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Imprenditori lucani: basta burocrazia

di LUIGIA IERACE 
«Ora basta. Basta con i tempi lunghi della burocrazia e della politica. Basta. Non possiamo più aspettare». Da Tito alla Val Basento, un coro unanime contro la regione Basilicata. È la «rivolta» degli imprenditori, di quelli che non scendono in piazza con le loro bandiere, di quelli che sono abituati a rimboccarsi le maniche e andare avanti, che non chiedono soldi, ma condizioni per poter lavorare e crescere
Imprenditori lucani: basta burocrazia
«Ora basta. Basta con i tempi lunghi della burocrazia e della politica. Basta. Non possiamo più aspettare». Da Tito alla Val Basento, un coro unanime. È la «rivolta» degli imprenditori, di quelli che non scendono in piazza con le loro bandiere, di quelli che sono abituati a rimboccarsi le maniche e andare avanti, che non chiedono soldi, ma condizioni per poter lavorare e crescere. Imprenditori che ogni giorno sfidano la crisi, ma ora vogliono far sentire la loro voce. 

«Abbiamo deciso di voltare pagina - ribadisce Alessandro Videtta, amministratore della Videtta Antonio snc, di Tito scalo - la politica deve capire che si trova di fronte ad una classe imprenditoriale che seppur ferita dalle difficoltà congiunturali è sempre più compatta e disposta a lottare contro la crisi con l'orgoglio e il sacrificio che ha sempre contraddistinto l'imprenditore lucano. La politica deve fornire alle aziende tutti gli strumenti programmatici che possano consentire di superare le attuali difficoltà puntando su competitività ricerca e innovazione ». Invece «l’impresa lucana è lasciata nella disperazione», incalza Salvatore Pellettieri, presidente dell’omonima società di Tito scalo. 

Un imprenditore che non è certo abituato a lamentarsi, di crisi ne ha viste ed è stato capace di riconvertirsi, di seguire il mercato, di acquisire know how e di crescere: è partito con 13 dipendenti, oggi sono 80 (45 a Tito, 15 a Matera e gli altri in due aziende aperte a Ferrara). «Vogliamo che le istituzioni ci siano vicine. Il mondo dell'impresa ha bisogno di un’attezione reale, prima che sia costretta a ricorrere alla cassa integrazione o addirittura fallisca». Alle prese anche con problemi di contesto legati a carenze infrastrutturali. Strade piene di buche, senza illuminazione, in completo abbandono. 

«Che vergogna quando devo ricevere i miei clienti. Non è vero che tutte le aziende hanno gli stessi servizi - lamenta Pellettieri - Per non parlare dell’im - pegno economico per la caratterizzazione del terreno per un inquinamento precedente. Eppure la Regione si era impegnata a provvedere alla caratterizzazione ed eventualmente alla bonifica». Insomma il vaso è colmo. «Se fino a ieri abbiamo sopportato perché comunque girava il lavoro, oggi si devono fare i conti. Non è possibile che i Por 2007-2013 ancora non partano. La Regione deve agire in maniera veloce, immediata. Università e centri di ricerca, dal canto loro, devono portare alle imprese innovazione, idee, che poi l’industria finanzierà». 

«Non chiediamo niente, non battiamo cassa, non scendiamo in piazza per sapere dove sono finite risorse e posti di lavoro promessi in Val Basento, le attività annunciate e dismesse ancor prima di iniziare - incalza Antonio Donnadio, amministratore della Meba Door di Pisticci – vogliamo risposte perché noi facciamo grandi sacrifici personali. Siamo lucani veraci che credono nella loro terra e fanno di tutto per mantenere i posti di lavoro». E gli effetti della crisi qui sono più evidenti, lontani dai mercati di approvvigionamento e di vendita, con difficoltà nei trasporti e penalizzati dai costi dell’energia. 

«Chiediamo agevolazioni, ma anche le liquidazioni del Por 2000-2006, necessarie per reinvestire in nuovi e più costosi impianti. Noi non scappiamo, ma abbiamo difficoltà di finanziamento. Non chiediamo soldi alle banche, ma la Regione deve aiutarci a ricapitalizzare le nostre attività. Abbiamo 50 dipendenti, con l’indotto diamo lavoro a 60 famiglie. Siamo una delle 10 aziende certificate dal Ministero e il lavoro potrebbe crescere». 

Non sovvenzioni, ma politiche serie e impegni concreti e tempestivi chiedono dunque gli imprenditori lucani. Occorre portare la formazione professionale nelle aziende, le tecnologie avanzano velocemente e c’è bisogno di aggiornare il personale non servono «corsi fantasma», ripetono gli industriali che parlano di «politiche della formazione inadeguate alle aziende che trovano difficoltà a trovare maestranze opportunamente formate». 

E la legge sulla competitività? «È fantastica, ma temo resti tale - sottolinea Francesco Di Benedetto, legale rappresentante della Full texill di Pisticci -. Troppi i ritardi della politica. I decreti attuativi potrebbero fare la differenza, ma vanno concertati con il mondo dell’impresa altrimenti si rischia di non mettere a disposizione gli strumenti giusti». A questo si aggiungono i problemi infrastrutturali, la ridefinizione dei ruoli dei consorzi industriali i Potenza e Matera che hanno problematiche diverse, il mercato finanziario, il fallimento di Basiliea 2, il problema del rating. «Dobbiamo crescere e non possiamo farlo. Siamo stanchi dei ritardi della politica. Noi imprenditori non siamo di destra o di sinistra, possiamo solo premiare chi ci dà una mano a fare i nostri investimenti». E per questo hanno dato mandato al presidente di Confindustria Gianfranco Martorano di promuovere un incontro con il governatore Vito De Filippo.
LUIGIA IERACE

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