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di VALENTINO SGARAMELLA
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BARI - «I cani stanno morendo per malattie e sono senza cibo; ho dedicato la mia vita a questo problema. Non mi si attribuisca l’incapacità a gestire un canile. Questa è interruzione di pubblico servizio e sporgerò denuncia e farò apporre i sigilli al canile». Ieri mattina, in via dei Fiordalisi, nella zona industriale, momenti di tensione tra Anna Dalfino, presidente dell’Aca (Associazione cani abbandonati), e autorità comunali intervenute per un sopralluogo al canile rifugio gestito dall’associazione.

Oltre l’assessore all’Ambiente, Pietro Petruzzelli, c’erano la dirigente della ripartizione ambiente del Comune, Cinzia Busano, e agenti della Polizia municipale. Nella struttura in questo momento vi sono circa 200 cani. «Una determina degli uffici sottrae all’Aca 800 euro al mese dai contributi, mi hanno dato 4mila euro per il secondo semestre 2014 – dice Dalfino - ed altri 10mila euro per il primo semestre 2015. Non si attribuisce il pagamento per il mangime del secondo semestre mentre devo ancora pagare il primo?».

Spiega la questione un volontario dell’Aca, Vincenzo Madetti: «Il canile è privo di autorizzazione sanitaria. I recinti devono essere facilmente lavabili e disinfettabili in caso di epidemia». I cani scavano buche nella brecciolina: divengono così profonde che si feriscono, si infettano. Oppure gli animali cadono nelle buche fratturandosi le zampe. «In queste condizioni, il canile comunale è abusivo. Quando piove si allaga».

Il canile sanitario manca di tutte le attrezzature necessarie per curare gli animali. Madetti chiede: «Questa struttura è del Comune. Mi spiega perché inviano i cani presso una struttura privata pagando con i soldi dei cittadini un canile con 300 cani sovraffollato?» Poi aggiunge: «Per giunta, oggi il Comune decide di detrarre 800 euro al mese per il fitto». Ancora: «Dovrebbero provvedere a tutte le spese e dare un contributo alle associazioni invece, danno 31 euro al mese per cane, ma una Tac costa 700 euro».

Esiste una convenzione in base alla quale il Comune delega Aca a gestire i cani sottratti al randagismo. Una seconda convenzione prevede il riscatto in 10 anni dell’area del canile alla proprietà Asi, per un canone di 400mila euro l’anno. «Secondo lei – chiede Madetti – quest’area vale 4 milioni di euro dei cittadini?».

L’assessore Petruzzelli: «la signora Dalfino non può mettere i sigilli al canile, proprietà del Comune. Se la signora non è in grado di gestirlo si individuerà un’altra associazione». E promette: «Porterò entro la fine di quest’anno la delibera in consiglio comunale per accelerare l’iter di acquisizione del canile dall’Asi al patrimonio del Comune».
Secondo punto: «Entro l’estate 2016 pubblicheremo un bando di gara per l’affidamento del canile ad una associazione».
Terzo punto: «Trasferiremo qui il canile sanitario dal canile privato. Bisogna rifare la pavimentazione dei recinti che favorisca il drenaggio dell’acqua».
A margine l’assessore dice: «Le altre associazioni non si lamentano, l’unica a lagnarsi è lei e non so se presenta rendicontazione dell’uso che fa dei contributi comunali». Ribatte Dalfino: «Rendiconti? Come no ci mancherebbe».

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