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Matera: Piccianello? Quasi uno sfregio

di PASQUALE DORIA
Anche in questa parte di Matera, con oltre 4mila abitanti, si registrano carenze legate al decoro urbano. È una zona di transito attraversata dai mezzi in entrata e in uscita che sono diretti verso Bari e Taranto
• Qui c’erano tutte le funzioni della tipica periferia urbana
• Marciapiedi a rischio e strade colabrodo
Matera: Piccianello? Quasi uno sfregio
di PASQUALE DORIA 

MATERA - Non è un quartiere di anziani. Conta poco più di quattromila abitanti. Prevale la fascia di popolazione compresa tra 25 e 35 anni. Molte le presenze di extracomunitari che contribuiscono ad abbassare l’età media. Merito anche di don Giovanni Mele, il parroco che al rione Piccianello, già all’inizio degli anni ‘80, in un clima non certo favorevole, sfidò l’ipocrisia, il formalismo di una realtà abbastanza chiusa, contribuendo con il suo esempio ad abbattere gli steccati del pregiudizio. Pregiudizio a parole sempre negato, ma presente nei comportamenti di chi, per esempio, non voleva neppure affittare la casa a cittadini extracomunitari, ora ben integrati nel tessuto sociale locale. 

Don Giovanni è scomparso il 3 dicembre 2004. Ma la memoria della persona e della sua opera continuano a vivere nell’affetto della comunità dei materani e soprattutto nella mensa dei poveri, un punto di riferimento alto della solidarietà cittadina. Ma Piccianello è anche un quartiere popolare che un tempo ha sventolato, anche con una certa fierezza, il suo manifesto politico tutto concentrato in un memorabile monito comparso sui muri vicino la parrocchia. Diceva che «I ragazzi di Piccianello non si sono venduti», riferendosi al sistema clientelare messo in moto in occasione di una campagna elettorale della fine degli anni ‘80 per il rinnovo del Consiglio comunale. 

Orgoglio esibito, ma anche fede religiosa che emerge nell’attuale toponimo. Si tratta di un diminutivo che fa riferimento al santuario situato a qualche chilometro della città, quello della Madonna di Picciano, venerata anche in questa zona di Matera, ovvero una speciale succursale per chi non poteva raggiungere il faticoso traguardo sula vetta del colle, quasi in territorio di Gravina. Un culto particolarmente avvertito se riuscì ad oscurare il primo toponimo, contrada del Petraro, a quanto pare cosiddetta per via degli evidenti affioramenti calcarentici specialmente nella zona che si affaccia direttamente sul gran canyon solcato dal torrente Gravina. Del resto, l’indicazione Petraro è presente nel catasto onciario del 1753 come nel successivo censimento mur attiano. L’area edificata si sviluppa lungo i suoi confini naturali che sono facilmente individuabili tra via Nazionale e via delle Cererie. 

Scendendo dalla statua della Madonnina e dal campo sportivo è possibile leggere la sequenza delle varie fasi in cui si è sviluppato l’impianto urbano che, bisogna dirlo con grande onestà, non presenta certamente un disegno e un ordine complessivo uniforme, qualità che invece sono in grado di mettere in tutta evidenza altre zone più fortunate della città. La storia del rione che inizia alle spalle del campo sportivo può essere agganciata alla visita lampo di Mussolini nell’agosto del 1936. Trionfali i commenti dei giornali dell’epoca: «Matera redenta dal regime», titolava il Messaggero, facendo riferimento al risanamento della parte antica della città, i rioni Sassi, come se la bonifica fosse già stata ultimata. Nel 1937, una onesta indagine dell’uf - ficiale sanitario Luca Crispino descrisse la cruda realtà dei fatti nascosti dalla retorica dei Film Luce, il dramma di una comunità ridotta in condizioni di miseria estrema e afflitta da malattie sociali in percentuali da triste primato nazionali sul versante della mortalità infantile. Cosa che indusse il direttore generale della Sanità pubblica di allora, il grassanese Arcangelo Ilvento, ad affermare «che le abitazioni dei Sassi di questo capoluogo costituiscono una vergogna nazionale». 
Di vergogna aveva parlato già nel 1926 il meridionalista Umber to Zanotti Bianco e ancora prima, nella visita del 1902 dell’allora presidente del Consiglio Giuseppe Zanardelli, in un comizio disse dei materani che «sovrapposti gli uni agli altri», vivono, «a mò di vermi» e «brulicano squallidi avvoltoi nella promiscuità di uomini e bestie». 

«Insomma, la città fu elevata capoluogo di provincia nel 1926 e risulta pure che fino al 1931 furono realizzati 450 nuovi appartamenti. «Ma queste case sono servite quasi esclusivamente per la classe impiegatizia, i burocrati che si erano trasferiti in città, sottolineò sempre Crispino. Così, proprio a Piccianello, si iniziarono a costruire 56 case ultrapopolari, 9 palazzine a due piani e 32 stalle, ma solo tra il 1938 e il 1939, poi basta. Altre sette palazzine furono completate con altri criteri solo a guerra conclusa, quando, dopo il 1952, buona parte del rione fu protagonista di una crescita tumultuosa e davvero disordinata. Questa zona fu edificata da privati accanto alla parrocchia. È il vero punto debole di Piccianello, un tessuto urbano di serie B, inzeppato di palazzine in tufo di varie dimensioni, altezza variabile, senza un disegno preciso, un caso edilizio che prefigura paesaggi consegnati a un destino di degrado già presente nel dna, nel suo momento fondativo. 

Del resto, non a caso, riferendosi a quanto stava accadendo (stesso discorso vale per la parte iniziale del rione Cappuccini), nel 1951 il consigliere comunale del Pci, Michele Guanti, alla luce della crescita selvaggia in corso, denunciò che «così, invece di due Sassi, ora Matera ne ha tre». Su queste aree, frutto di evidenti guasti urbani, prima o dopo, la comunità dovrà prendere una decisione e magari iniziare a pensare a un serio programma di riqualificazione, se non di rottamazione. Non può essere questa, non nelle condizioni in cui si presenta, la principale porta d’ingresso della città. Non possono convivere le due anime, quella di una periferia estrema dove le facciate di molte abitazioni non sono mai state neppure intonacate, con le ambizioni di dare un senso di marcia e con questo, un accettabile biglietto da visita a chi si reca a scoprire i tesori di una realtà dichiarata patrimonio dell’umanità. Ma a prescindere dai temi legati all’inserimento nella speciale lista dell’Unesco, la comunità di Piccianello qualche attenzione in più la chiede perchè è convinta di meritarla.

• Qui c’erano tutte le funzioni della tipica periferia urbana
• Marciapiedi a rischio e strade colabrodo

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