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Potenza... e la festa diventa una rissa

Una vergogna. Una macchia indelebile sulla festa più importante di Potenza. Echi dell’aggressione di cavalieri montesi riecheggiano nei due capoluoghi di provincia. Tutti condannano l’accaduto e parlano di un campanilismo assurdo, di una rivalità Potenza-Matera che non ha ragione di esistere. E, intanto, si punta il dito contro i «fiumi di vino» della festa. E ieri la mescita è stata vietata.
Potenza... e la festa diventa una rissa
di Massimo Brancati

POTENZA - C’è stata la tentazione di bloccare il corteo. Una tentazione nata dall’amarezza e dalla rabbia per un episodio inqualificabile, assurdo, frutto di un campanilismo che affonda le radici nella rivalità tra Potenza e Matera. Dualismo alimentato da pseudo tifosi «lobotomizzati». L’aggressione dei cavalieri delle associazioni materane Lanzifera ed Equituristica - avvenuta poco prima della sfilata dei turchi - pare sia nata da sfottò, con allusioni sessuali, a una «amazzone» di Montescaglioso: il faccia a faccia con alcuni colleghi della ragazza, giunti sul posto per difenderla, ha rischiato di degenerare e soltanto l’intervento della polizia ha stemperato gli animi. Ma era una calma apparente: qualche minuto più tardi, infatti, ci sarebbe stato un vero e proprio raid (con quattro, cinque potentini) nei confronti dei cavalieri materani. Sarebbero volati schiaffi, spintoni e calci. Ecco la «frittata» che ha convinto gli organizzatori del corteo storico a cancellare la presenza dei cavalieri, rispediti a casa.


Il caso inevitabilmente ha finito per catalizzare riflessioni e opinioni del giorno dopo. Potenza condanna l’accaduto. E lo fa anche utilizzando i canali telematici di Facebook, la più grande comunità virtuale: «Hanno fatto una fesseria, i potentini non sono tutti così», tuona Michele C. Gli fa da eco Silvana P.: «È proprio vero che le mamme degli stupidi sono sempre incinte». C’è anche chi come Karim lega la vicenda all’eccessivo consumo di vino durante la festa: «Annebbiati dai fumi dell’alcol si ragiona poco. Se poi ci sono di mezzo i c... tutto viene amplificato».

A fare da ideale collante a una miriade di dichiarazioni online ci pensa il presidente della Pro loco, Giovanni De Marco, che non ha smaltito la delusione: «L'azione di qualche balordo - dice - ha macchiato l'immagine di una festa che da sempre fa leva sull'amicizia tra i due capoluoghi lucani. È un episodio che Potenza non può tollerare e tanto meno una comunità responsabile e fautrice dell’unità regionale».

Mentre le indagini della Digos proseguono per identificare i responsabili, l’associazione culturale «Portatori del santo» - che in questi giorni di festa è stata sempre in prima linea, con impegno e dedizione, per contribuire alla riuscita della manifestazione - precisa di essere completamente estranea all’aggressione. Il presidente Beppe Lovito, nel condannare il gesto, sottolinea che «nessuno dei 60 associati è coinvolto nell’episodio di violenza». Parole a cui fa seguito l’intervento di un altro «portatore», Gennaro Favale, il quale entra più nel dettaglio del caso: «I fatti sono accaduti quando la processione stava partendo, quando stavamo per caricarci in spalla il santo. Siamo venuti a conoscenza del fatto - aggiunge Favale - solo quando la Pro Loco ci ha chiamati per decidere se interrompere la processione. L'unico riferimento che è stato fatto dalla polizia alla nostra associazione - conclude Favale - è legato alla partecipazione degli aggressori al pranzo che abbiamo organizzato in piazza».

Insomma, i «Portatori del santo» rigettano qualsiasi tentativo di coinvolgerli nell’accaduto. Il loro è stato un accostamento alla vicenda prodotto da un equivoco: durante il pranzo in piazza Mario Pagano, a cui hanno partecipato circa 600 persone, alcuni ragazzi hanno indossato la maglietta con la scritta «Odio la Bruna», in riferimento alla festa più importante di Matera. Quello è stato ritenuto un indizio, un collegamento tra i «portatori» e quanto è successo poco prima della sfilata: «Ma le t-shirt - precisa Lovisco - non le abbiamo distribuite noi. È stata un’iniziativa di qualche ragazzo, noi non c’entriamo nulla».

Gaetano Esposito è il vice presidente dell’associazione culturale San Gerardo La Porta, guidata da don Vito, parroco del Duomo. Dal ‘95 al 2006 è stato i capo tempietto e ieri, con altre venti persone, ha portato in spalla la statua di san Gerardo durante la tradizionale processione. Il suo rapporto con i «portatori» è stato minato da divergenze, ma Esposito si dice convinto che «loro in tutta questa brutta storia non c’entrano nulla. È anche vero, però, che probabilmente non andava organizzato il pranzo in piazza, con fiumi di vino...».

Forse - ma non lo ammetterà mai - è ciò che pensa anche il sindaco Vito Santarsiero, vittima di un gavettone a base di vino proprio durante il pranzo (un ragazzo gli ha versato la bevanda sulla giacca): «Sì, ma - si affretta a precisare - era uno scherzo. Non me la sono presa. C’era un clima di gioia e di partecipazione. Quanto all’aggressione dei cavalieri ritengo utile promuovere un momento formale di scuse. Occorre evitare che manifestazioni molto legate all'identità di una comunità finiscano per essere macchiate dall’azione di pochi incivili». Che si muovono sul solco di degenerazioni di campanile. Potenza contro Matera, Matera contro Potenza. Possibile che non si riesca a scrollare di dosso questo assurdo dualismo che parte dallo sport e s’insinua nella società? «Si può capire un sano campanilismo vissuto sotto un profilo squisitamente sporitvo - dice il patròn del Potenza calcio, Giuseppe Postiglione - ma tutto deve limitarsi a un approccio goliardico, agli sfottò. Durante una partita di calcio e fuori dallo stadio non si può e non si deve degenerare in episodi violenti. Siamo una regione dei piccoli numeri e fare la “guerra” dei poveri significa farsi del male da soli».

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