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Matera, verso un osservatorio migranti

di CARLO FIORONI
«L’immigrazione nella nostra zona non è più transitoria, un ponte verso altre mete. Spesso chi arriva si ferma per sempre». C'è da registrare qualche problema per la locazione di abitazioni a causa dei timori nei confronti di alcuni gruppi, come le donne africane. Alcuni dati già raccolti dal primo rapporto provinciale
Matera, verso un osservatorio migranti
di CARLO FIORONI 

Il primo rapporto sui fenomeni migratori nel Materano indica, in primo luogo, la necessità di creare un osservatorio sulla presenza dei migranti sul nostro territorio. Il documento sarà presentato oggi, alle 9, nella Mediateca a cura della Provincia – assessorato alle Politiche sociali, sport e cultura – e del Servizio civile nazionale. Ne parliamo con l’antropologa Dorothy Zinn. «Come referente scientifico dell’associazione Tolbà – dice la professoressa – mi sono trovata a lavorare su un insieme di dati raccolti da tre volontarie del servizio civile. Un lavoro, il loro, certamente serio, ma senza gli strumenti metodologici appropriati. In ogni caso, questo lavoro, per intenzione dichiarata dell’Amministrazione provinciale, è preliminare alla creazione di un osservatorio sui fenomeni migratori». 

Abbiamo a che fare con una migrazione solo di transito?
 «L’immigrazione nella nostra zona non è più transitoria, un ponte verso altre mete. C’è, invece, una crescente tendenza alla stabilizzazione di interi nuclei familiari, con ricongiungimenti, con nascite di bambini». 

Quali sono i diversi ambiti lavorativi di inserimento degli immigrati? «Si tende a segmentare il mercato del lavoro in base alla provenienza. Per cui troviamo gli indiani che lavorano negli allevamenti, le donne dei Paesi ex- socialisti che fanno lavoro domestico, mentre nell’agricoltura ci sono soprattutto nordafricani e albanesi. In queste condizioni è difficile far pienamente tesoro delle risorse umane portate da queste persone, relegandole esclusivamente a certi tipi di lavoro». 

Quali sono le reazioni della popolazione locale? «I locali reagiscono con una certa apertura nei confronti dello straniero. Soprattutto laddove c’è la possibilità di creare dei contatti diretti, come per esempio da vicini di casa o da colleghi di lavoro. Si creano anche dei legami sentimentali, a volte durevoli, sanciti o no da un matrimonio. Però, esistono anche fenomeni di discriminazione, soprattutto per la locazione di abitazioni e nei confronti di alcuni gruppi, penso alle donne africane». 

«Il nostro progetto – dice l’asses sore provinciale Giuseppe Digilio – promuove l’integrazione e ci auguriamo che i risultati di questo primo lavoro vengano tenuti in considerazione da tutti coloro che sono chiamati ad operare in questo campo, a cominciare dai futuri amministratori provinciali». Il presidente della Provincia, Carmine Nigro, dice che «è cresciuta la sensibilità e la percezione comune della rilevanza del fenomeno dell’immigrazione. L’analisi delle dimensioni e forme dell’immigrazione in provincia, grazie all’indagine svolta nel 2008 per il progetto di servizio civile dalle volontarie di servizio civile, ha consentito di creare una base documentale sul fenomeno dell’immigrazione e consolidare una rete di rapporti tra l’ente e i soggetti istituzionali e sociali operanti ai diversi livelli della realtà migratoria».

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