla Ferrero di Balvano e alla Barilla di Melfi. A usufruire dei permessi sono soprattutto gli operai produttivi e così lunedì nella Fiat di Melfi è altissimo il rischio di un’ulteriore e nuova riduzione della produzione di autovetture, anche 500 in meno rispetto alle 1.500 prodotte al giorno, quantità che sarà determinata dalle assenze. Numeri che influiranno sul Pil della Basilicata nel mese di giugno sarà più basso degli altri mesi.

«Anche nelle passate elezioni le assenze per permessi sono state intorno al 60% nell’area dell’indotto di Melfi. A Pomigliano d’Arco - sottolinea Carmine Vaccaro, segretario provinciale della Uil - non si è mai superato il 35-40% Mentre a Mirafiori si è intorno al 4%. Farebbero bene i politici a fare una valutazione più approfondita se questo è un danno per l'economia lucana. È certo che queste assenze non aiutano il polo dell'auto di Melfi a recuperare una centralità in questo momento di crisi».

Non siamo di fronte a una forma di assenteismo, ma ad un eccesso nell’utilizzo perfettamente legittimo di un diritto sacrosanto dei cittadini. «È evidente che non ci siamo - tuona il presidente di Confindustria Basilicata Attilio Martorano - Se si chiede alle aziende di riconsiderare esigenze e attese che vanno al di là dei limiti contrattuali, come è avvenuto per l’ultima vicenda degli interinali, quando le aziende di quei sistemi industriali si sono fatte carico di un problema che riguardava un piccolo gruppo, ma che era giusto se ne occupassero, dando un segnale di disponibilità e solidarietà, nella stessa maniera ci voleva ora una maggiore responsabilità, non solo da parte dei singoli lavoratori, ma anche del sindacato e dei partiti politici». Pur non mettendo in discussione il diritto di vivere una vita attiva nella politica e nella democrazia, il leader di Confindustria è fortemente preoccupato dinanzi a percentuali di una tale portata che si trovano in nessuna parte d’Italia. «Rischiamo di ritrovarci ancora una volta in un rapporto sbagliato che costringerà le aziende a rivedere i propri programmi e le proprie scelte». E parla di «assenze pesanti proprio all’indomani di una vicenda molto utile per l’avvio di una nuova stagione di relazioni industriali. Ma le relazioni si costruiscono sempre in due».

Non crede che il tetto di assenze legate alle votazioni possa essere così alto, Giuseppe Cillis, segretario regionale della Fiom-Cgil. «Vedremo a consuntivo. Questa è la democrazia, è la libertà, sono momenti che chiamano a un senso civico anche imprese, cittadini, partiti per garantire la democrazia. Queste situazioni dovrebbero essere considerate dall'intero sistema. Occorrerebbe trovare un modo per garantire la democrazia e la libertà dei lavoratori. Alcuni correttivi, magari ridurre a un solo giorno il voto. Ma occorre anche un maggior senso civico dei partiti, soprattutto quelli dell’ultim’ora lontani dalle esigenze dei lavoratori».




Un popolo di scrutatori. Nella Fiat di Melfi circa il 70% dei dipendenti è in pemesso per presenziare ai seggi da scrutatore o rappresentante di lista. Giornata regolarmente pagata, ma «la passione politica» consente di affrancarsi fino a mercoledì dal viaggio per la fabbrica che, intanto, vedrà calare la produzione. Un’anomalia nel «pianeta Fiat» (a Mirafiori gli stessi permessi riguardano il 4% degli addetti) ma non in Basilicata. Situazioni analoghe ci sono sia in Barilla che alla Ferrero.

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