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Lagonegro, giallo sul  campo di internamento

di VINCENZO FUCCI 
Ancora poche le notizie sulla struttura sorta in una contrada del paese lucano. Nonostante le testimonianze e i ricordi degli anziani ci sono ancora dubbi sulla sua esistenza
Lagonegro, giallo sul  campo di internamento
di VINCENZO FUCCI 

POTENZA - Èsempre fitto il mistero che circonda un presunto campo di concentramento tedesco ad accampamento di Lagonegro. Un mistero che non si riesce a dipanare nonostante si arricchiscano le testimonianze, come quella di questi giorni, sulla sua presenza e ne sia sempre vivo il ricordo negli amici di qualcuno che vi fu internato. C’è anche un anziano ultraottantenne, che conserva ricordi vivi della situazione di quegli anni lontani e fa cenno alla presenza anche di una caserma, parla di un presidio militare al quale nessuno poteva avvicinarsi, nemmeno i ragazzini come lui. Nessun cenno nemmeno dalle autorità costituite certamente perchè di quel periodo, peraltro di grande confusione, mancano documenti ufficiali. 

Del resto è risaputo che i militari tedeschi, non parliamo delle SS, non andavano molto per il sottile e, specialmente durante gli ultimi tempi della guerra, non badavano certo ad avvisare le autorità italiane. 

Le notizie sulla presenza del campo vengono da un internato ebreo, il dottor Rocco Antonio Messina di Ernesto e di Ilda Pizi, nato a Polistena il 7 dicembre 1924 ed arrestato a Villa S.Giovanni l'8 dicembre 1942. In camion venne trasportato con altri prima a Maratea e da quì ad Accampamento da dove tentò la fuga con altri l'11 maggio 1943. Riuscirono infatti a scappare solo in due mentre gli altri furono fatti fuori dal fuoco della truppa tedesca. Dai ricordi, quei militari indossavano la divisa nera delle famigerate SS. L'altro compagno di fuga fu poi ripreso a Roma in una retata ed avviato a morte ad Auschwitz nel febbraio 1944. 

Nel campo, secondo i ricordi del Messina, erano in 36 ,quasi tutti ebrei di diverse nazionalità, e sorvegliati da un gruppo di militari tedeschi che portavano la divisa nera delle Ss. Messina, dopo essersi dato alla macchia, a liberazione avvenuta si laureò in medicina e chirurgia con specializzazione in pneumologia e tisiologia,praticando a Roma dal 1950 al 1994; morirà a Forlì il 21 maggio 2003. Un suo amico, un altro medico francese, da tempo si è assunto l’onere e l’onore di tenere alto il nome di Rocco Messina, reo solo di essere ebreo. 

Oggi un’altra testimonianza si è aggiunta a quelle già conosciute da chi scrive e viene da un ottantantatreenne V.L., il quale ragazzo imberbe all’epoca del campo, ha tanti ricordi di quel periodo. Risiedeva con la famiglia, ormai scomparsa, non molto lontano da accampamento e ricorda molto bene un grosso manufatto tutto di legno, nel quale era severamente probito non solo entrare ma anche accostarsi. Nonostante tutto, il mistero continua ad avvolgere la vicenda di Accampamento che certamente, per la mancanza di notizie «ufficiali» e nonostante quei poveri ebrei senza nomi, che furono uccisi nel tentativo di fuga, si perderà nelle nebbie del tempo.

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