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Verdetto definitivo

Morte detenuto cardiopatico
assolto medico carcere di Bari

Morte detenuto cardiopatico assolto medico carcere di Bari

BARI - Non furono le decisione del dottor Pasquale Conti, medico del carcere di Bari, a causare la morte di un detenuto cardiopatico. È diventata definitiva la sentenza di assoluzione «perché il fatto non sussiste» per il medico imputato con l’accusa di omicidio colposo con riferimento alla morte del detenuto salentino Fabio Malinconico, morto nel trasferimento dal carcere di Bari a quello di Secondigliano. Il fatto risale al novembre 2004.

Secondo la Procura di Bari, la colpa del medico era stata quella di non aver disposto il ricovero dell’uomo o comunque di averne ordinato il trasferimento con una semplice sedia a rotelle a bordo del mezzo della polizia penitenziaria anziché con un’ambulanza, nonostante fossero note le gravi condizioni di salute di Malinconico.

Nell’aprile 2013 il medico, all’epoca in servizio presso l’ ufficio Sanitario del carcere di Bari, fu condannato a cinque mesi di reclusione per omicidio colposo. La Corte di Appello di Bari, con sentenza ora divenuta definitiva, aveva poi ribaltato la decisione, ritenendo che «non è stato appurato quale siano le cause della morte, salvo che non le si vogliano imputare comunque tutte a Conti, come pare fare il giudice (di primo grado, ndr), laddove potrebbe ascrivergli anche il non previsto eventuale malfunzionamento del pace-maker, con ciò davvero imputandogli, anzi scaricandogli, responsabilità di sistema». Non è stato, cioè, possibile accertare il nesso causale fra la modalità del trasporto e la morte e, del resto, il dottor Conti era stato soltanto l’ultimo medico a valutare le condizioni di Conti, prendendo atto di una decisione già presa da altri, quella cioè del trasferimento in altro penitenziario.

Nei motivi di Appello, condivisi dai giudici, la difesa dell’ imputato, l’avvocato Michele Laforgia, aveva inoltre sottolineato che «non sono i medici a disporre della libertà personale dei detenuti» ma l’autorità giudiziaria e, in casi di urgenza, il direttore del carcere. Il medico, cioè, «non ha il potere di disporre direttamente il ricovero di un detenuto ma solo di segnalarne la necessità», come avvenuto in questo caso, perché la decisione di trasferire Malinconico a Secondigliano nasceva proprio dall’esigenza di cercare un centro clinico attrezzato.

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