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"Diplomificio" lucano sono 450 gli indagati

di GIOVANNI RIVELLI 
Gli indagati salgono a 450, gli istituti scolastici parificati coinvolti diventano 5. Assume dimensioni sempre più grandi l’inchiesta «Squola» con cui i carabinieri hanno messo a nudo un sistema per ottenere diplomi facili, facendo risultare una presenza in aula che non c’era mai stata. Gli arresti sono scattati all’alba di lunedì scorso. Il Pm Woodcock ha ipotizzato l’associazione a delinquere per i due titolari della scuola potentina e un ex preside dell’istituto e reati di falso per gli altri indagati. Le indagini, condotte dai carabinieri con l’ausilio dell’Inps, hanno rivelato che alcuni alunni risultavano contemporaneamente presenti sia in classe che al lavoro. Le testimonianze raccolte hanno permesso di mostrare che, effettivamente, erano in ufficio
"Diplomificio" lucano sono 450 gli indagati
POTENZA - Gli indagati salgono a 450, gli istituti scolastici parificati coinvolti diventano 5. Assume dimensioni sempre più grandi l’inchiesta «Squola» con cui i carabinieri hanno messo a nudo un sistema per ottenere diplomi facili, facendo risultare una presenza in aula che non c’era mai stata. 

E dopo che, nei giorni scorsi, il Pm Henry John Woodcock ha chiesto e ottenuto dal Gip Gerardina romaniello l’arresto dei due titolari della scuola potentina coinvolta, Gerardo e Raffaela Gambardella, l’inchiesta continua a far emergere particolari che mostrano come lo scenario sia sempre meno locale e sempre più di livello nazionale. Al punto che la questione pare assumere le coordinate di Catanzaro, Napoli e Roma. 

A Catanzaro è possibile che finisca proprio il fascicolo dell’inchiesta fino ad ora curata dal Pm anglonapoletano che, tra poco più di un mese, se ne dovrebbe comunque spogliare per trasferirsi alla sua nuova sede di lavoro nella Procura di Napoli. Ma il fascicolo potrebbe lasciare la Basilicata in direzione Calabria per un altro motivo: tra gli indagati figura anche un uditore giudiziario al lavoro presso la Procura del capoluogo lucano, una persona che, in alcuni casi, ha collaborato anche con il Pm Woodcock e la cui presenza, tra gli indagati, farebbe scattare la legge sulle sedi competenti a trattare i procedimenti riguardanti magistrati spostando, appunto, la competenza a Catanzaro. 

La contestazione mossa all’uditore giudiziario è di concorso aggravato in falso ideologico. L’uomo, all’epoca dei fatti contestati, era docente all’Istituto Guglielmo Marconi e, stando alle accuse, insieme ad altri docenti, avrebbe falsamente attestato la presenza in aula di uno studente per cinque giorni, nel corso dell’anno scolastico 2005/2006. L’uditore (in pratica un vincitore del concorso in magistratura che sta effettuando il tirocinio) si sarà probabilmente trovato a qualche metro di distanza da quel fascicolo che lo riguardava, ma senza saperne mai nulla. Distanze ben più grandi, invece, quelle che percorrevano alcuni «studenti» per andare in classe. Perchè l’inchiesta che coinvolge 5 istituti scolastici, mostra come ci siano stati studenti che, pur vivendo in un luogo, abbiano deciso di studiare in un altro. E accertamenti sono in corso anche su una serie di persone che avrebbero «speso» quel loro titolo di studio al lavoro presso alte istituzioni repubblicane. Il «filone» è quello che potrebbe aggiungere alle ipotesi di falso quelle di truffa, cioè lavoratori (più o meno anonimi, nel senso che non si tratta di nomi di spicco) che avrebbero preso un diploma in modo fraudolento e poi lo avrebbero utilizzato per conseguire una posizione lavorativa che non gli spettava. Un lavoro di indagine, questo, che si allarga su varie aree del territorio nazionale, da Potenza a Roma alla Campania. 

La Campania, in verità, rischia di diventare un po’ il cuore dell’inchiesta. Perchè se in Basilicata l’attività ipotizzata per il «Marconi» sembra essere isolata, in Campania è stato individuato un sistema di 4 istituti, tra cui il famosissimo «Istituto Iervolino», che avrebbero agito con metodi simili e nella cui orbita ci sarebbe stato anche il «Marconi». E nell’inchiesta ci sarebbero anche alcuni «alunni» circuitati per più di un istituto. Una sorta di filo di Arianna seguendo il quale i carabinieri potrebbero imbattersi in nuovi indagati e nuove ipotesi di reato.
GIOVANNI RIVELLI

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