Martedì 23 Aprile 2019 | 02:06

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dopo 33 anni

Monopoli, il cineteatro di tutti
restituito finalmente alla città

Il «Radar» è stato inaugurato

cineteatro radar monopoli

di EUSTACHI CAZZORLA

MONOPOLI - Taglio del nastro con l’«evviva» ripetuto più volte da Antonio Stornaiolo. Il taglio del nastro, tricolore e biancoverde, in due punti, da parte del consigliere regionale e presidente del locale Conservatorio «Nino Rota» Fabiano Amati, del sindaco Emilio Romani e alla presenza del presidente della Regione Michele Emiliano. Al termine di un gran galà inaugurale che riaccende il «Radar» dopo 33 anni di silenzio, rotti solo dal fragore dei lavori che hanno restituito una nuova vita alla «nave di tufo colorato». Ancorata dal 1947 a oggi sul curvone di via Magenta, nei pressi della stazione.

Non c’è più l’annesso Albergo Savoia, ma di quei tempi resta la grandeur di un periodo tramontato. Quello in cui si avvolgeva ancora a mano la pellicola al termine di ogni proiezione mentre oggi i film sono dematerializzati con un clic. Il tempo è andato avanti e il «Radar» riapre i battenti, fedele a una nuova missione di cinema e contenitore per i concerti del locale Conservatorio.

«Potevamo scegliere la difficile via di ricostruirlo per lotti - ha detto il sindaco Romani rispondendo alla domanda del giornalista della “Gazzetta” Onofrio Pagone sul palco del Radar per ricostruirne la storia - ma abbiamo preferito la via di un lavoro complessivo». I lavori sono stati eseguiti dalla Research Consorzio Stabile, finanziati per 7,2 milioni di euro di cui circa 3 messi dal Miur, altrettanti messi dalla Regione tramite il piano operativo Fesr 2007-2013 e la restante parte dal Comune.

«Sono felice e soddisfatto - commenta il sindaco Romani -. Il Radar sta facendo respirare un’aria diversa in città. Ed è corsa ai botteghini. C’è già il tutto esaurito per diversi spettacoli». Si susseguono fino al 18 marzo prima dello stop in attesa dell’affidamento del contenitore a un gestore selezionato. Il Conservatorio ha un nuovo spazio operativo ma soprattutto quell’auditorium che mancava per le prove e anche per i concerti. «C’era una volta una storia... La nostra...» è stato il titolo della serata che ha avuto come special guest Emilio Solfrizzi in gran spolvero in un parterre di oltre 450 invitati con tanta voglia di partecipare a un sogno che si è materializzato nel giro di 3 anni. Ma che per diventare realtà ha avuto bisogno del lavoro corale di un gruppo cui dal palco non è mancato il doveroso «grazie».

A Franco Alba che da sindaco comprò da Anselmo Camicia la struttura. Poi Giampaolo Schiavo, già direttore del Conservatorio, e Nicola Incardona, già presidente del «Nino Rota» che per primi siglarono il protocollo d’intesa per la ristrutturazione insieme al sindaco Romani. Poi Bruno Civello, già dirigente del Miur, Elio Orciuolo che da vicesindaco e assessore alla cultura della prima amministrazione Romani iniziò a tessere i primi tasselli per il recupero. Poi Alberto Pasqualone, da assessore ai lavori pubblici, e il suo successore Angelo Annese. L’allora dirigente della Ripartizione, ingegner Pompeo Colacicco, per arrivare ai giorni nostri con Amati e l’attuale direttore del «Nino Rota» Roberto De Leonardis. Sul palco anche l’architetto Palma Librato che ha ripercorso l’amarcord del concorso d’idee del 1992 per il «Radar» purtroppo naufragato ma che ha posto le premesse per una voglia di recupero. In sala c’erano i nonni e i bambini.

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