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Melfi, nuovo allarme per il racket estorsioni

Si possono chiamare estorsione, racket o pizzo, ma indipendentemente dal nome sono le attività criminali svolte da chi delinque per ottenere da un operatore commerciale il pagamento periodico o occasionale di una certa somma di danaro in cambio di «protezione». La zona del Vulture Melfese non è immune da questo fenomeno
Melfi, nuovo allarme per il racket estorsioni
di ANTONIO PACE

MELFI - Si possono chiamare estorsione, racket o pizzo, ma indipendentemente dal nome sono le attività criminali svolte da chi delinque per ottenere da un operatore commerciale il pagamento periodico o occasionale di una certa somma di danaro in cambio di «protezione». La zona del Vulture Melfese, come dimostrano le varie inchieste giudiziarie non è immune da questo fenomeno.

Secondo il commissario della Polizia di Stato di Melfi, Antonio Russo, «non esiste una vera e propria organizzazione di tipo mafiosa dedita essenzialmente all’at t iv i t à estorsiva». «Il fenomeno esiste, ma è legato a piccoli gruppi subito stroncati dalle forze dell’ordine - sottolinea il commissario - ancora le grandi inchieste grazie anche alla collaborazione delle vittime che sempre più spesso si rivolgono alle forze di polizia per mettere in atto una strategia che consenta di individuare e assicurare alla giustizia i responsabili di questi atti estorsivi. Nel Vulture, si sono registrati, come in tante altre zone, fenomeni malavitosi, ma non possono rientrare nel sistema delle organizzazioni criminali. Insomma, dire che il reato di estorsione in queste realtà sia uguale all’esi - stenza della mafia lo escludo categoricamente, perciò definire questa zona a nord della Basilicata, in mano a chissà quali organizzazioni criminali non mi risulta e anzi sono certo che è un’ingiustizia tale definizione».

Anche i carabinieri che unitamente alla Polizia di Stato conoscono la situazione sono convinti che negli ultimi cinque anni, nella zona del Vulture il fenomeno dell’estorsione ai danni di imprenditori e commercianti sia cresciuto, ma contemporaneamente è cresciuta la repressione, grazie anche al sempre più crescente numero di denunce da parte dei cittadini- vittime». Questa positiva tendenza, secondo alcuni, è dovuta al fatto che molti di questi estorsori o sono stati assicurati alla giustizia o sono rimasti vittime di regolamento di conti fra criminali.

Gli operatori commerciali, non se la sono sentiti di commentare, ma qualcuno «a microfono spento » ha detto che il fenomeno è in esaurimento ed è dovuto al fatto che la grave crisi in atto è di per sé «un pizzo» in quanto col mancato guadagno è come se pagassimo al racket una quota. Il sindaco della città di Melfi, Ernesto Navazio, si sente «preoccupato per il fenomeno venuto fuori e aggiunge: chi sa parli!» «Confido molto nella magistratura e nelle forze dell’ordine - ha concluso Navazio - affinchè stronchino sul nascere questo fenomeno e assicurino alla giustizia sia i corruttori sia i corrotti e che vengano messi subito al bando, spogliandoli da tutte le cariche pubbliche».

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