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Bari

Le casalinghe minacciate
dai portantini dell'usura

Il sistema delle «ricariche». Il policlinico: licenziare i tre dipendenti indagati

Policlinico di Bari

di Luca Natile

BARI - I pagamenti delle rate concordate per il prestito, interessi compresi, avvenivano tramite versamenti eseguiti su carte prepagate. Il sistema dei prestiti a strozzo messo in piedi da Giuseppe De Palma, 57 anni di Bari, Romolo Di Gioia, 46, di Bari e Gaetano Giuliani, 48 di Carbonara, i tre principali indagati dell’inchiesta anti-usura culminata con l’applicazione di 23 misure cautelari personali, di cui 7 coercitive (3 in carcere e 4 ai domiciliari) e 16 interdittive di sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio o servizio, si serviva di coperture e sistemi di pagamento perfettamente mimetizzati.

Le ricariche eseguite a favore di Giuseppe De Palma da una delle sue vittime più tartassate, un artigiano, che dopo aver versato per 5 mesi 850 euro a titolo di interessi sul capitale ricevuto di 3mila euro e che pur di estinguere totalmente il debito e soddisfare le pretese del creditore, si era rassegnato a pagare ogni mese, per 11 mesi, 600 euro, non avrebbero destato sospetti se non fosse stata la stessa vittima a rivolgersi agli investigatori. Stando alla ricostruzione della Procura della Repubblica, l’artigiano avrebbe trovato coraggio dopo aver saputo che il portantino del Policlinico, Giuseppe De Palma, contrariamente a quanto lui stesso gli aveva riferito, in realtà agiva da solo e non conto di una organizzazione criminale. A mettere in contatto il piccolo imprenditore con l’uomo che gli avrebbe poi prestato il contante sarebbe stato un suo dipendente. Le «ricariche» inoltre sarebbero state effettuate dai figli, dalla moglie e da alcuni collaboratori dell’artigiano caduto in disgrazia e per questo costretto a bussare alla porta di chi poteva dargli denaro fresco, negatogli dalle banche. Tra i clienti dei presunti cravattari ci sarebbero state anche diverse donne, madri di famiglia. Le somme richieste ed ottenute non superavano mai i 3mila euro. Per aver ricevuto mille euro una delle clienti di questa specie di piccola finanziaria clandestina, per dieci mesi ha versato 150 euro, quindi maggiorato di interessi per un tasso del 59,99%, superiore di ben oltre il 40,86 punti percentuali al tasso soglia fissato al 19,13%.

Il denaro dei prestiti, in particolare nel caso delle donne, sarebbe servito per gestire spese familiari che altrimenti non sarebbero state in grado di sostenere. Il fatto che si trattasse donne non ha impedito a chi metteva nelle loro mani il contante, di minacciarle («ti mando persone poco raccomandabili»; «...non mi fare venire là se no faccio casino là...») in caso di tardiva restituzione del prestito e degli interessi pattuiti. Intanto questa mattina compariranno davanti al giudice delle indagini preliminari, Roberto Oliveri del Castillo, per sostenere l’interrogatorio di garanzia Andrea Castellana, 49 anni di Putignano, Domenico Del Vecchio, 43 anni di Bari, Maria Rosaria Gallo, 46 anni di Bari e Massimiliano Iacobini, 40 anni, di Loseto. Contrariamente a De Palma, Di Gioia e Giuliani, rinchiusi in carcere, sono stati relegati agli arresti domiciliari.

In base a quanto emerso nel corso delle indagini coordinate dal sostituto procuratore Isabella Ginefra gli indagati si sarebbero resi responsabili oltre che di usura aggravata dallo stato di bisogno delle vittime, anche di estorsione, falsità ideologica e truffa aggravata. Giuseppe De Palma, Gaetano Giuliani e Domenico Del Vecchio, sono dipendenti di «Sanitaservice Policlinico di Bari srl» (società «in house providing» e attiva anche nel Policlinico universitario). I tre sono stati sospesi dal lavoro e sarebbe stata avviata la procedura per il loro licenziamento: il Policlinico ha fornito la massima collaborazione alle indagini. Secondo l’accusa alcuni dei dipendenti si sarebbero allontanati dal posto di lavoro «per commettere i reati contestati o semplicemente per dedicarsi ai loro hobbies o ancora per svolgere attività personali private con conseguente danno per l’amministrazione pubblica e per il servizio».

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