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Vivono in un garage sognando una casa
SCANZANO JONICO -  «Pronto Gazzetta? Voglio raccontarvi un sogno: quello di una casa ed una famiglia normali». È la telefonata con cui D o n at o Gioia, 41 anni, diversamente abile, ha chiamato il nostro giornale. Con lui Maria Gaetana Farina, 42 anni, di Nocara, provincia di Cosenza. L’appun - tamento è davanti ad un garage. Sì, davanti ad un posto macchina di neanche 40 metri quadrati, con tanto di saracinesca, nel piano interrato di un palazzo del rione Santa Sofia. Di posti macchina ve ne sono tanti. In uno vivono, anzi sopravvivono, Donato e la sua compagna. Quando lui alza la serranda quasi non crediamo ai nostri occhi. Nel garage c’è un furgone che occupa gran parte dello spazio. Alla parete di fronte, uno scaffale termina con un fornello a tre fuochi. Un ripiano fa da tavolo da pranzo con due piccole sedie. Ci infiliamo in quella che non si può definire un’abitazione. C’è un lavandino: «Qui lei fa la pipì». 

Dove dormite? Una scaletta porta ad un soppalco dove c’è un giaciglio: «Dormiamo qui». Non c’è aria e lo spazio a disposizione è di pochi metri. Non vogliamo credere alla realtà che abbiamo di fronte. Ma, dove fate i vostri bisogni? Maria: «Come all’antica. Dentro una busta o su un giornale che poi buttiamo via». Da quanto tempo vivete qui? «Dal 2 maggio dell’anno scorso – risponde Donato. Siamo residenti in Largo Santa Catarina, dove vivono mio padre e mia madre. Ma, mia madre non vuole che lei stia con me. Dal giorno dopo che l’ho portata a casa ha cominciato a gridare: non la vuole. Io, perciò, non torno più a casa mia. Preferisco vivere qui, in un posto non idoneo, ma con Maria». Lavorate? Donato: «Ho lavorato le altre estati ai villaggi turistici. Spero che mi prendano anche quest’anno. Poi, faccio lavoretti nei giardini, saltuariamente. Diciamo che viviamo con la mia pensione, 250 euro al mese. Si può vivere in queste condizioni?». «Sono una bracciante agricola - dice Maria. «Attualmente non lavoro. Spero in qualche giornata a raccogliere le fragole». 

La vostra situazione è conosciuta dalle istituzioni? «Sì - risponde Donato. Mi sono rivolto all’ufficiale sanitario, ma cosa può fare? E al sindaco (Salvatore Iacobellis, ndr). Non ho una casa, non ho lavoro. Rischiamo di morire di fame. Ci vogliamo bene». Eccolo il sogno di queste due persone. Persone vere, in carne, ossa, sentimenti: «Vogliamo una casa, piccola, d’emergenza, per fare la nostra famiglia. Pagheremo l’affitto. Vogliamo diventare una famiglia normale». Maria: «Io sto bene con Donato. Il 5 maggio sarò libera dal precedente matrimonio e mi sposerò con lui, al Comune». Donato: «Sono andato tante volte dal sindaco. L’ultima una settimana fa. Io voglio una casa o un lavoro. Posso tenere ancora lei qui, in questo garage? Perché aiutano gli extracomunitari ed a noi no? Lancio un appello, perciò, al prefetto di Matera: prefetto aiutaci tu!». 

Filippo Mele

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