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Coldiretti Basilicata: il prezzo  del latte è in picchiata

Nonostante un accordo regionale che fissava a 0,47, si assiste a una diminuzione a forte svantaggio degli imprenditori agricoli e a tutto vantaggio della grande distribuzione. «Il prezzo alla stalla non ha più un riferimentoné regionale, né nazionale. I prezzi decisi nei vari tavoli non sono applicati dagli industriali»
Coldiretti Basilicata: il prezzo  del latte è in picchiata
POTENZA - Continua a calare il prezzo del latte corrisposto alla stalla. Nonostante un accordo regionale che fissava a 0,47, si assiste a una diminuzione a forte svantaggio degli imprenditori agricoli e a tutto vantaggio della grande distribuzione. E’ quanto denuncia la Coldiretti Basilicata che in queste settimane sta svolgendo incontri territoriali con gli allevatori che hanno esposto le difficoltà nel continuare a mantenere viva la propria attività. 

"Saranno intraprese azioni a sostegno del settore zootecnico - ha annunciato Giuseppe Brillante, direttore Coldiretti Basilicata - per evitare il collasso di diverse aziende che si trovano a fronteggiare una situazione economica di crisi. Il prezzo alla stalla non ha più un riferimentoné regionale, né nazionale. I prezzi decisi nei vari tavoli non sono applicati dagli industriali. In Basilicata, il prezzo del latte corrisposto in campagnasi aggira da 0,30 a 0,35. Rispetto allo scorso anno (si aggirava in media da 0,40 a 0,45), si registra una forbice di prezzo che ha comportato una perdita di guadagno di oltre il 30%". 

"Anche l’azienda che ritira maggiormente il latte in Regione (oltre il 40%) - ha spiegato Brillante - la cooperativa Granlatte del gruppo Granarolo, ha comunicato agli allevatori un ulteriore ribasso del prezzo latte. Sarà corrisposto un anticipo di 0,33 al litro. Mentre diminuisce il prezzo del latte alla stalla, aumentano i costi di produzione (energetici, materie prime per alimentare gli animali….), eppure il prezzo dei prodotti lattiero caseari non ha subito ribassi. È rimasto invariato il prezzo che va a pagare il consumatore finale". 

"Il problema è lungo la filiera e lo svantaggio - precisa la Coldiretti Basilicata - è sia per il primo anello della catena, ossia l’imprenditore agricolo, sia per il consumatore. In genere, per un prodotto agricolo solo 16 centesimi vanno al produttore 0,22 alla trasformazione e il resto è appannaggio della grande distribuzione che, grazie ai risparmi a discapito delle imprese agricole, sta operando per propri interessi una serie di campagne pubblicitarie e promozionali". 

Altro problema sollevato dall’Organizzazione di categoria è l’obbligatorietà dell’origine in etichetta. "Non si favorisce - ha continuato Brillante - la reale provenienza territoriale del prodotto agricolo. Dalle mozzarelle al latte a lunga conservazione non c'è la certezza della provenienza. Coldiretti ha più volte denunciato la pirateria agroalimentare e il giro d’affari che ruota intorno al mercato del falso made in Italy. 
L’etichetta è fondamentale perché un prodotto viene certificato e si garantisce la provenienza della materia prima. Oggi non è così perché il latte e i formaggi possono provenire da altri Stati o 'fabbricati' con cagliate che vengono acquistate a prezzi stracciati e non offrono alcuna garanzia di qualità e di salubrità alimentare".

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