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BARI - Un affronto da lavare con il sangue, ad ogni costo: qualcuno doveva pagare per aver osato offendere e aggredire verbalmente la moglie del boss incinta all'ottavo mese. Tema della discussione, non il risultato di una partita, ma dinamiche interne tra due gruppi criminali egemoni al rione Carrassi, addirittura un rancore per una frattura interna a una famiglie criminale: una faida iniziata dopo un tentativo di accecamento di un capoclan. Sarebbe questa la chiave di lettura dell'agguato mortale teso a Christian Midio, lo spacciatore 21enne ritenuto affiliato allo storico clan Anemolo, ammazzato la sera del 3 novembre al rione Carrassi tra la folla impaurita. Una esecuzione dimostrativa, perchè "qualcuno del gruppo di cui faceva parte colui che aveva offeso la donna" doveva pagare. Il boss si chiama Giuseppe Simeone, 33 anni, ritenuto affiliato al clan Diomede, arrestato dalla Polizia e ritenuto il mandante del delitto cui ha partecipato Nicola Angiola, 46 anni, anche lui finito in cella. Per entrambi, oltre all'accusa di omicidio, la contestazione di detenre un vero e proprio arsenale che è stato recuperato in queste ore in una operazione congiunta di Carabinieri, Polizia e Guardia di Finanza. Una terza persona, un giovane di 24 anni, Danilo Siciliano e ritenuto esecutore materiale dell'omicidio, è ricercato.

IL LITIGIO FRA LE DONNE DEI CLAN - Arresti che sembrano mettere il sigillo "caso chiuso" (visto che i diretti interessati hanno confessato) anche a questo delitto che ha suscitato allarme vista la dinamica dell'agguato avvenuto alla presenza di decine di persone che affollavano in quel momento i negozi. Circostanza che aveva spinto lo stesso sindaco, Antonio Decaro, ad offrirsi come «portavoce» per le forze dell'ordine raccogliendo eventuali informazioni o denunce da parte di chi aveva visto e temeva di parlare. I due arrestati, dopo un lungo interrogatorio in Questura, hanno deciso di vuotare il sacco e confessare. E a fornire una puntuale descrizione dei fatti è stato lo stesso Simone che ha deciso di collaborare con la giustizia. Sua moglie sarebbe stata aggredita verbalmente alcuni giorni prima del delitto dalla compagna di un esponente del clan rivale degli Anemolo, di cui faceva parte anche Christian Midio, provocando così la reazione di Simeone. Il conflitto fra i due gruppi criminali risalirebbe però ad un periodo precedente, da settembre, da quando, sarebbero iniziati minacce e agguati fra gli affiliati ai due clan per il controllo dei traffici illeciti sul quartiere. E proprio da settembre, Simeone era latitante perchè colpito da un ordine di carcerazione.

IL PENTIMENTO DEL BOSS; GLIENE HA BUTTATI QUATTRO - Quando Simeone ha deciso di punire l’affronto subito dalla compagna (che ha anche rischiato di perdere il bambino), non aveva come obiettivo specifico Midio, ma uno qualunque degli affiliati al clan avversario, che quel giorno è stato casualmente il 21enne. Angiola, secondo quanto accertato dagli investigatori, guidava lo scooter a bordo del quale c'era il killer che ora è latitante. Simeone, e la sua convivente, hanno riferito dettagli sul prima e dopo il delitto: il 33enne, ad esempio, avrebbe fornito la calibroi 45 utilizzata per punire Midio. "Gliene ha buttati quattro..." ha detto l'uomo agli investigatori riferendosi ai colpi e ricostruendo anche la genesi dello scontro. Particolari raccapriccianti che la dicono lunga sulle modalità di regolare anche questioni personali secondo logiche mafiose. Midio è stato ammazzato a casaccio, come se si trattasse di una «lotteria». Il giovane, infatti, ha pagato l'appartenenza a un clan, la cui moglie di un componente, si era scontrata verbalmente con la moglie del boss proprio la sera prima dell'omicidio (la donna avrebbe avuto un calcio nellapancia). Anche se dietro tale «screzio» c'è il rancore per la separazione di un gruppo staccatosi dagli Anemolo e diretto verso i Diomede. Gli inquirenti hanno fatto luce anche su un tentativo di omicidio avvenuto pochi giorni fa a Madonella e di cui non si sapeva nulla: in quella circostanza dovevano cadere altri del clan avverso.

L'ARSENALE DA GUERRIGLIA - A Simeone, latitante, che e è stato arrestato dalla Polizia nel corso di un'irruzione ritrovandogli armi (e poi si è pentito) e ad Angiola, è stato sequestrato un vero e proprio arsenale: 1 Fucile Mitragliatore Kalashnikov, completo di serbatoio e 30 cartucce cal. 7,62x39; 1 pistola mitragliatrice di marca sconosciuta cal. 7,65 di probabile provenienza dell’Est Europa completa di due serbatoi di cui uno rifornito di 29 cartucce; 1 pistola mitragliatrice Skorpio cal. 7.65 completa di un serbatoio con 12 cartucce; 1 pistola cal. 45 fatta a pezzi (arma del delitto?); 20 cartucce cal. 45; 1 caricatore privo di cartucce; 1 pistola a salve modificata per offendere completa di caricatore e cartucce; uniformi delle Forze dell’ordine; 2 giubbetti antiproiettile; una cassetta contenente banconote di vario taglio per la somma complessiva di 51 Mila Euro. Le indagini di Polizia e Guardia di Finanza sono state coordinate dal pm ordinario Roberto Rossi e Giuseppe Dentamaro (della Dda).
@nicolapepe

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