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chiude storico negozio

«Casa Giannini»
a Bari la musica è finita

negozio Giannini a Bari

di LIVIO COSTARELLA

«Lasciamo felici questo lavoro». Con il sorriso e il garbo di sempre, Gianna e Giulia Giannini ieri hanno salutato così gli amici musicisti e tutta la città, in un ultimo incontro nel loro storico negozio di pianoforti, ribattezzato amorevolmente Casa Giannini da più di dieci anni. C’erano tanti fra docenti, pianisti e personalità della cultura, l’assessore comunale Silvio Maselli, il presidente del Conservatorio Piccinni Marida Dentamaro, il sovrintendente del Teatro Petruzzelli Massimo Biscardi. La notizia era rimbalzata in città già da un po’, ma solo adesso trova una conferma ufficiale: l’azienda Giannini Pianoforti chiude la sua gloriosa attività, fondata nel 1874 dalla famiglia Giannini. Certo, il mercato degli strumenti musicali (e dei pianoforti) è profondamente cambiato negli ultimi anni: basti pensare alla Steinway Hall di New York, il tempio del pianoforte mondiale, costretto a chiudere nel 2014, dopo 90 anni, la sua storica sede nella 57th Street. E a riaprire in una più modesta, nella Sixth Avenue.

Ma la scelta delle sorelle Giannini non ha motivazioni prettamente economiche, seppur il mercato non sia più quello aureo di una volta. È una scelta di vita. Dopo 40 anni alla guida della storica azienda, prima affiancando il proprio «babbo» Bruno Giannini, e poi prendendo in mano le redini dell’azienda con grande esperienza e professionalità, Gianna e Giulia hanno sentito il bisogno di chiuderlo per sempre il coperchio di quei pianoforti.

«La ragione è semplice – hanno spiegato ieri -, ci sentiamo “arrivate”. È una scelta fisiologica di chiusura, consapevoli di aver compiuto in pieno il nostro spirito di servizio sul territorio. Abbiamo dato tutto ed assorbito tutta la bellezza possibile, dalle numerose e straordinarie famiglie che sono passate di qui, dai bambini che abbiamo visto crescere e che oggi sono docenti o pianisti affermati in tutto il mondo. Chiudiamo con la voglia di viverla fuori questa vita. E non possiamo non ringraziare tutti coloro che hanno “abitato” Casa Giannini in questi lunghi anni».

Chiude dunque un pezzo di storia della città, in cui sono transitati alcuni dei più grandi musicisti e compositori del ‘900. Pietro Mascagni, ma anche Giacomo Puccini e più tardi Riccardo Zandonai hanno stretto rapporti con il mondo musicale barese proprio grazie ai Giannini. Se Mascagni ha composto quel capolavoro operistico che è «Cavalleria rusticana», lo si deve anche al pianoforte «Colombo» regalato dai Giannini al musicista livornese (in quegli anni a Cerignola), sui cui tasti ha composto l’epopea tragica di Santuzza e Turiddu. È solo l’inizio di una generosità – legata alla grande professionalità - che diventerà un marchio di fabbrica.

«Ho ritrovato quel pianoforte diversi anni fa esposto al Moma di New York – spiega Gianna - ero lì per una mostra di arte contemporanea e all’improvviso me lo trovai di fronte con l’indicazione «Giannini Pianoforti». Iniziai a piangere di commozione. In quel momento un artista di strada suonava “Over the Rainbow”. Un segno del destino». Ma i ricordi, legati ai Giannini, sono innumerevoli. Bruno Giannini, già stimato pianista e musicista, nel 1943 collaborava con Radio Bari dove suonava ogni pomeriggio con l’«Hot Jazz Quintet». La frequentazione con gli alleati lo portò a scoprire e conoscere meglio il jazz, suonando con le grandi orchestre americane che venivano nel Sud Italia, con nomi come Frank Sinatra, Glenn Miller, Irving Berlin. Poi collaborò con personalità di spicco come Gorni Kramer, Franco Cerri o il Quartetto Cetra. Nel 1947 inaugurò l’attuale sede di via Sparano - allora Via Vittorio Veneto -, uno dei negozi più belli e inimitabili di Bari, dal design innovativo, con le caratteristiche lampade tubolari somiglianti a delle canne d’organo. Dagli anni ‘60 in poi i Giannini sono sempre più presenti sul territorio, rappresentando un punto di riferimento imprescindibile per tutto il Sud Italia: il Concorso Pianistico Nazionale, le rassegne concertistiche che formano generazioni di pianisti, gli incontri culturali di Casa Giannini negli ultimi dieci anni, con un pubblico sempre attento e numeroso.

L’assessore Maselli, commentando la chiusura, ha parlato di «sconfitta per la città», ma ha anche annunciato che il Comune chiederà in dono la storica insegna «Giannini» per esporla all’inaugurazione del Polo delle Arti Contemporanee. E a questo, che non è solo un cognome, ma è un suono, uno stile di vita e un luogo dell’anima, «il Comune – ha detto l’assessore - dedicherà una delle prime rassegne di arte contemporanea, ma anche un momento culturale importante dedicato al mondo del pianismo».

Giannini chiuderà definitivamente dai primi giorni di ottobre. Si spegne la musica e il suono del pianoforte, in via Sparano 172, ma restano intere generazioni di musicisti e di amanti della cultura che devono tanto ai Giannini. Con la speranza che l’educazione musicale trovi altri «maestri», capaci di proseguire nel solco (e nei tasti) tracciati per sempre da questa famiglia.

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