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A Potenza ricostruzione senza criteri antisismici

di MASSIMO BRANCATI 
Oltre 276mila euro per lavori di miglioramento sismico di una casa danneggiata dal terremoto del '98. Ma 11 anni dopo, e 4 dall'inizio dei lavori, il palazzo da ristrutturare è ancora «fragile». E in più disabitato: nessuno degli inquilini può rientrare perché il Comune non ha ancora revocato l'ordinanza di sgombero. Un caso simbolo dei rischi della ricostruzione post-terremoto, il cui avvio è imminente in Abruzzo ma che in Basilicata ha già una lunga storia alle spalle
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A Potenza ricostruzione senza criteri antisismici
POTENZA . Oltre 276mila euro per lavori di miglioramento sismico di una casa danneggiata dal sisma del '98. Ma undici anni dopo il sisma, e quattro dall'inizio dei lavori, il palazzo da ristrutturare è ancora «fragile». E in più disabitato: nessuno degli inquilini può rientrare perché il Comune - che nel frattempo è stato commissariato - non ha ancora revocato l'ordinanza di sgombero. E’ un caso simbolo dei rischi della ricostruzione post-terremoto, il cui avvio è imminente in Abruzzo ma che in Basilicata ha già una lunga storia alle spalle, fatta anche di casi come questo. La denuncia viene da Maddalena Palagano, insegnante di 46 anni di Rivello (Potenza). «La verità - dice - è che secondo me hanno fatto di tutto tranne che rendere più solida l'abitazione». 
La sua è un'accusa pesante. Da dove nascono i suoi dubbi? 
«Ho messo a confronto il progetto originario dell'opera con quello definitivo e mi sono accorta che hanno diminuito la quantità di ferro da immettere nella struttura. In calo anche il numero delle iniezioni di cemento armato che si fanno dentro le mura per sostenere l'edificio. Il solaio, poi, era previsto in argilla espansa, un materiale che si usa per rendere più leggera la parte alta del palazzo, ma successivamente si è optato per il cemento armato. Esattamente ciò che in questi giorni, in Abruzzo, i tecnici e gli esperti stanno sconsigliando di fare». 
Insomma, altro che antisismica. La sua casa diventerebbe più «pesante» e, quindi, più vulnerabile? 
«Già, credo che ci troviamo di fronte al mancato rispetto delle norme sismiche nell’esecuzione dei lavori. Ho dubbi anche sull'impiego del materiale e, soprattutto, sui controlli. Il collaudatore ha visionato i lavori eseguiti non secondo il progetto esistente ma in base al fantomatico progetto di variante inesistente al momento del collaudo dei solai, delle mura delle fondamenta». 
Ma lei ha segnalato al Comune e alla ditta appaltatrice dei lavori le sue perplessità?
«Sì, ma non è servito a nulla. Ecco perché ho avviato un contenzioso giudiziario che mi sta assorbendo tempo, soldi e impegno tra carte bollate, raccomandate, telefonate, richieste di chiarimenti puntualmente snobbate. Sulla sicurezza non si può scherzare. E non si può essere superficiali quando di mezzo ci sono vite umane e soldi pubblici. Anche sul fronte strettamente contabile vorrei vederci chiaro». 
Ritiene che ci siano state manovre poco limpide sui fondi a disposizione? 
«Non sono in grado di dirlo al momento, anche perché assisto al classico gioco dello scaricabarile tra la ditta appaltatrice dei lavori e il Comune. Una cosa è certa: se tutti questi soldi non sono serviti a migliorare la staticità della casa qualcosa non è andato per il verso giusto». 
Nel frattempo lei resta fuori dal suo appartamento... 
«Non ce la faccio più. Il mio unico desiderio è quello di rientrare a casa al più presto, anche se devo fare i conti con un altro problema in qualche modo legato alla qualità dei lavori: l'azienda sanitaria ritiene insalubre il piano terra dove vivo a causa dell'umidità imperante. Credo che si tratti di un altro segnale di un progetto di ristrutturazione che fa acqua, è proprio il caso di dirlo, da tutte le parti». 
Sa che la sua vicenda potrebbe essere un caso su cui riflettere per quanti si apprestano a ricostruire in Abruzzo? 
«Lo spero. Adesso piangiamo i morti di quelle zone e ci chiediamo se qualcosa poteva essere fatta prima proprio per evitare la tragedia. Quando si ricostruiscono le case dopo un terremoto bisogna realmente fare interventi per migliorare la solidità della struttura. E i controlli sui lavori devono essere rigorosi».
MASSIMO BRANCATI

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