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Scuole a Potenza scoppia il caos

Non bastavano i tagli del ministro Gelmini e una riorganizzazione del settore dettata più dalla necessità di risparmiare che di migliorare la qualità. Il prossimo anno scolastico si annuncia a dir poco ingarbugliato, indecifrabile: da una parte il piano di dimensionamento ideato dal Comune, dall’altra le previsioni di assetto organizzativo dell’ufficio regionale scolastico
Scuole a Potenza scoppia il caos
POTENZA - Non bastavano i tagli del ministro Gelmini e una riorganizzazione del settore dettata più dalla necessità di risparmiare che di migliorare la qualità. A Potenza il prossimo anno scolastico si annuncia a dir poco ingarbugliato, indecifrabile: da una parte il piano di dimensionamento ideato dal Comune, dall’altra le previsioni di assetto organizzativo dell’ufficio regionale scolastico che, di fatto, annullano le strategie di pianificazione territoriale dell’ammi - nistrazione comunale (che si rifà al piano regionale) generando confusione e panico tra i genitori. Sì, panico. Perché con tutti questi stravolgimenti non è ancora chiaro quale sarà il futuro delle scuole a Potenza.

La consulta cittadina sulla scuola - frutto della collaborazione tra Comune e dirigenti scolastici - ha scritto una lettera al ministro Gelmini, al presidente della Repubblica Napolitano, ai parlamentari e ai consiglieri regionali per evidenziare come lo stravolgimento del piano comunale, deciso dall’ufficio scolastico regionale, produca ingenti danni economici, creando disorientamento tra le famiglie e gli alunni. Nella lettera si fa l’esem - pio della decisione di riaggregare l’ex scuola media Bonaventura all’istituto comprensivo Sinisgalli, «un provvedimento - scrive la consulta che ha annuncato il ricorso al Tar - in conflitto con quanto previsto dal Comune che intende ospitare gli studenti dell’ex Bonaventura nel nuovo contenitore in via di completamento per l’istituto comprensivo Domiziano Viola».

Il piano regionale prevedeva anche il passaggio degli iscritti alla scuola dell’infanzia comunale delle contrade alle istituzioni statali. Previsione cancellata dall’ufficio scolastico regionale «che - aggiunge la consulta - oltre a produrre un danno economico al Comune rende impossibile di costruire nei fatti la continuità didattica voluta dal ministero». «La possibilità di costruire anche nelle contrade - dicono l’as - sessore comunale alla pubblica istruzione, Giuseppe Messina, e il vice presidente della consulta, Egidio Basile - condizioni di concreta valorizzazione della scuola primaria statale con l’aggre gazione anche della scuola dell’in - fanzia, avrebbe costituito una forte attrattiva per evitare lo spopolamento delle aree periferiche ». Messina e Basile, infine, ritiengono che il mancato trasferimento delle scuole comunali e «l’impropria aggregazione di tre scuole medie, comporterà il depotenziamento del numero degli alunni di tre istituti scolastici che finscono al di sotto degli standard minimi per il riconoscimento dell’autonomia. Dovremmo accettare la perdita di tre istituti comprensivi».

MASSIMO BRANCATI

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