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Bari

Fermate dell’Amtab
viaggio nel degrado

Lucibello, direttore della Municipalizzata: «Pochi soldi per la manutenzione»

Fermate dell’Amtab viaggio nel degrado

di FRANCESCO PETRUZZELLI

BARI - In piazza Garibaldi angolo corso Vittorio Emanuele c’è la fermata in formato «biscottone» doppio gusto. Su un lato il nero cioccolato dello smog, sull’altro il bianco vaniglia sbiadito dal sole. Per numeri di linea e percorsi leggibili solo a metà. In via De Cristoforis, zona Tribunale, va peggio: niente informazioni, sono state coperte da un’affissione pubblicitaria abusiva. Chissà adesso chi ne risponderà. E che dire di via Crispi, principale asse di scorrimento del trasporto urbano?

Ogni fermata ha la sua caratteristica. Mancano i fogli degli orari, le paline classiche sono completamente bianche, mentre quelle digitali vanno ad intermittenza come le lucine di Natale. Si accendono e si spengono all’occorrenza ma senza una ragione.

In corso Cavour forse ci sarebbe bisogno di una scala, per salire fino in cima e farsi largo tra i rami degli alberi per sapere dove mai ti porterà quel bus in arrivo.

Paline che vai arte di arrangiarsi che trovi nelle circa 1.200 fermate dell’Amtab di Bari. In un viaggio che mette sullo stesso binario sciatteria, incuria e un pizzico di burocrazia.

L’Amtab ci ha provato sino allo scorso anno a dare in affidamento ai privati la manutenzione e la cura estetica delle fermate. Loro adottavano pensiline e paline e l’azienda dava in cambio spazi pubblicitari. Ma nulla da fare. Pochissime le adesioni al bando triennale pubblicato a dicembre scorso, mentre il numero delle adozioni (forse scoraggiato dal rischio vandali) si è fermato ad appena otto sponsor, come riporta il sito online della stessa azienda di trasporto.

«Abbiamo pochissimi soldi in bilancio per la manutenzione delle paline e delle pensiline. Nel 2017 appena 100mila euro. Non possiamo fare moltissimo, considerata la già difficile situazione di liquidità» allarga le braccia il direttore generale dell’Amtab, Francesco Lucibello, commentando questa mappa del degrado nel cuore della città.

Perché aspettare un bus e conoscerne gli orari da tabella di marcia spesso è un’impresa. Sono moltissime le fermate sprovviste dei fogli orari. O sono stati tolti dai vandali o non sono stati sostituiti al cambio stagionale che avviene due volte all’anno, a giugno e a settembre.

Altro capitolo per le paline elettroniche, quelle che segnalano gli orari di arrivo e i minuti di attesa di ciascuna linea. Molte rimangono spente e l’Amtab non può farci nulla. Il motivo? Sono ancora di proprietà del Comune e da due anni l’azienda chiede di poterle gestire. Come? «Con un comodato d’uso, con un passaggio di proprietà o con una semplice autorizzazione – dice ancora Lucibello -. Magari alcune non sono affatto rotte ma hanno solo bisogno di essere riattivate».

Insomma, basterebbe pigiare un semplice bottone di riavvio.
Quella delle paline digitali è una storia che si trascina da anni. Installate per dare informazioni su percorsi e tempi di attesa sono diventate il monumento allo spreco.

Capita che in un stessa strada, ma su fermate collocate in sensi di marcia opposti, una riesca ancora a «parlare» con linee e orari che compaiono sul tabellone, mentre l’altra resti misteriosamente muta. Non dà alcuna informazione. Ora chi è in attesa è l’Amtab. Non di un bus, ma di una risposta del Comune.

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