Giovedì 17 Gennaio 2019 | 01:24

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Chiusura ospedali in Puglia Emiliano riparte da tre «Ma mille posti letto in più»

Chiusura ospedali in Puglia Emiliano riparte da tre «Ma mille posti letto in più»
MASSIMILIANO SCAGLIARINI
BARI - Il numero di posti letto alla fine aumenterà, ma ci saranno accorpamenti e spostamenti che potrebbero comportare la disattivazione di 2-3 piccoli ospedali. Non sono, insomma, i 25 ospedali che Michele Emiliano si è dichiarato disposto a tagliare pur di non aumentare le tasse. Ma il riordino dei reparti - che Vendola non riuscì a portare a termine per il «no» della maggioranza - dovrà necessariamente arrivare in giunta entro il 31 dicembre: oltre a essere previsto dal decreto ministeriale 70/2015, è un adempimento cui la Puglia è obbligata per via del Piano operativo.Il direttore del dipartimento Sanità, Giovanni Gorgoni, ha cominciato ieri la fase di consultazione con la Asl Lecce, che in settimana verrà seguita da tutte le altre aziende sanitarie. Poi, dopo l’elaborazione della bozza, ci sarà un confronto (rapido) con i sindacati in quanto saranno fatalmente necessari trasferimenti di personale. Il risultato netto dell’operazione sarà un aumento di posti letto, perché gli attuali 13.796 posti letto sono lontani dallo standard ministeriale (3,6 ogni mille abitanti): il meccanismo di calcolo, che tiene conto della mobilità, porterà ad averne circa 1.000 in più.

Lo strumento principe è quello degli accorpamenti. «In Puglia - ha ricordato Gorgoni - il 55% dei ricoveri si fa in 11 ospedali, quindi i cittadini hanno già disegnato nei fatti la rete ospedaliera. Il riordino ospedaliero diventa un obbligo normativo e relazionale». Ma già la prima fase del piano di riordino, quattro anni fa, aveva mostrato alla Regione, in base agli indici, la necessità di fare spostamenti di posti letto. E questo potrebbe (anzi sicuramente avrà) come effetto collaterale la chiusura definitiva dei due-tre presidi che si ritroveranno svuotati e verranno riconvertiti a case della salute o lungodegenze.

Non è infatti detto che sia possibile procedere ovunque ad accorpamenti. Sulla carta, per esempio, Andria potrebbe «ingoiare» Canosa, ma non ha gli spazi necessari, né tantomeno (la Bat è ferma al 2,2 per mille) si possono cancellare i posti letto. In questi casi le alternative sono diverse. Altro esempio: tra Casarano e Gallipoli ci sono due ortopedie a distanza di 15 km, entrambe con una dotazione sottodimensionata. Si procede con il principio dei vasi comunicanti: o si crea una unica ortopedia, oppure un presidio si dedica all’«elezione» (che non ha guardie né reperibilità) o al day-surgery/day-hospital, e l’altro all’emergenza-urgenza.

Da qualche giorno sulla scrivania del direttore Giovanni Gorgoni c’è anche il report di valutazione delle performance predisposto dall’istituto Sant’Anna di Pisa, che ha terminato la valutazione del sistema sanitario pugliese sulla base dei dati della Regione. La Puglia entra dunque nel novero delle 12-13 Regioni che utilizzano il metodo Sant’Anna: i dati - ha detto ieri Emiliano - verranno diffusi e saranno a base dell’attività di programmazione, ed è presumibile che possano costituire la griglia di valutazione dei direttori generali.

«Non possiamo aumentare le tasse - ha ribadito ieri Emiliano - e quindi dobbiamo necessariamente riorganizzare i servizi, anche a costi pesanti. Ciò significa che ci sono potenzialmente venticinque ospedali, le cui prestazioni sono da verificare. Il lavoro fatto con il Sant’Anna ci consentirà, dati alla mano, di poter fare una diagnosi complessiva, e di impostare anche una terapia».

E nel frattempo si riaccende la polemica politica. «La Puglia - dicono i consiglieri grillini - ha bisogno di un assessore alla sanità competente in materia. Emiliano ha dimostrato di non essere in grado». «È il momento - dice Andrea Caroppo di Fi - che Emiliano venga in Consiglio per superare una brutta pagina per la sanità pugliese, che lo vede pervicacemente impegnato nella ricerca di alibi per chiudere reparti ed ospedali».

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