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«Per ridare il sorriso  ad un bambino»

Il grande cuore dei materani e dei lucani tutti per le vittime del sisma in Abruzzo, una regione martoriata dal terremoto, tragedia che la Basilicata conosce bene
• Puglia e Basilicata per l'Abruzzo
• Una casa di legno dall'Api lucana
• 150 unità di sangue dai donatori Fidas di Basilicata
• Il Consiglio regionale donerà 32mila euro
«Per ridare il sorriso  ad un bambino»
di EMILIO OLIVA 

Ultime notizie. Si raccolgono fondi «per ridare il sorriso ai bambini di una famiglia aquilana». Giuseppe Virelli, 59 anni, edicolante di via don Minzoni, non ha avuto bisogno di strillarlo. In pochi giorni, da martedì, da quando ha promosso la sottoscrizione popolare a favore di terremotati dell’Abruzzo, ha ricevuto 650 euro da un centinaio di persone. Giovani, donne, adulti, materani e forestieri. Tra questi ultimi, ironia della sorte, anche un gruppo di ragazzi di Pescara. Erano a Matera in gita scolastica e hanno voluto aderire all’iniziativa di solidarietà donando 20 euro. Il cuore dei materani si esprime attraverso esempi come quello dell’edicolante. Ma non solo. Dal borgo La Martella sta per partire per le zone terremotate, se non è già partito ieri notte, un primo carico di generi di prima necessità. La Protezione civile ha richiesto saponi, dentifrici, spazzolini, pannolini, maglieria intima. A coordinare l’operazione è Pietro Pasqualicchio, 49 anni, ispettore di Protezione civile, che nella vita di tutti i giorni è un dipendente del Consorzio di bonifica di Bradano e Metaponto nonché presidente dell’associazio - ne Amici del Borgo. 

In Abruzzo da lunedì scorso sono stati inviati anche due cani addestrati al soccorso, Cina e Nepal, due femmine di corso, animali che hanno spiccate sensibilità olfattive utili alla ricerca di persone e sono in grado di avvertire se si tratta di dispersi ancora in vita o no. «Sono un appassionato di cani – spiega Pasqualicchio – nonché selezionatore ormai da 23 anni di una razza in estinzione, quella del cane corso. Sfruttando le loro caratteristiche, due giovani esemplari sono stati addestrati come unità da soccorso». 

A La Martella l’associazione Amici del Borgo ha aperto un centro di raccolta in un locale della scuola elementare. «Ma vorremmo che si aprissero in ogni quartiere», incalza Pasqualicchio informandoci anche di aver «reclutato» un cuoco e tre giovani psicologhe che saranno inviati in una delle tendopoli dei terremotati. Le psicologhe, in particolare, si occuperanno dell’assistenza ai bambini per aiutarli ad affrontare e superare il trauma provocato dalla tragedia del terremoto. Ai bambini abruzzesi è destinato anche un carico di pennarelli e altro materiale di cancelleria che possa servire a impegnarli nelle loro giornate da accamp ati. Sull’edicola di via don Minzoni, intanto, sono esposte locandine che per la prima volta non «strillano» alcun titolo di giornale. «Noi materani – si legge – non vi abbandoniamo. Raccolta fondi per ridare un sorriso ai bambini di una famiglia aquilana ». È la risposta fattiva ad uno dei tanti appelli angosciosi ascoltati in queste ore davanti alla televisione. «Non ci abbandonate », aveva supplicato uno dei terremotati di Onna, uno dei paesini abruzzesi più colpiti dal sisma, che aveva perso un figlio sotto le macerie della casa dei nonni. 

Alla sua disperazione non è rimasto indifferente Giuseppe Virelli. Si contano tanti giovani, non pochi universitari, tra i morti del terremoto. E questo è un altro dei motivi che hanno spinto l’edicolante a prendere l’iniziativa «silenziosa» e umile della sottoscrizione. Tre anni fa, era la notte di San Lorenzo, perse una nipote di soli 26 anni, Valeria Grippo. La ragazza precipitò nella gravina da un parapetto in vico Solitario, nei Sassi, insieme con il suo fidanzato, Andrea Magagnino, che aveva conosciuto a Pisa, dove studiava all’Università. A Onna, infine, è in missione il marito di un’altra nipote dell’edicolante, materano, che fa il vigile del fuoco ed è in servizio a Bari. «Gli ho chiesto di indicarmi uno dei casi più dolorosi, di un orfano o di un bambino di una famiglia povera, cui devolvere i soldi della raccolta», spiega Virelli. 
«Devo confessare – aggiunge – che sono diffidente verso le organizzazioni che si rendono protagoniste di queste iniziative perché molte volte non si sa come siano gestiti i fondi raccolti e a chi vadano a finire. Perciò mi sono deciso a farlo in prima persona. Io e mio figlio abbiamo inviato un sms raccogliendo uno dei tanti appelli a favore dei terremotati. Ma mi chiedevo come sarebbero stati utilizzati. Così mi sono convinto a organizzare la sottoscrizione da solo. Spedirò un vaglia e renderò pubblico il nome del beneficiario. Ma se riuscirò a superare i mille euro non è escluso che vada a consegnare i soldi di persona». 

Saranno solo una piccola goccia nel mare degli aiuti. Ma anche per Virelli, così come per Pasqualicchio e i suoi collaboratori dell’associazione Amici del Borgo, vale la massima che tante piccole gocce formano l’o ceano.

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