Martedì 22 Gennaio 2019 | 19:27

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BARI - È partita ieri mattina con la redazione di un parere motivato in materia regolata dal Codice civile la maratona degli scritti per 1.350 dottori in legge che desiderano ottenere l’abilitazione alla professione forense. Si tratta di una delle prove più angoscianti e difficili per coloro che coltivano il sogno di indossare la toga di avvocato e che - dopo un lungo percorso di studi, corsi di specializzazione e almeno 18 mesi di pratica legale - si ritrovano a dover dimostrare in tre giorni la propria preparazione. Lo scorso anno (sessione 2014/2015) su 1.746 iscritti nel distretto della Corte d’Appello di Bari solo in 531 furono i candidati che riuscirono ad accedere all’esame orale.

Niente colpi di scena questa volta. La prova, iniziata intorno alle 11 (dopo la solita trafila dell’accoglienza e identificazione dei candidati e la lettura delle tracce) si è conclusa sette ore più tardi senza che i componenti delle quattro Commissioni d’esame (una decina per ogni collegio tra effettivi e supplenti), i cancellieri e i rappresentanti delle forze dell’ordine, tutti deputati a vigilare sul regolare e corretto andamento della prova, abbiano notato ed evidenziato comportamenti scorretti o tentativi di «brogli» da parte degli esaminandi.

Questa mattina, mercoledì, i candidati torneranno a sedere tra i banchi nel padiglione della Fiera del Levante per la seconda prova scritta, ossia un parere in materia regolata dal codice penale per terminare infine domani, giovedì con la redazione di un atto giudiziario.

Nessuno ieri mattina ha cercato di fare il furbetto.

Lo scorso anno, invece , le cose andarono diversamente. I carabinieri del Nucleo investigativo del Reparto operativo provinciale smascherarono al terzo giorno di prove il tentativo di far entrare nell’aula una busta contenente lo sviluppo della traccia, ossia la redazione di un atto giudiziario. Fermarono la dottoressa Tina Laquale, dirigente amministrativo alla facoltà di Giurisprudenza e Giacomo Santamaria, cancelliere della Corte d'appello, mentre all’esterno del padiglione attrezzato ad aula d’esame si passavano di mano un plico. Nella busta, anche un bigliettino con i nomi e cognomi di cinque potenziali destinatari della «manna». Le indagini sono ancora in corso, Ci sarebbe stato quella mattina chi fotografò le tracce per poi inviare le immagini all’esterno, tramite WhatsApp. In uno studio legale, almeno Laquale, una sua stretta parente e un professionista avrebbero avuto il compito, codici alla mano, di scrivere gli elaborati.

l. nat.

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