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Canyon e vulcani nel mare lucano Altro che nucleare

di FILIPPO MELE 
Mentre si parla della possibilità che centrali atomiche e depositi nucleari vengano installati anche in Basilicata per via della sua presunta stabilità geologica, si scopre oggi che ci sono grandi canyon e vulcani di fango attivi nei fondali dello Jonio antistante Basilicata e Calabria, mentre su quello antistante Basilicata e Puglia sono stati individuati banchi di coralli bianchi. Spartiacque, proprio Scanzano Jonico, al centro del Metapontino. Le scoperte nel corso della campagna oceanografica denominata Magic e condotta da Cnr e Istituto nazionale di Oceaonografia e geofisica sperimentale di Trieste su finanziamento dalla Protezione civile. Campagna finanziata per disegnare una mappa dei fondali marini per identificare le zone a rischio geologico
Canyon e vulcani nel mare lucano Altro che nucleare
SCANZANO JONICO - Grandi canyon e vulcani di fango attivi sono stati rinvenuti nei fondali dello Jonio antistante Basilicata e Calabria mentre su quello antistante Basilicata e Puglia sono stati individuati banchi di coralli bianchi. La costa ionica lucana è stata accorpata per metà a quella pugliese e per l’altra metà a quella calabrese. Evidentemente, 36 km di spiaggia sono troppo pochi, in geologia, per fare sistema a se stante. Spartiacque, proprio Scanzano Jonico, al centro del Metapontino. Canyon, vulcani, e coralli, sono stati scoperti nel corso della campagna oceanografica denominata Magic (Marine geohazards along the italian coasts) condotta dall’Istituto nazionale di Oceaonografia e geofisica sperimentale (Ogs) di Trieste insieme al Cnr su finanziamento dalla Protezione civile. 

Campagna finanziata per disegnare una mappa dei fondali marini per identificare le zone a rischio geologico che potrebbero causare terremoti e tsunami. Intuibili i motivi di tali studi: i pericoli per le attività antropiche (città, strutture turistiche, attività industriali, insediamenti che richiedono alti livelli di sicurezza come quelli nucleari) potrebbe arrivare dal mare. E si è dato inizio alla campagna a Sud. Su un’area di 7.500 kmq saranno realizzate le prime 5 carte preliminari che costituiranno, insieme con le altre, per un totale di 72, la “Carta di pericolosità dei fondali marini italiani”. La prima d’Italia. 

Carta che sarà uno strumento di gestione e monitoraggio per la Protezione civile. Il progetto durerà 5 anni. Il primo si è concluso il 20 aprile scorso. Con la nave dell’Ogs di Trieste, Esplora, sono state analizzate due aree, una che va da da Torre Pali fino al golfo di Taranto e l’altra che va da Scanzano J. fino al golfo di Squillace. “Abbiamo cominciato da Scanzano J. – ha spiegato Silvia Ceramicola, responsabile scientifica del progetto – perché da lì partiva la seconda carta da realizzare. Al momento, tuttavia, non ricordo di particolarità del fondo marino antistante la Lucania”. 

Dalle prime analisi effettuate pare che la Calabria sia più esposta al rischio di “terremoti potenzialmente devastanti” per i canyon sottomarini che diventano giganteschi di fronte al golfo di Squillace e per i “vulcani di fango attivi” di fronte a Crotone. Per quanto riguarda il versante pugliese sono stati identificati banchi carbonatici molto probabilmente costituiti da coralli bianchi: “Ecosistemi delicati, preziosi per la loro bio – diversità – ha concluso Ceramicola - su cui sarebbe meglio evitare di posare gasdotti o altre opere ”.
di FILIPPO MELE 

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