Martedì 22 Gennaio 2019 | 00:49

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di GIANLUIGI DE VITO

BARI - Sul divano della stanzetta attigua all’ala femminile della moschea di Bari, Sharif Lorenzini e Ghazi Shwandy accettano la chiacchierata. Durerà più di un’ora. Non hanno il volto sorridente di sempre. Lorenzini, laurea in ingegneria al Politecnico, tre figli, egiziano di nascita, è il vice presidente della associazione Comunità islamica in Puglia. Ghazi Shwandy, iracheno, cinque figli, è punto di riferimento di 30mila musulmani, il 45 per cento dei quali composto da donne. Ghazi ha studiato teologia non solo in Iraq. È in Puglia dal 2007. È di Falluja e nel 2004 fu colpito da un proiettile, mentre tornava a casa dal mercato, sparato da uno dei jjhaddisti di «Tawhide Jihad», («Gruppo di lotta per l’Unicità di Dio», ndr) poi confluiti nell’Isis, che aveva cacciato dalla moschea. La strage di Parigi, come ogni atto terroristico, riapre ogni volta ferite. Lorenzini non teme che la moschea di Bari possa nutrire estremisti: «Il rischio è remoto. Ma le persone non impazziscono dall’oggi al domani. Da vent’anni la moschea è condotta sul modo retto di vivere l’islam. E poi noi agiamo in modo da prevenire e reprimere eventuali pensieri e atteggiamenti devianti. Se non ci riusciamo allontaniamo e informiamo le autorità competenenti su chi è fuori controllo perché tutti sanno che abbiamo un ruolo istituzionale e che dobbiamo concorrere alla sicurezza del nostro Paese che è l’Italia».

Imam Ghazi, chi spara e uccide dentro la nostra società pronuncia «Allah è grande». L’identificazione è immediata e smontare l’odio diventa dif ficile. «L’Islam non può essere associato a nessuna strage né essere il mandante. La prima fonte canonica dell’Islam è il Corano. Prendiamo Surat “Alanbiàa” ayah 17 17 (capitolo «Profeti» versetto 17, ndr). È scritto: “Tu sei stato mandato all’umanità come segno di misericordia e di clemenza”. Non si parla di misericordia solo per i musulmani, ma per il genere umano, a prescindere dall’appartenenza religiosa. Dico di più. Consideriamo Darruriat al khams, i cinque aspetti fondamentali nell’Islam dai quali ogni musulmano non può prescindere, né prendere uno piuttosto che un altro. La prime due sono la salvaguardia dell’essere umano e della sua dignità, e la salvaguardia della fede. Nessun musulmano può giustificarsi davanti alla soppressione della vita di una persona a prescindere dalla sua appartenenza sotto qualsiasi profilo o motivo. La salvaguardia della fede non è rivolta solo all’Islam, ma a qualsiasi fede, che va protetta perché è Allah che giudica , non noi».

E le altre tre? «Salvaguardia della proprietà privata e della terra, dell’intimità della libertà di pensiero» Ma spesso sono proprio le durrat che vengono utilizzate dagli jihaddisti come paradigma per agire. La tesi è: siccome l’altro non rispetta, allora tocca a noi fare la jjhad «Nella shari’a che è la dottrina con la quale vive ogni credente musulmano, abbiamo due impedimenti. Il primo: “non si può rispondere al male con il male”, e questo è nel Corano. Nella vita di Mohammed, picchiato, perseguitato, derubato, ferito non c’è mai un episodio in cui abbia risposto con azioni simili a quelli che subiva. Il secondo principio è che nell’Islam è tutto regolamentato, non esistono risposte personali, anche quando si parla di respingere un attacco e rispondere a un’ingiustizia. Se mi uccidono mio fratello non possono uccidere il fratello del killer. Anche la jihad va intesa bene, come battaglia per diffondere il messaggio di Allah, non come attacco. Ma se finisce sulla bocca degli ignoranti e che si comportano da miscredente...»

Isis non è né una brigata né di taoisti né di indù «Vede, nell’Islam non si può mai dire che una persona sia miscredente, nel momento in cui si proclama musulmano, perché solo Allah giudica. Ma posso dire che il suo comportamento non è da credente e non che non è riconosciuto dall’islam. E questo ci consente di prendere le distanze dall’Isis. Nessuno musulmano può non essere solidale con i francesi o giustificare quello che è successo».

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