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di GIANNI RIVELLI 
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• Desiderio, soldi e coltellate: il mercato fa gola a molti
• Venti euro alla «ferriera», il sesso ai tempi della crisi
• Il racconto: «Ecco perché ho scelto di lavorare qui»
Prostitute pronte  per la pausa pranzo di impiegati lucani
di GIOVANNI RIVELLI 

POTENZA - Ore 13.30 l’agenzia bancaria chiude. Il giovane e rampante funzionario ha due possibilità per impiegare quell’ora e mezza di tregua: un pranzo a prezzo fisso in uno dei tanti esercizi convenzionati, o un salto in una delle «case di piacere di Potenza. Lì ad aspettarlo che una giovane donna, di lavoro impiegata, che non disdegna un «extra» da 120 euro per quell’ora di sesso mercenario. Nel cuore di Potenza c’è qualcosa che non si vede facilmente, anche se in tanti la sanno. E a cercare di capire cosa si muove nel mondo della prostituzione potentina all’indomani dell’accoltellamento di una «lucciola» a contrada Pantano, emerge uno scenario che non ci si aspetta. Vari scenari, vari livelli, vari prezzi. E, questo è il dubbio che emerge dal fatto di sangue, il rischio che possano confliggere tra loro, specie se dietro queste attività c’è qualcuno in cerca di «spazi». Scenari che il cliente non vede. Non lo vedono i clienti di strada (di cui parliamo a parte) non lo vedono quelli che si rifugiano nei vari appartamenti di Potenza. A seguire il «tam tam» se ne arriva subito a 4: uno nei pressi del Liceo Scientifico, uno vicino alle «Cento scale», un altro sulla strada che porta a Malvaccaro, il quarto tra via Mazzini e il Centro storico. 

L’ora di pranzo è la più accorsata, ma dentro l’attività ferve tutto il giorno. Ad offrirsi, sono donne giovani e non giovanissime, rigorosamente italiane. Loro, in verità, un altro lavoro lo hanno anche, ma evidentemente non gli basta. Sono impiegate in realtà pubbliche o private che per dedicarsi all’attività più antica del mondo si allontanano da casa. Vengono da Verona o Brescia, dall’Emilia o dal Veneto, prendendo tre giorni di ferie per «arrotondare». A Potenza si alternano, perchè con quello che riescono a rimediare (a 120 euro a incontro, o 80 per i clienti più fedeli, si giunge subito ad un migliaio al giorno) possono tornare alla loro tranquilla vita da impiegato nella città di origine. Del resto, davanti la loro porta c’è la fila. Basta un annuncio sul giornale, un numero di telefono dedicato e le richieste iniziano ad arrivare. I clienti, neanche a dirlo, sono insospettabili. Tanti i lavoratori pendolari che, ogni tanto, in città vogliono farsi «un regalo». Ma tante anche le persone del posto. E alla pubblicità sui giornali si aggiunge il pass aparola. Se tra i clienti funziona così, tra le varie partecipanti al giro deve esserci qualcosa di più complesso. Perchè in quelle case si alternano persone provenienti da varie città d’Italia e pensare a una «cooperativa del sesso» non sembra probabile. Anche perchè si tratta di case prese in fitto «a nome unico», in qualche caso da proprietari forse consapevoli (qualcuno si presta anche a prelevare le donne all’arrivo alla stazione o all’aeroporto di Bari e a provvedere per il pranzo), in altri da proprietari ignari (anche se i vicini qualche malessere lo mostrano. E poi ci sono le iniziative di pubblicità, coordinate, i calendari da concordare e le «spese» da condividere. «Organizzazione», insomma. Da parte di persone che, nel resto del mese, sono efficienti segretarie o impiegate in altri tipi di attività. Quelle sicuramente del tutto lecite.

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