Mercoledì 16 Gennaio 2019 | 11:08

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di LIA MINTRONE
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di LIA MINTRONE

BARI - Lo sapete quanti corso Vittorio Emanuele ci sono a Bari? Tre: a Murat, Carbonara e Palese. E c’è una piazza con lo stesso nome a Ceglie. E via Dante? Cinque: a Murat, Loseto, Torre a Mare, Ceglie del Campo e Carbonara. E ci sono anche cinque corsi Cavour (Murat, Torre a Mare, Carbonara, Ceglie e Loseto), cinque vie e piazze Cesare Battisti (Murat, Palese, Carbonara, Ceglie e Loseto), quattro via Dalmazia (Madonnella, Santo Spirito, Ceglie, Torre aMare) e sei Garibaldi (Santo Spirito, Murat, Carbonara, Palese, Japigia, Torre a Mare).
Per farla breve, in tutto sono 370, a Bari, le strade con la stessa denominazione.

A sollevare non solo l’eccesso di omonimia ma, soprattutto, i disagi derivanti da questo accavallamento toponomastico, è Pe ppino Calabrese, vicesegretario regionale del Partito Repubblicano. «La confusione che si è venuta a creare è enorme» commenta Calabrese, che più volte ha segnalato la stranezza a Palazzo di Città ma senza ricevere risposte». «In pochi sanno che molto spesso i postini fanno il giro di tutti i quartieri di Bari prima di trovare l’abitazione del giusto destinatario. Tanta perdita di tempo, di lavoro e anche di denaro». Problema più grave per la consegna di atti giudiziari, assegni, bollette e libretti della pensione.

«Tanti pensionati continuano a fermarmi per segnalarmi di aver ricevuto i libretti della pensione anche con tre mesi di ritardo perché l’indirizzo aveva impallato il postino - continua Calabrese -. Un ritardo ingiustificato che ha creato tanti disagi a molti anziani».
Il problema nasce da lontano. Tra gli anni Venti e Trenta del secolo scorso, furono emanati tanti decreti regi che trasformarono alcuni Comuni autonomi a ridosso di Bari in frazioni. Il 26 gennaio del 1970, il Comune di Bari, con apposita delibera, mutò ancora una volta la situazione trasformando le frazioni in quartieri. Ma il 28 luglio del 1979, fu sempre il Comune a suddividerli in 9 Circoscrizioni. Poi, l’anno scorso, l’ennesimo cambiamento in Municipi.

Calabrese chiede al Comune di fare una verifica una volta per tutte. «Va rivista la toponomastica della città, quella attuale genera confusione e lentezza nei servizi. E’ mai possibile avere ancora 4 via Principe Amedeo, 4 via Carducci , 3 via De Giosa e 4 vie o piazze Massari? - si interroga Calabrese - Altrove lo hanno già fatto. La presenza di queste aree con il medesimo nome è causa di molteplici e gravissimi disservizi sia nella circolazione sia nel recapito della corrispondenza agli abitanti di queste zone, compromettendo, tra l’altro, anche la tutela della sicurezza e dell’ordine pubblico nel territorio. Dal fascismo ad oggi, la città è cambiata. Ma nessuno, dal Comune, ha risposto alle istanze sia dei cittadini sia del Partito Repubblicano».

Non si sottrae al confronto Angelo Tommasicchio, assessore con delega alla Toponomastica. «Questa situazione la ereditiamo dal passato - spiega -. Sicuramente bisogna lavorarci, ma i cambiamenti non possono avvenire da un giorno all’altro. Il problema è che migliaia di cittadini sarebbero obbligati a cambiare i propri documenti, dalla carta d’identità alla patente, perché andrebbe cambiato il nome della strada dove risiedono. Questo significa disagi e costi. Ma approfitto per chiedere ai rappresentanti dei Municipi di iniziare a farci delle proposte per eliminare almeno tutte le traverse e i vicoli che ci sono nelle ex frazioni e che appartengono ad una stessa strada: sono infiniti. Iniziamo ad eliminare almeno questi e a dare dei nomi, anche perché c’è molta richiesta di nuove intitolazioni e vorremo riequilibrare anche la parità di genere. Troppi uomini e poche donne».

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