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Arresti per diplomi ad alunni fantasma

Studio e lavoro. Abnegazione totale. Al punto da riuscire ad essere contemporaneamente presenti tanto in ufficio che in classe. Una giustificazione che non ha convinto nessuno, e men che meno il Giup Gerardina Romanieello da cui il Pm Woodcock ha ottenuto due provvedimenti di arresti ai domiciliari per i titolari dell’ITC parificato «Marconi» di Potenza, ossia Dino e Raffaella Gambardella, di 54 e 52 anni
Arresti per diplomi ad alunni fantasma
di GIOVANNI RIVELLI

POTENZA - Studio e lavoro. Abnegazione totale. Al punto da riuscire ad essere contemporaneamente presenti tanto in ufficio che in classe. Una giustificazione che non ha convinto nessuno, e men che meno il Giup Gerardina Romanieello da cui il Pm Woodcock ha ottenuto due provvedimenti di arresti ai domiciliari per i titolari dell’Istituto Tecnico Commerciale Parificato «Guglielmo Marconi» di Potenza, ossia Dino e Raffaella Gambardella, di 54 e 52 anni.

La convinzione dei due magistrati, maturata leggendo gli atti di indagine messi insieme dai carabinieri del nucleo informativo guidati dal capitano Antonio Milone, è che in quella scuola, a fronte di studenti che studiavano davvero sodo e frequentavano quotidianamente le lezioni, ci sarebbero stati alcuni «iscritti fantasma» cioè studenti, in gran parte lavoratori, che risultavano presenti senza mai andare in classe. Gli indagati, in totale, sono centinaia (l’inchiesta si estende anche ad altri istituti, in particolare delle vicine province campane) ma ieri, con le due ordinanze di arresto, sono stati notificati una trentina di avvisi di garanzia. In tre casi, ossia per i due Gambardella e un ex preside dell’istituto, viene ipotizzata addirittura l’associazio - ne a delinquere per la commissione di una serie di reati contro la fede pubblica e il falso in atto pubblico, reati contestati, invece, singolarmente ad una decina di docenti (che avrebbero attestato falsamente la presenza in aula degli alunni) e agli studenti stessi che avevano partecipato, ovviamente in modo consapevole, all’imbro glio, limitandosi a pagare la retta per ottenere la certificazione della frequenza necessaria a sostenere gli esami.

Che qualcosa di strano ci sia, del resto, è apparso lampante agli inquirenti per quella contemporanea presenza al lavoro e in classe. «Un lavoro per il quale va dato atto - ha spiegato il comandante provinciale dei carabinieri, il colonnello Domenico Pagano - che gli ispettori dell’Inps di Napoli hanno fatto più del loro dovere, lavorando senza sosta e anche oltre il proprio orario e evidenziando elementi risultati utili alle indagini che andavano anche oltre i compiti di Istituto». I registri dei contributi versati, infatti, sono stati il primo documento utilizzato per verificare quelle coincidenze di orario a cui hanno poi fatto seguito le testimonianze di datori di lavoro (per le aziende private) e colleghi (per gli uffici pubblici). E così anche il «bivio investigativo » tra una falsa presenza in aula o una truffa al lavoro si è risolto. Ma se l’Arma e Woodcock hanno fotografato i «fatti» di quanto sarebbe avvenuto in quella scuola (e non solo) dal 2004 ad oggi, l’indagine non può dirsi risolta e nuovi elementi di reato potrebbero uscire dall’esame dei titoli conseguiti con quelle giornate di studio inesistenti.

Il lavoro degli investigatori, infatti, cercherà di appurare chi abbia ottenuto vantaggi grazie a titoli la cui regolarità sarebbe stata solo formale. E per una storia che, stando agli accertamenti, andava avanti da almeno 5 anni, ossia il 2004, il fronte potrebbe essere duplice. Da una parte, infatti, c’è da vedere che uso hanno fatto dei titoli quanti li hanno conseguiti in modo illecito secondo le accuse della Procura. Qualcuno, infatti, anche se avanti negli anni, avrebbe conseguito quel diploma di scuola superiore per partecipare ad un concorso o per avere una progressione di carriera. Fatti che potrebbero configurare nuove ipotesi di reato, e nella fattispecie la truffa, e che potrebbero portare anche a risvolti amministrativi, come l’annullamento dell’ag - giudicazione del posto o della promozione ottenuta. Ma c’è anche un altro risvolto da approfondire. Perchè facendo quelle ore di insegnamento qualcuno potrebbe aver ottenuto punteggio da utilizzare anche nelle graduatorie per le assegnazioni delle cattedre della scuola pubblica.

E se l’«inghip - po» era limitato a una qualche persona «studente fantasma» in una classe reale, al di là delle contestazioni di falso per u n’eventuale annotazione della presenza sul registro la questione può dirsi esaurita. Ma se ad essere inesistete dovesse essere stata l’intera classe, ne conseguirebbe che l’esperienza di insegnamento non ci sarebbe stata e, conseguentemente, anche il punteggio ottenuto sarebbe solo formalmente regolare. E anche in questo caso si potrebbero avere nuove ipotesi di reato e ripercussioni ammin istrat ive. Rischi amministrativi, invece, che sarebbero «inesistenti» per quanti, pur in quell’Istitu - to, hanno fatto le cose in regola. Le autorizzazioni ministeriali ci sono o sono regolari. Eventuali diverse valutazioni, da parte del Ministero, a cui l’e pisodio è stato segnalato, non potrebbero avere effetto retroatt ivo.

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