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Delitto il 5 luglio 2014

Omicidio Genchi a Bari
arrestate due persone

Omicidio Genchi a Bari arrestate due persone

BARI - La Polizia ha arrestato i due presunti responsabili dell’omicidio di Giovanni Battista Genchi, sorvegliato speciale, avvenuto a Bari, a Carbonara, nel primo pomeriggio del 5 luglio 2014. L’uomo, che all’epoca era vicino al clan Di Cosola, fu ucciso al quartiere Carbonara di Bari con due colpi d’arma da fuoco; tra i colpi sprati uno raggiunse l'auto di una coppia di passaggio ferendo di striscio una donna di nazionalità albanese.

L’omicidio avvenne all’indomani dell’operazione della Squadra Mobile chiamata «Hinterland 2» con 28 richieste di arresto e 78 indagati: furono colpiti i clan Di Cosola e Stramaglia nei comuni di Adelfia, Valenzano, Gìovinazzo, Triggiano, Bisceglie, Sannicandro di Bari, Bitritto, Rutigliano e Palo del Colle.

Sono stati 'traditì dalle testimonianze a dai tatuaggi. Gli arrestati sono Giovanni Antonacci, di 38 anni e Luigi Carulli, di 34. Entrambi sono stati arrestati dagli agenti della Squadra Mobile di Bari nel tardo pomeriggio di ieri. Genchi, in passato contiguo al clan Stramaglia e sfuggito a un agguato 7 anni prima, sempre il 5 luglio, in quanto autista del boss Michelangelo Stramaglia, era poi confluito nel clan Di Cosola dove era stato affiliato a un grado mafioso elevato.

Le indagini condotte subito dopo l'omicidio, la testimonianza di un cittadino albanese sulla scena del delitto in compagnia della moglie ferita di striscio da uno dei colpi sparati dai killer, e alcune rivelazioni di due collaboratori di giustizia, hanno permesso agli investigatori di ricostruire la dinamica dell’agguato del 5 luglio del 2014 in cui morì Genchi.

Tra i concreti elementi di responsabilità nei confronti degli arrestati, per esempio, c'è la presenza sul luogo dell’agguato di un’Alfa 156 grigia poi rivelatasi di proprietà di Antonacci. E tra i moventi dell’omicidio ci sarebbero alcuni 'errorì commessi da Genchi nella commercializzazione delle sostanze stupefacenti sulla piazza di Valenzano e comportamenti molesti assunti dalla vittima nei confronti della sorella di uno dei due arrestati.

A 'tradirè gli arrestati, oltre alla presenza sul luogo del delitto dell’auto di Antonacci e una precedente telefonata fatta a Genchi attraverso una cella telefonica poco distante dal luogo dell’omicidio, c'è anche un geco tatuato su un braccio di Carulli, chiamato il «Ciccione», grazie al quale è stato identificato e 'collocatò dagli investigatori nel mezzo usato dai sicari per raggiungere il luogo dell’agguato. Su chi dei due abbia, infine, impugnato l’arma utilizzata per sparare, non c'è certezza, ma è dello stesso tipo trovata in possesso di Antonacci in due distinte occasioni e perciò arrestato in precedenza.

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