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Pagavano per  venire in Italia

In Basilicata scoperto un traffico illecito: a pagamento facevano arrivare immigrati clandestini che pagavano oltre 7.000 euro per un «biglietto» di ingresso in Italia e un falso lavoro. Al centro del sistema un impiegato di 50 anni. La scorsa estate le prime voci di paese, poi gli accertamenti
• A Foggia bus separati per gli immigrati
Pagavano per  venire in Italia
di GIOVANNI RIVELLI

«Poveri» in cerca di un futuro lontano da casa costretti a pagare a «ricchi» che stavano comodamente nelle loro abitazioni. Un «Robin Hood alla rovescia» quello che i carabinieri hanno scovato a Grumento Nova, nel cuore della tranquilla e produttiva Val d’Agri lucana. I poveri diavoli erano alcuni marocchini che per arrivare in Italia con il miraggio di un lavoro e una stanza dove stare, pagavano 7mila euro a testa a un gruppo di imprenditori agricoli che risultavano i loro datori di lavoro. La cifra è di non poco conto. Considerato il reddito medio di un marocchino (circa 3mila euro all’an - no) era come se a un italiano fossero stati chiesti più di 80mila euro. Ma in molti, nella speranza di un futuro migliore, hanno pagato. Il problema, però, è che in Italia questi lavoratori non trovavano nulla: nè il lavoro nè la casa e dovevano vedere di industriarsi su come andare avanti. Qualcuno sarebbe tornato al paese d’origine, altri, al momento, risultano irreperibili ed è facile che abbiano provato ad arrangiarsi per tirare avanti come possibile. Decisamente meglio andava agli organizzatori di questo traffico. I carabinieri, che hanno effettuato le indagini alla base dell’ordinanza di arresto eseguita ieri per disposizione del gip di Potenza Luigi Barrella su richiesta del Pm Ferdinando Esposito (che da poco ha lasciato la procura lucana per trasferirsi a Milano), ipotizzano che questo traffico abbia fruttato alle varie persone che ci gravitavano intorno qualcosa come 130mila euro. Le accuse sono di «favoreggiamento dell’immig razione clandestina a fini di lucro». Stando agli investigatori, comunque, non può nemmeno essere escluso che almeno in qualche caso i magrebini giunti in Italia non cercassero solamente un «trucco» per restare in modo più o meno legale un Paese dell’Unione Europea, ma sia spettassero di trovare veramente un lavoro e un posto dove vivere che, invece, non c’era. Tuttavia, è difficile che raccontino la loro verità poichè, per evitare che al danno si aggiunga la beffa dell’espulsione, i lavoratori extracomunitari si sarebbero resi al momento tutti irreperibili. I carabinieri, invece, hanno rintracciato tutte e nove le persone sospettate di essere al centro di questo giro, a iniziare dall’impiegato 50, C.G. che viene ritenuto l’or - ganizzatore del traffico illecito. Le indagini, partite ad agosto dell’anno scorso, (quando la notizia del traffico iniziò a circolare a Grumento) e condotte dai militari della Compagnia di Viggiano, guidati dal capitano Sabato D’Amico, insieme con i carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro di Potenza, hanno permesso di chiarire come nell’imbroglio le diverse persone accusate di essere coinvolte avrebbero avuto diversi ruoli. C’era l’org anizzatore che si occupava della parte burocratica e di mettere insieme tutti i pezzi, c’erano gli imprenditori agricoli pronti a fare richieste di lavoro prime di fondamento che servivano ad aprire le porte della frontiera, proprietari di immobili che facevano fittizie comunicazioni di cessioni di fabbricati per consentire di rispondere al requisito dell’alloggio, e poi c’era un agricoltore marocchino, da anni presente in Basilicata, che teneva i contatti con i disperati del suo Paese che volevano «approfittare dell’occasione».

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