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I rifiuti di Potenza emigrano altrove

di MASSIMO BRANCATI 
Con la chiusura della discarica di Pallareta (satura da tempo) e l'inceneritore perennemente in «stand by», non c’è altra soluzione che spedire l'immondizia fuori dai confini cittadini. Il capoluogo lucano si ritrova a «mendicare» soluzioni esterne per smaltire la propria spazzatura, con tutto quanto ne deriva in termini di disagio (quante volte i cassonetti in città vengono svuotati con ritardo?) ed economici: il «trasloco» a Salandra, infatti, costa alle casse municipali di Potenza circa 7.000 euro al giorno
I rifiuti di Potenza emigrano altrove
di MASSIMO BRANCATI
POTENZA - Ci vorrà, nelle migliori delle ipotesi, almeno un altro anno alla città di Potenza per poter smaltire i propri rifiuti in casa. Con la chiusura della discarica di Pallareta (satura da tempo) e l’inceneritore perennemente in «stand by», non c’è altra soluzione che spedire l’immondizia fuori dai confini cittadini. 

Da novembre scorso gli scarti hanno preso la strada di Salandra, così come disposto dalla Provincia che è competente in materia. Il comune del Materano - secondo l’ordinanza dell’amministrazione provinciale - dovrà accogliere i rifiuti potentini fino al termine di maggio. E poi? La proroga appare scontata, anche perché la discarica è abbastanza capiente e parte della spazzatura del capoluogo lucano è già dirottata a Venosa per evitare di ingolfare l’impianto. 

Un fatto è certo: i rifiuti potentini continueranno ad emigrare. E lo faranno, come dicevamo, almeno per un altro anno. Una previsione ottimistica legata alla soluzione degli intricati casi dell’inceneritore e dell’ampliamento della discarica di Pallareta: «Sul termovalorizzatore - spiega il sindaco Vito Santarsiero - stiamo definendo gli ultimi dettagli per formalizzare l’intesa con la ditta che si occuperà dei lavori di adeguamento alle normative e della manutenzione straordinaria prima di partire con la fase che ci porterà all’apertura dell’impianto». 

I tempi? Il primo cittadino non si sbilancia e si ha la netta sensazione che lo stesso Santarsiero sia pessimista sulla brevità del percorso. Analogo discorso per il progetto di ampliamento di Pallareta: «In realtà - precisa il sindaco - non siamo in grado di allargare la discarica nel giro di sette, otto mesi, nella speranza che nel frattempo sia pronto l’inceneritore. Dobbiamo fare i conti - aggiunge - con problemi di approvazione del piano e con un iter autorizzatorio piuttosto complesso». 

Traduzione: la volontà di intervenire c’è. Ma cozza contro questioni tecniche e burocratiche che diventano un ostacolo insormontabile. E così il capoluogo lucano si ritrova a «mendicare» soluzioni esterne per smaltire la propria spazzatura, con tutto quanto ne deriva in termini di disagio (quante volte i cassonetti in città vengono svuotati con ritardo?) ed economici: il «trasloco» a Salandra, infatti, costa alle casse municipali di Potenza circa 7.000 euro al giorno, il risultato del prezzo di 100 euro al dì di tonnellata smaltita (comprensivo di Iva ed eco tasse). Il trasferimento a Salandra, come dicevamo, è garantito per sei mesi sulla scia di quanto disposto dalla Provincia. 

Il rischio che i rifiuti potentini facciano il giro delle sette chiese è reale, anche perché fermarsi sarebbe devastante: Potenza con i suoi 70.000 abitanti e con le sue 70 tonnellate di rifiuti prodotte ogni giorno ricopre una posizione centrale nel sistema rifiuti regionale. E qualora dovesse registrare momenti d’affanno, l’intera regione potrebbe trovarsi in difficoltà.

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