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E' caro-gas nel "serbatoio" d'Italia

di LUIGIA IERACE 
C'è stato lo sconto sul gas, il famoso bonus regionale alle famiglie grazie alle royalty del petrolio, voluto nel 2008 e riproposto anche per quest'anno dal governatore Vito De Filippo. C'è stato il taglio dell'addizionale regionale. Ma i conti proprio non tornano. La bolletta del gas di Potenza rimane ancora troppo alta e il bonus alle famiglie appare solo un palliativo in una Basilicata ricca di gas dove la Sel potrebbe avere un ruolo importante se decidesse di farlo fruttare. Purtroppo anche questa volta è la politica a frenare
E' caro-gas nel "serbatoio" d'Italia
POTENZA - Ma quanto ci costa questo gas? C’è stato il tracollo del prezzo del greggio. C’è stato lo sconto sul gas, il famoso bonus regionale alle famiglie grazie alle royalty del petrolio, voluto nel 2008 e riproposto anche per quest’anno dal governatore Vito De Filippo. C’è stato il taglio dell’addizionale regionale. Ma i conti proprio non tornano. La bolletta del gas di Potenza rimane ancora troppo alta e il bonus alle famiglie appare solo un palliativo in una Basilicata ricca di gas dove la Sel potrebbe avere un ruolo importante se decidesse di farlo fruttare. Purtroppo anche questa volta è la politica a frenare. 

In attesa del gas della Total (750 milioni di metri cubi di gas) che arriverà (ma chissà quando?) e della rimodulazione degli accordi con l’Eni, la Sel ha individuato un’altra strada, che potrebbe portare risultati interessanti: quella di chiedere che il 7% di royalties che spettano alla Regione sul gas associato dell’Eni in Val d’Agri e del gas di Pisticci e degli altri giacimenti, non sia conferito in denaro, ma in gas. Una strada possibile, già percorsa dallo Stato italiano, sulla quale si è già espressa la Commissione per gli idrocarburi e le risorse minerarie, e peraltro prevista dalla Finanziaria regionale. 

Il risultato è che l’Italia conferendo tutte le sue quote direttamente attraverso il Psv, il Punto virtuale di scambio, la cosiddetta Borsa del gas, ha ricavato circa il 102%, in più, da un valore di 11 milioni di euro è passato a 55 milioni. Operazione che potrebbe fare la Regione Basilicata. Cosa ne ricaverebbe? Secondo i dati forniti dall’Uf ficio nazionale minerario idrocarburi e geotermia del Ministero per lo sviluppo economico, alla Basilicata nel 2007, la quota di royaltyies era di 13,4 milioni di euro, pari a un miliardo di metri cubi di gas. 

Se avesse venduto con la stessa fortuna dello Stato italiano avrebbe ricavato 26,8 milioni di euro. Bastava, insomma seguire i consigli dello Stato e vendere al momento giusto. Ora bisogna aspettare. Forse la Sel avrebbe dovuto osare di più, visto che la sua intuizione era giusta. Le royalties sono versate entro il 31 giugno di ogni anno e si riferiscono all’anno precedente. Insomma, per ora un’occasione perduta per la Regione che nel bonus alle famiglie ha investito proprio la stessa somma. Ma torniamo alla bolletta. Abbiamo cercato di capire come funziona la famosa «torta» in cui si divide il prezzo del gas naturale, secondo le indicazioni dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas, tenendo conto che si tratta di una media, in quanto non esiste un’uniformità sul territorio italiano. 

Abbiamo provato a confrontarla con alcuni dati messi a disposizione da Eni Gas & Power e dall’Enel Energia spa. La base di partenza è quella di un consumatore domestico con un consumo di circa 1.400 metri cubi annui. È evidente che il 2008, pur essendo l’anno del calo del prezzo del barile, è quello in cui i costi sono maggiormente lievitati, l’ef fetto calo del greggio si comincia debolmente a vedere nei primi trimestri di quest’anno. Il 2008, insomma, è stato davvero un anno nero per tutti e non c’è bonus che tenga. Quel 10% è davvero passato inosservato nel 2008. Dai 42, 58 centesimi di euro per metro cubo del primo trimestre, si è passati ai 72, 30 del secondo, ai 75,70 del terzo fino ad arrivare agli 80,10 del quarto trimestre. Il 2009 si apre con un 79,33 centesimi di euro nel primo trimestre, per scendere nel secondo a 73,41. 

Ma guardiamo in percentuale quanto incidono le diverse voci nel 2008, costo della materia prima e imposte incidono in maniera analoga intorno al 35-37%; se nel primo e secondo sono più alte le imposte, nel secondo e terzo è più alto il costo della materia prima che anche nel primno trimestre 2009 si mantiene alta, sul 41,4% contro un 35,6% di imposte, per cominciare a calare nel secondo trimestre, laddove la materia prima incide per il 37,1% e le imposte per il 37,8%. 

Si aggiunge un’altra importante variabile per il confronto sulle bollette lucane: quella del costo della distribuzione che a livello nazionale si mantiene in media sul 10,5%. Perché se il costo della materia prima non varia e le imposte in Basilicata scendono, con l’eliminazione dell’addizionale regionale, la distribuzione ha un suo peso. Quali sono gli elementi che fanno variare la tariffa di distribuzione. Un esempio poco scientifico, ma semplice è quello dell’autostrada. In primo luogo, gli investimenti per la rete. Più è lunga l’autostrada più costa; il numero degli utenti serviti e la quantità di gas erogata per un ritorno di investimento. Sarebbero insomma le macchine che circolano e la benzina che consumano. 

A questo punto vediamo cosa succede a Potenza, secondo i dati forniti da Eni Gas & Power, in tutto il 2008, le imposte incidono per una media del 18% contro quel 37% medio ipotizzato dall’Autorità, la quota di distribuzione invece raddoppia. È evidente il peso che ha il territorio e l’orografia della Basilicata. Confrontanto Potenza con Campobasso, la situazione è analoga, mentre la percentuale si abbassa ad esempio a Barletta. Accade lo stesso se prendiamo un altra società, secondo i dati forniti da Enel Energia Spa, relativi a Lagonegro, su una bolletta di un utente tipo, laddove a Potenza il costo di distribuzione è di 13,44 eurocentesimi, a Lagonegro è di 19,75, mentre a Tito è di 6,55. Meno male che le imposte sono basse, che la Regione ci aiuta un po’. E consoliamoci. Se così non fosse, quanto dovremmo pagare?
LUIGIA IERACE

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