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Basilicata, 60 laboratori «in bilico»

Si tratta di strutture private per le quali è scaduto il contratto con la Regione per erogare le prestazioni sanitarie ai cittadini. Il problema sta nel fatto che il nuovo contratto non si riesce a chiudere. Potrebbe arrivare una nuova proroga (che potrebbe essere approvata dalla Regione già oggi), ma anche in questo caso, non significa che la «partita» si sia risolta
Basilicata, 60 laboratori «in bilico»
Sanità privata col fiato sospeso. Gli accordi contrattuali per erogare le prestazioni sanitarie ai cittadini (analisi, radiografie, fisioterapia ecc.) sono scaduti lo scorso 30 aprile, dopo aver già essere stati prorogati dalla fine dell’anno scorso. Al momento, le prestazioni che vengono erogate, teoricamente, sono «offerte» dagli stessi centri, anche se potrebbe arrivare una nuova proroga (che potrebbe essere approvata dalla Regione già oggi). Ma anche in questo caso, non significa che la «partita» si sia risolta per le circa 60 aziende che con un fatturato complessivo che nel 2007 si è attestato a 22 milioni di euro danno lavoro a un migliaio di dipendenti. 

Il problema sta nel fatto che il nuovo contratto non si riesce a chiudere. I dirigenti del dipartimento Sanità della Regione, a iniziare dal direttore generale Rocco Rosa e dalla responsabile del settore Gabriella Sabino, sono al lavoro da tempo con le associazioni di categoria (Anisap e Sanità Futura in particolare) per giungere a un nuovo contratto, ma proprio le divergenze di posizioni tra le due sigle sembrano bloccarne il rinnovo. Si potrebbe parlare di un accordo fatto per l’80 per cento, visto che con l’Anisap, che ha la più vasta rappresentatività, sembra avere u n’intesa di massima con l’ente, cosa che non è per Sanità Futura. E mentre tra le due associazioni di categoria divampa la polemica, il rischio reale è che la Regione possa decidere di applicare l’accordo esistente solo sul «tetto calcolato», una quota standard di prestazioni erogabili per ogni centro, e non sulle «quote aggiuntive », quelle cioè, che si muovono con la «spesa storica» e che spostano il budget verso i centri per i quali c’è più richiesta. 

La situazione, attualmente, mostra un paradosso. La Regione è impegnata nel contenimento della spesa (in Basilicata spende in queste prestazioni circa il 2% del totale, la metà di quanto avviene nel resto del Paese) e per questo ha imposto dei «tetti di budget» alle aziende convenzionate. Se a inizio anno si conviene che un centro debba erogare prestazioni per 100 lire e a fine anno ne ha erogate per 110, le dieci lire in più non vengono pagate. Il centro ci rimette, ma l’anno prossimo, con una forma di automatismo, avrà un’innalzamento del nuovo «tetto». Se, invece, a fronte di una stima iniziale di 100 fattura 90, riceve esattamente le 90 lire. In questo modo non solo si crea una competizione tra le diverse aziende, ma si ha anche un riequlibrio territoriale: se a San Paolo Albanese vengono effettuate meno analisi del Sangue che a Melfi, per un verso, è inutile bloccare previsioni di spesa che non saranno utilizzate, per un altro è impensabile che un cittadino di Melfi il cui centro abbia esaurito le quote di prestazioni erogabili faccia un paio di centinaia di chilometri per fare l’accertamento. Attualmente, però, lo stato della situazione è questo: ci sono centri che non raggiungono il «tetto» e che quindi impegnano una spesa che non sarà utilizzata, e centri che lo sforano e o limitano le prestazioni o le «regalano» al servizio sanitario. Ed è su questo punto che si accende la contrapposizione tra le strutture. Perchè alcuni centri, sebbene fatturino meno di quanto assegnato, vorrebbero un innalzamento indiscriminato dei budget, andando o a far crescere la spesa complessiva preventivata (cosa che la Regione non accetta), o a ridurre ulteriormente le quote di chi già ora sfora (cosa che danneggia la maggior parte delle aziende). Così si è allo stallo. E, in assenza di cambiamenti, la proroga farebbe solo slittare il problema. [g.riv.]

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