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Tempa Rossa con l'acqua alla gola

di GIOVANNI RIVELLI
A partire dal 16 febbraio i lavori sul sito lucano di Corleto Perticara sono stati fermati ed il sito è stato messo in sicurezza. Questa sospensione ha già prodotto conseguenze negative sull’impiego di circa 200 persone
Tempa Rossa con l'acqua alla gola
di GIOVANNI RIVELLI

Diciotto giorni dopo l’udienza di Riesame per valutare l’ipotesi di annullamento dello «stop» a Total imposto dal Gip Pavese su richiesta del Pm Woodcock, la società francese rompe il silenzio. Uno stringato comunicato (significativamente intitolato «Total in attesa della decisione del Riesame») per dimostrare un atteggiamento collaborativo ma che, contemporaneamente, pone un problema di tempi.

«Total Italia - si legge nella nota - conferma di aver provveduto al pagamento di fatture emesse per l’esecuzione di lavori realizzati dall’AT I Ferrara dal luglio 2008 nel quadro della preparazione del sito destinato alla realizzazione del centro di trattamento oli di Tempa Rossa. Gli elementi di dettaglio sono stati forniti alla Magistratura in seguito a sua richiesta». 
E subito dopo gli uomini della comunicazione precisano che «Total Italia è sempre in attesa della decisione del Tribunale del Riesame sulla misura cautelare di sospensione che gli è stata notificata il 16 febbraio scorso. A partire da quella data i lavori sul sito sono stati fermati ed il sito è stato messo in sicurezza. Questa sospensione ha già prodotto conseguenze negative sull’impiego di circa 200 persone». 

A dirla più in breve, sembra che la compagnia dica un «fate subito» in nome degli interessi propri e dell’area interessata dal sito. La situazione, infatti, negli ultimi giorni si è andata complicando e non è detto che anche un eventuale decisione del Riesame di segno contrario rispetto al provvedimento adottato dal Gip possa far riavviare subito, e soprattutto procedere con certezza, le attività estrattive. Per paradosso, forse tutto potrebbe avere tempi certamente più lunghi ma di contro più certi, in caso di decisione negativa. Sul futuro, infatti, pendono anche le richieste di sospensione fatte dal pm Woodcock per 8 aziende componenti l’Ati Ferrara e il blocco, già disposto dal gip Pavese, dei fondi, circa due milioni di euro, con cui la compagnia petrolifera aveva provveduto al saldo della prima parte dei lavori già effettuata, vale a dire lo sbancamento. Proprio il blocco dei fondi, che sono stati messi sotto sequestro in quanto ritenuti provento dell’ipotetico reato potrebbe creare difficoltà nell’esecuzione delle opere. Non solo, infatti, quella liquidità non finirebbe nelle casse delle aziende rendendo problematica (e due milioni pesano non poco) la gestione delle stesse imprese, ma c’è qualcosa più di un rischio che la stessa fine farebbero anche le eventuali altre tranche di pagamento per quei lavori stimati in 35 milioni di euro.

Per l’associazione temporanea di imprese, insomma, mandare avanti i lavori potrebbe voler dire anticipare le spese per incassare non si sa quando. E qualche problema potrebbe esserci. Di contro, va anche detto che l’appalto, sebbene «sospettato» di essere il frutto di un reato, e precisamente una «turbativa d’asta» nata da una «corruzione», dal punto di vista amministrativo è vigente, cioè Total e le sue consociate non possono «tagliare corto» riaffidando i lavori ad altre imprese con una nuova procedura. Bisogna andare avanti con l’Ati Ferrara. E qui altri problemi. Perchè anche nell’ipotesi «ottimistica» per la Compagnia, e cioè che il Riesame annulli la decisione del Gip, in parallelo è pendente una richiesta del Pm di interdizione dalle attività per la società dell’imprenditore di Policoro, Francesco Ferrara, e per altre otto aziende impegnate nella realizzazione del Centro oli a Corleto Perticara. Ci si potrebbe così trovare con lo stesso blocco ma «a parti invertite» vale a dire che il concedente l’appalto libero da vincoli, e l’aggiudicatario bloccato, e, quindi, con lo stesso risultato di lavori che non vanno avanti. 

Fin qui nell’ipotesi di uno «sblocco» di Total dal Riesame. Ma anche in caso contrario non è detto che il cantiere resti bloccato un anno, come non è detto che si riesca subito a part ire. Secondo «voci» a metà tra indiscrezioni e analisi, già si starebbe valutando la possibilità di raccogliere il «suggerimento» offerto dal Gip di affidare la prosecuzione delle attività ai contitolari della concessione, vale a dire Shell e Esso. Ma anche per questo la «virata» potrebbe partire solo dopo la decisione del Gip che, qualora confermasse lo stop a Total, potrebbe far partire la «staffetta». A quel punto ci sarebbero da fare una serie di adempimenti e riavviare il cantiere. O almeno provarci. Perchè tutte le incognite dette prima sulle ditte esecutrici resterebbero comunque.

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