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La sparatoria e i feriti

«Sono quelli della discoteca»
Molfetta, l'indagine lampo

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Quella febbre del sabato sera tra litigi in discoteca e resa dei conti a suon di pallottole che lascia per terra sei ragazzi gambizzati. Uno sguardo spudoratamente intenso e provocatorio. Il tentativo goffo di attirare l’ attenzione della più bella del gruppo. Fino all’approccio rozzo e un po’ volgare, che ha provocato la reazione infastidita della ragazza e quella ancora più irritata dei suoi amici. Dopo qualche battuta di troppo e troppo pesante il corteggiatore respinto e i suoi quattro compagni di «cazzeggio», tutti baresi dei quartieri Libertà e San Cataldo, si sono ritrovati ad affrontare a muso duro una cinquantina di amici della teen-ager che aveva appena respinto infastidita il tentativo di rimorchio. Sullo sfondo l’«Eramo», discoteca alla moda e di gran tendenza tra i ragazzi sul litorale tra Molfetta e Giovinazzo. Quello che i componenti delle due comitive non potevano sapere è che nel momento in cui cominciavano a battibeccare, poco dopo le 3 di ieri mattina, domenica 4 settembre, i Carabinieri della Compagnia di Molfetta, al comando del capitano Vito Ingrosso erano già in mezzo a loro. Stavano effettuando una serie di controlli a tappeto nei locali più frequentati della movida. I militari si sono resi subito conto di quello che stava accadendo e prima che la situazione degenerasse in maniera irrimediabile hanno portato all’esterno del locale i protagonisti del litigio. I duellanti, hanno continuato a questionare con troppa energia al punto che i militari, in maniera preveggente, hanno proceduto alla identificazione dei più esagitati, memorizzando nei loro verbali i nomi di 20 tra i più agguerriti contendenti molfettesi e dei 5 sfidanti baresi. Per tre degli «ospiti» provenienti dal capoluogo gli archivi di polizia hanno segnalato precedenti per problemi di droga, furti d’auto ed estorsione. Incensurati tutti gli altri. Attraverso un controllo più approfondito è stato possibile constatare che nessuno dei litiganti aveva con se droga o armi. I carabinieri dopo aver sedato gli animi e identificato le persone coinvolte, hanno rimesso tutti sulle loro auto rispedendoli a casa. Ognuno è sembrato andare per la propria strada, i ragazzi e le ragazze del posto, come prevede la consuetudine della dolce vita molfettese, a fare colazione con cornetti caldi nella zona portuale di Molfetta, i baresi al Libertà, il loro quartiere. Ecco cosa è successo dopo, almeno stando alla ricostruzione degli investigatori elaborata sulla scorta del racconto di decine di testimoni.
Intorno alle 4.30 due dei ragazzi di Molfetta che avevano partecipato al litigio, mentre erano seduti sulla gradinata prospiciente l’accorsato e frequentatissimo bar «Arcobaleno» affacciato sulla banchina San Domenico, vedono con preoccupazione avvicinarsi il più anziano del gruppetto dei baresi con cui si erano accapigliati meno di un’ora prima. Sulle gradinate, nel bar e sul molo ci sono più di una cinquantina di ragazzi e ragazze. La maggior parte non sa nulla di quello che è accaduto in discoteca. L’uomo, Vincenzo Bartoli, 36 anni, li raggiunge e li prende in disparte. Stringe loro la mano e dice: «Non vi preoccupate è tutto superato, facciamo finta che non sia accaduto nulla. Capita di litigare». Forse è il segnale convenuto perché dopo una frazione di secondo, il brusio, il chiacchiericcio confuso della folla viene sovrastato dal crepitio dei colpi, cinque, sei, forse di più (alla fine i carabinieri della Sezione investigazioni scientifiche recupereranno sulla banchina 4 bossoli e 2 ogive di proiettili calibro 9x21). Secondo i testimoni ad aprire il fuoco sarebbe stato il diciottenne Fabio Pisani. La folla si disperde immediatamente, la gente fugge urlando alla ricerca di un riparo. I proiettili, in maniera diretta o di rimbalzo, raggiungono due ragazze e quattro ragazzi. Le donne hanno rispettivamente 25 e 26 anni, la prima viene ferita al ginocchio sinistro (10 giorni di prognosi), la seconda al polpaccio e al ginocchio della gamba destra (20 giorni). Tra gli uomini ad avere la peggio è un ventottenne che viene trasportato d’urgenza in ospedale e subito operato. Ha un proiettile conficcato nell’inguine. Dopo l’intervento i chirurghi hanno fissato una prognosi di 30 giorni. I soccorritori del 118 fanno miracoli. A un ragazzo di 20 anni i medici estraggono il proiettile che aveva nel tallone mentre è ancora disteso sulla barella giunta per trasportarlo in ospedale. Ci sono altri due ragazzi per terra, di 26 e 31 anni. Sanguinano copiosamente, entrambi dalla gamba sinistra. Vengono curati. Guariranno in meno di due settimane.
Dopo la sparatoria Pisani e Bartoli tornano a casa con la Peugeot 207 intestata alla madre di Pisani. I carabinieri giungono sul posto a tempo di record. I testimoni non hanno esitazioni: «Li abbiamo riconosciuti - dicono - sono stati i baresi della discoteca ».Parte una caccia all’uomo che i carabinieri del Nucleo Radiomobile provinciale, al comando del maggiore Rocco Truda, concludono a Bari intorno alle 6 in via Saseno, al quartiere San Cataldo. Pisani e Bartoli vengono arrestati con l’accusa di tentato omicidio e porto illegale di arma da sparo. La pistola non è stata trovata. La Peugeot finisce sotto sequestro. Le indagini proseguono per accertare se alla spedizione punitiva abbiano partecipatogli altri tre giovani che erano in discoteca. Hanno una età compresa tra i 18 e 19 anni. Sia la proprietà della discoteca «Eremo» che della caffetteria «Arcobaleno» non hanno responsabilità alcuna per quanto accaduto. Hanno offerto la massima collaborazione alle forze dell’ordine.

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