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Blitz ad Andria: scacco alla banda dell’Audi

Traditi dalle mozzarelle e dalla saliva. Sono gli elementi decisivi (in realtà sommati a molti altri riscontri utili), che hanno consentito ai carabinieri di Matera e di Andria di identificare uno dei componenti della «Banda dell’Audi nera». È stato individuato e arrestato Francesco Sgarra identificato grazie ad un sacchetto di mozzarelle. Sarebbe uno dei protagonisti del conflitto a fuoco con i carabinieri a Matera la sera del 14 ottobre 2008
Blitz ad Andria: scacco alla banda dell’Audi
MATERA - Traditi dalle mozzarelle e dalla saliva. Sono gli elementi decisivi (in realtà sommati a molti altri riscontri utili), che hanno consentito ai carabinieri di Matera e di Andria di identificare uno dei componenti della «Banda dell’Audi nera». Un quartetto che per oltre sei mesi ha imperversato nel territorio Materano e nella vicina Puglia a caccia di mezzi pesanti. Almeno una decina quelli portati via nel nostro territorio, tanto da richiedere l’intervento del Coordinamento provinciale per l’ordine pubblico. Anche se, dopo una furiosa sparatoria, tra malviventi e forze dell’ordine, era il 14 ottobre dell’anno scorso, l’ondata dei furti si è improvvisamente interrotta. Da una parte e dall’altra, in realtà, non c’è scappato il morto solo per questione di centimetri.

Le indagini dei carabinieri del Nucleo investigativo e del Reparto operativo di Matera hanno permesso l’arresto di Francesco Sgarra, 42, di Andria, gravato da numerosi precedenti penali e già arrestato nel passato, a Matera, per furto di veicoli. I militari dell’Arma sono certi, la notte del 14 ottobre 2008 era insieme ad altri tre in azione sul nostro territorio, già più volte depredato. Nel loro mirino mezzi pesanti, macchine operatrici e di movimento terra. Veicoli industriali del valore di alcune centinaio di migliaia di euro volatilizzati nel nulla, cosa che finì per provocare insicurezza tra gli imprenditori del settore.

La notte della sparatoria, vittima del furto del proprio camion fu un imprenditore di Ginosa. In auto, unitamente ad alcuni suoi parenti, decise d’inseguire i ladri e di avvertire la centrale Operativa dei carabinieri di Matera. Ad un tratto il camion rallentò, l’imprenditore scese dall’auto cercò di avvicinarsi al suo mezzo e per poco non fu investito, mentre la sua auto venne speronata. Dal furto al tentato omicidio, tutto in un attimo. Il malcapitato si gettò a terra e, miracolosamente, evitò di essere schiacciato. La vittima non si arrese e rianimatosi cercò di seguire nuovamente i malavitosi sul proprio mezzo, quando una Audi di colore scuro si affiancò ed uno dei passeggeri ostentò, con fare intimidatorio, un’arma semiautomatica. Insomma, minacciò di fare fuoco.

L’inseguitore decise di fermarsi. Intanto, però, le indicazioni fornite telefonicamente permisero ad un equipaggio del Nucleo radiomobile dei carabinieri di incrociare, nella zona Jesce, il camion rubato e l’auto di “appoggio”. All’arrivo dei Carabinieri l’Audi si dileguò, il camion cercò la fuga, ma venne intercettato. L’autista fuggì nelle campagne dopo aver esploso alcuni colpi di pistola contro i carabinieri, costretti a rispondere al fuoco. Il buio favorì l’allontanamento del ladro che si dileguò facendo perdere le proprie tracce. Ma nel prosieguo delle ricerche fu nuovamente incrociata l’Audi A 4, probabilmente rimasta in zona per tentare il recupero del complice in fuga.

Fu in quel frangente che le due auto si fronteggiarono. Gli occupanti dell’Audi sfidarono apertamente l’equipaggio dell’Arma. Successivamente è risultato che il loro veicolo di 250 cavalli di potenza, rubato nel 2005 a Rimini, era stato rafforzato con una lastra di acciaio della stessa forma e dimensione dello schienale posteriore, palese protezione in caso di conflitti a fuoco.

Nuovo tentativo d’investimento, questa volta nei confronti dell’auto dei carabinieri. Altra fuga e inseguimento. I malviventi iniziarono a fare fuoco e la risposta non si fece attendere. Un proiettile colpì una gomma posteriore e gli occupanti dell’Audi, ormai «azzoppata», si dettero alla fuga, facendo perdere le tracce, in una area boscata posta al limite di confine tra i comuni di Matera e Santeramo.

Nell’auto, con la targa parzialmente contraffatta, vennero ritrovati numerosi oggetti atti allo scasso nonché circa 40 centraline di auto e mezzi meccanici, asportati su tutto il territorio nazionale. Un dato che parla di un’azione a largo raggio e che ha trovato conferma all’atto del ritrovamento di numerose chiavi di veicoli tra cui Bmw, Mercedes, Audi, Volvo; congegni satellitari asportati da veicoli, numerosi attrezzi tra cui un trapano flessibile, mazzuola, grosse tronchesi, ed altri attrezzi modificati artigianalmente per essere anche utilizzati nelle cosiddette “spaccate” ai bancomat. Nell’auto sequestrata anche un apparato radio-ricetrasmittente, ancora acceso e funzionante, installato nel vano portaoggetti, ed uno scanner cerca-frequenze sintonizzato su quelle delle forze dell’ordine.

I rilievi di impronte e tracce biologiche furono eseguiti poi unitamente a personale del «Ris» di Roma. Ma decisiva è stata la busta di un caseificio di Andria: prima di fare il colpo quqlcuno si era preocuipato di fare la spesa e comprare le mozzarelle. C’era ancora lo scontrino degli acquisti. A questo dato, a quello del dna rilevato in uno dei microfoni usati per comunicare all’interno dell’auto, oltre ad altri risultati conseguiti secondo le tecniche tardizionali di investigazione, i carabinieri sono giunti all’arresto di Francesco Sgarra. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Matera Vittoria Orlando, accogliendo la richiesta di misura cautelare avanzata dal sostituto procuratore della Repubblica di Matera, Valeria Farina Valaori, ha ordinato l’arresto dell’uomo poiché ritenuto responsabile di tentato omicidio, rapina, resistenza, ricettazione in concorso con altri allo stato non ancora identificati. Le indagini non sono concluse.

Otto mesi di terroreFrancesco Sgarra, finito in manette ad Andrianell’autoIntercettavano le forze dell’ordinecarabinieriIllustrati i particolari della catturaIl conflitto a fuoco solo per pochi centimetri non si tramutò in tragedia Tentato omicidio, rapina, resistenza, ricettazione in concorso le accuse.

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