Mercoledì 16 Gennaio 2019 | 11:46

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BARI – Trentuno arresti sono stati eseguiti dalla polizia di Stato a Bari in esecuzione di un provvedimento cautelare emesso dal gip del Tribunale su richiesta della Dda. All’operazione partecipano circa 180 uomini uomini della Squadra Mobile, del Reparto prevenzione crimine, del Gabinetto interregionale di Polizia scientifica e unità cinofile e aeree.

Gli arrestati sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere, estorsione, detenzione e porto di arma comune da sparo, associazione per delinquere finalizzata al traffico e alla commercializzazione di sostanze stupefacenti, falsità ideologica per induzione commessa da pubblico ufficiale, falsa perizia, truffa ai danni dell’Inps e associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento e allo sfruttamento della prostituzione.

Le indagini, avviate nel marzo del 2012, oltre a documentare l'attività di alcuni gruppi criminali operanti nel capoluogo e in alcuni comuni limitrofi, hanno consentito di sequestrare oltre 52 chilogrammi di hashish, 10 chilogrammi di marijuana, oltre 4 chilogrammi di cocaina e 1,500 chilogrammi di eroina. 

Nel dettaglio, l’attività investigativa, avviata a seguito di un attentato incendiario verificatosi nel quartiere Poggiofranco di Bari ai danni di un esercizio commerciale operante nel settore della ristorazione, ha consentito di documentare l’attività criminale di un sodalizio operativo nel comune di Triggiano, dedito alla commissione di estorsioni ai danni di imprenditori edili.

Nel medesimo contesto, sono emerse le responsabilità anchedi esponenti del clan Anemolo, nella commissione di reati inerenti la commercializzazione di sostanze stupefacenti, fornite dal sodalizio riconducibile a Cosimo Zonno di Toritto. Il gruppo criminale si riforniva di significativi quantitativi di sostanze stupefacenti da soggetti riconducibili al clan Palermiti operante al quartiere Japigia di Bari e da cittadini albanesi, rivendendola, successivamente, a trafficanti attivi nella provincia di Bari e provenienti dalla provincia di Foggia, dalla Basilicata e dalla Calabria.

E’ stata accertata, altresì, l’esistenza di un associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento e al favoreggiamento della prostituzione gestito da cittadini rumeni.

Infine,  è stato possibile ricostruire quella che, allo stato, appare una sistematica truffa ai danni dell’INPS a fronte di false patologie, tali da incidere anche sul regime cautelare di uno degli indagati.

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